Gelo primaverile, frutta colpita duro. Ecco i dati

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Pere, pesche, albicocche e susine le colture più danneggiate dalle gelate di marzo e aprile. Il report di Asnacodi

Il 2021 sarà ricordato come un’annata particolarmente delicata per quanto riguarda i danni da gelo primaverile, infatti quasi tutte le regioni italiane sono state colpite da una grave gelata che ha causato ripercussioni, anche importanti, per tutte le colture.

L’andamento meteo

A marzo e aprile 2021 si sono verificati numerosi eventi di gelo dovuti all’arrivo dall’Europa nord orientale di grandi masse d’aria fredda, caratterizzate dalla presenza di vento, anche forte (gelata per avvezione), che ha interessato molti Paesi europei in tutti gli areali coltivati. Altra condizione negativa è stata l’assenza di precipitazioni nei due mesi precedenti, con cielo sempre sereno, aria molto secca e, quando è cessato il vento, si sono verificate estreme gelate da irraggiamento.

 

 

Fenomeno causato dalla cessione notturna di calore nell’atmosfera, da parte di terreno e vegetazione. Questo tipo di gelate sono solitamente le più frequenti e si manifestano con cielo sereno, aria secca e assenza di vento. Si verificano soprattutto nel fondo valle o in depressione, dove l’aria fredda si accumula progressivamente, determinando un abbassamento della temperatura. Una serie di cause che hanno provocato gelate miste di avvezione e da irraggiamento.

Le giornate di gelo registrate dalle stazioni meteorologiche ufficiali o da report di Radarmeteo si sono verificate già a partire dal 7 marzo. Altre giornate di gelo si sono registrate nei giorni 15, 17, 18, 20, 21 e 24 marzo con temperature che sono variate da -1 °C a -4 °C per una persistenza in ore di circa 8 a notte, causando danni nei fiori delle branche più basse delle piante, soprattutto su drupacee in fase fenologica di fioritura (in Emilia-Romagna e Piemonte). Nell’ultima settimana di marzo e la prima di aprile per circa 10 giorni, si sono registrate temperature anomale per il periodo, con punte di temperature di +24 °C, +26 °C gradi favorendo velocemente lo sviluppo vegetativo di tutte le specie.

A causare danni ingenti su tutto il territorio italiano sono state le notti del 7, 8 e 9 aprile, favorite anche dalla fase vegetativa avanzata per il caldo di fine marzo, con temperature che hanno raggiunto i -8 °C e al termometro a bulbo bagnato anche inferiori, con valori sotto lo zero già in serata, fino al sorgere del sole, per una persistenza del gelo di 10 ore circa per notte.

I danni in Italia

Secondo l’indagine che Asnacodi ha condotto su tutto il territorio nazionale attraverso ispettori e periti delle compagnie di assicurazione e tramite i tecnici dei Consorzi di difesa, con effettivo riscontro dai rilievi dei danni a fini liquidativi in corso, sono state confermate le stime dei danni fatte dopo qualche giorno dalla gelata di aprile su tutto il territorio italiano, in particolar modo su drupacee e su actinidia.

Per quanto riguarda l’uva da vino si riscontrano danni gravi in Sardegna, Toscana, negli avvallamenti e nelle zone altimetricamente più basse, diversi appezzamenti colpiti con danni in Veneto e Friuli-Venezia Giulia per la varietà Glera. Danni molto contenuti da gelo su mele in Provincia di Trento e Bolzano a livello quantitativo, mentre non si riscontrano danni di qualità se non su qualche varietà (Gala, Kissabel, Natyra e Yello), si registra qualche danno quantitativo a macchia di leopardo nel Cuneese. I danni più consistenti hanno interessato le pere, si stima una perdita media superiore al 60%, a seguire le pesche, relativamente alle quali si stima una perdita del 42%, susine e albicocche circa un terzo della produzione.

Ecco una panoramica dei danni nelle diverse regioni. In Piemonte danni anche totali su albicocche, nettarine, susine, zona Saluzzo-Lagnasco, danni gravi zona verso Cuneo, danni gravi anche su actinidia, non si registrano danni da gelo su uva da vino. In Emilia-Romagna danni anche totali su albicocche, nettarine, susine, danni più contenuti in collina, danni gravissimi su pero (fiori allegati poi, in maniera considerevole, si è assistito alla colatura) con danni anche qualitativi (cinghiature), danni gravi anche su actinidia, qualche danno anche su uva da vino.

Danni modesti su melo in Trentino-Alto Adige, qualche situazione particolare (appezzamenti in avvallamenti), qualche varietà tipo Renetta Canada, qualche mela del gruppo Red, non si registrano danni da gelo su uva da vino. Danni lievi su albicocco, mentre sulle ciliegie si riscontra un danno grave. In Veneto danni forti su drupacee, actinidia, melo, pero, non sono stati riscontrati danni su uva da vino, se non in casi particolari. In Friuli-Venezia Giulia danni ingenti su drupacee e actinidia. Non si riscontrano danni su uva da vino, se non su alcune partite di varietà Glera. In Toscana danni forti sulle drupacee, mentre nel melo solo su alcune varietà (specialmente in Val di Chiana). Danni su uva da vino negli areali più bassi altimetricamente soprattutto su Sangiovese.

Le basse temperature hanno creato problemi anche nel Centro e Sud Italia. Nel Lazio danni forti su actinidia giallo (Jintao e Soreli) e rosso, soprattutto a Cisterna e Latina. Danni limitati per la varietà Hayward. In Campania danni forti su drupacee. In Sardegna l’uva da vino ha sofferto danni ingenti, in quanto in una fase fenologica sensibile al gelo.

Gelo primaverile, frutta colpita duro. Ecco i dati - Ultima modifica: 2021-10-01T09:23:33+02:00 da K4

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