Alluvioni, un conto da 20 miliardi di euro l’anno destinato a raddoppiare ogni trentennio

La Corte dei Conti Ue: ancora molto da fare per ridurre l’impatto in Europa del climate change. Italia fanalino di coda delle coperture assicurative: solo l’1% degli edifici ha la copertura per disastri ambientali

Secondo l’ultima relazione della Corte dei Conti europea, la direttiva UE del 2007 sulle alluvioni ha determinato progressi nella valutazione del rischio, ma ora la pianificazione e l’attuazione della protezione dovrebbero essere migliorate.

Precipitazioni più intense, piene più frequenti

Il rapporto ricorda preliminarmente che dal 1985 gli eventi alluvionali sono divenuti più frequenti in Europa. Negli ultimi anni, la tendenza mostra che il numero di piene repentine di entità da media a elevata è stato oltre il doppio di quello rilevato alla fine degli anni ottanta. A causa dei cambiamenti climatici, l’UE è colpita da precipitazioni più intense, tempeste più violente e un innalzamento del livello del mare.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, la maggior intensità e frequenza delle alluvioni a livello locale e regionale aggraveranno, complessivamente, le conseguenze delle alluvioni fluviali, pluviali e costiere in Europa. In base a ricerche del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ed altri lavori, è probabile che i fenomeni di precipitazione in tutta Europa diventino più intensi, mentre il livello del mare continuerà ad aumentare. Le ricerche mostrano che i danni causati dalle alluvioni potrebbero aumentare fino a raggiungere 20 miliardi di euro l’anno negli anni 2020, 46 miliardi di euro negli anni 2050 e 98 miliardi di euro negli anni 2080.

In missione per controllare i bacini idrografici

La Corte ha voluto verificare se la prevenzione, la protezione e la preparazione in materia di alluvioni attuate nel quadro della direttiva Alluvioni si basassero su analisi valide e se l’approccio adottato avesse probabilità di essere efficace. Gli auditor della Corte hanno controllato in loco i progetti nei bacini idrografici di otto Stati membri Slovenia, Italia, Spagna, Portogallo, Romania, Bulgaria, Austria e Repubblica Ceca, nonché nei Paesi bassi.

La Corte osserva che tutti gli Stati membri visitati hanno iniziato ad attuare i piani di gestione del rischio di alluvioni, ma che sono necessari miglioramenti. Le azioni per far fronte alle alluvioni presentano debolezze per quanto riguarda l’assegnazione dei finanziamenti: le fonti di finanziamento sono state individuate e assicurate solo in parte nei piani di gestione del rischio di alluvioni degli Stati membri, i fondi per gli investimenti transfrontalieri sono stati limitati e le risorse non sono state in genere assegnate in base alle priorità.

Importanti sfide restano da affrontare, avverte la Corte, per integrare maggiormente aspetti relativi ai cambiamenti climatici, all’assicurazione contro le alluvioni e alla pianificazione territoriale nella gestione del rischio di alluvioni.

Bassa copertura assicurativa in Italia

La copertura assicurativa contro il rischio di alluvioni nella Repubblica Ceca nel 2016 ha riguardato il 54% delle famiglie che aveva stipulato un’assicurazione contro le calamità naturali, non limitata alle alluvioni. In Bulgaria circa il 10 % delle famiglie e degli edifici e il 27 % delle aziende agricole ha una polizza assicurativa contro le alluvioni. In Italia solamente circa l’1 % circa delle abitazioni ha una polizza assicurativa contro il rischio di alluvioni. Sempre in Romania i sindaci dovrebbero imporre sanzioni pecuniarie fino a 110 euro a coloro che non stipulano un’assicurazione contro le alluvioni. Ciononostante, solo 1 su 5 abitazioni è assicurata contro le alluvioni.

Acqua alta, non solo a Venezia

Il rapporto della Corte riferisce poi su talune pratiche basate su misurazioni storiche senza alcun adeguamento per l’innalzamento del livello del mare Nell’Italia settentrionale, le stazioni di misurazione di Venezia e Trieste hanno mostrato un innalzamento del livello del mare basato su dati raccolti durante gli ultimi 140 anni. A Trieste, è stato registrato un aumento medio di 1,2 mm / l’anno, con una tendenza accelerata negli ultimi 20 anni. Tuttavia, la metodologia adottata dalle autorità italiane per determinare gli scenari di alluvione non ha tenuto conto delle informazioni sugli innalzamenti futuri del livello del mare.

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