Giovanni Toffoli: «L’innovazione è la leva della sostenibilità ambientale»

Per Giovanni Toffoli, presidente Assofertilizzanti, bisogna favorire una maggiore integrazione tra tutti i metodi produttivi. E l’impiego dei biostimolanti ci aiuterà a realizzare un efficace modello di intensificazione sostenibile

Secondo Giovanni Toffoli, presidente di Federchimica-Assofertilizzanti, l’associazione nazionale dei produttori di concimi, la convivenza fra "Farm to Fork" e fertilizzanti non dovrebbe essere troppo difficile. Assofertilizzanti sembra infatti condividere i principi della strategia “Farm to Fork” anche se non gli obiettivi quantitativi fissati.

«La sostenibilità in agricoltura – afferma Toffoli - non può essere ottenuta attraverso una semplice riduzione dei mezzi tecnici, quanto, piuttosto, attraverso la promozione dell’innovazione e l’utilizzo combinato di tutte le tecnologie a disposizione. Solo in questo modo è possibile raggiungere una sempre maggiore sostenibilità ambientale in agricoltura, senza tuttavia compromettere la sostenibilità economica e sociale dell’intero comparto.

 

 

L’industria dei fertilizzanti è da tempo chiamata a fare ulteriori sforzi nell’individuare prodotti innovativi e promuovere metodologie di utilizzo che minimizzino l’impatto dei propri prodotti e a questo proposito ha già avviato percorsi per raggiungere tali obiettivi in modo da cogliere anche le nuove sfide lanciate dalla Strategia Farm to Fork».

 

Il Green Deal Ue, dunque, rappresenta un’opportunità o un ostacolo per il futuro dell’agricoltura? Cosa ne pensa anche alla luce dello studio dell’Usda?

«La sostenibilità in agricoltura non può essere raggiunta attraverso una semplice riduzione dei mezzi tecnici ma serve una promozione dell'innovazione e il contemporaneo utilizzo combinato di tutte le tecnologie a disposizione»

«Sono convinto che il Green Deal possa essere un’enorme opportunità per migliorare sempre più e proseguire nel percorso da tempo avviato dalle Aziende del settore. Tuttavia, se le strategie pubblicate venissero applicate tout court, senza un’adeguata valutazione d’impatto complessiva e l’adozione di conseguenti aggiustamenti potrebbe sicuramente rappresentare un ostacolo, andando ad eliminare dalla “cassetta degli attrezzi” degli agricoltori strumenti fondamentali per la propria attività.

Come ben evidenziato dallo studio Usda, ci potrebbero essere pesanti ricadute non solo a livello europeo, ma addirittura a livello mondiale. L’Unione europea, infatti, rappresenta uno dei principali attori nel commercio agricolo internazionale, e qualsiasi cambiamento importante al suo interno rischia di influenzare i mercati internazionali delle materie prime agricole e, di conseguenza, il più ampio sistema alimentare e agricolo».

 

Biologica, convenzionale, o d’altro tipo… Come sarà l’agricoltura dei prossimi anni?

«Credo che soprattutto sia importante lavorare tutti insieme come attori del comparto agricolo e agroalimentare per promuovere l’idea che tutte le forme di agricoltura, con un reale fondamento scientifico, abbiano pari dignità e assicurino la massima tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente. Ritengo, infatti, sia importante uscire da questa logica di contrapposizione e che si debba ragionare secondo un approccio di maggiore integrazione tra tutti i metodi produttivi. Tra l’altro, la promozione di un solo metodo potrebbe, paradossalmente, portare a maggiori rischi per la sopravvivenza di quel metodo stesso. Si pensi, ad esempio, al premium price oggi garantito ai prodotti biologici: se si avessero solo prodotti biologici tale premium price non potrebbe più essere garantito con un inevitabile abbassamento dei prezzi di mercato a fronte, spesso, di più alti costi produttivi».

 

E i fertilizzanti, come si stanno adeguando all’evoluzione dell’agricoltura?

«L’industria dei fertilizzanti ha già avviato un processo di profonda innovazione al proprio interno, investendo ingenti risorse nella ricerca e sviluppo di prodotti e tecnologie innovative che hanno lo scopo di evitare inutili dispersioni dei nutrienti e/o sovradosaggi dei fertilizzanti in campo, aspetto determinante per l’efficacia della fertilizzazione. I prodotti presenti sul mercato sono infatti caratterizzati da performance sempre migliori se combinati alle pratiche di fertilizzazione di precisione, come la fertirrigazione, alle quali gli agricoltori si mostrano sempre più interessati. Dobbiamo poi tenere conto dell’introduzione dei biostimolanti, prodotti che hanno la capacità di intervenire su alcuni processi fisiologici della pianta per migliorare, ad esempio, l’assorbimento dei nutrienti e/o la resistenza agli stress abiotici».

 

I biostimolanti potranno fare la differenza?

«I biostimolanti sono oggi particolarmente apprezzati per la loro capacità di andare a intervenire su quei processi nutrizionali e fisiologici della pianta in grado di migliorare alcune caratteristiche, tra cui la resistenza agli stress abiotici, aspetto estremamente rilevante, nonché necessario, se consideriamo gli effetti dei cambiamenti climatici che si verificano a livello globale e che stanno già causando e causeranno in futuro importanti diminuzioni quali-quantitative delle produzioni.

Credo che tale funzione, insieme alla crescente attenzione nei confronti della sostenibilità delle tecniche colturali, saranno i principali “driver” di ulteriore sviluppo del mercato dei biostimolanti.

L’impiego dei biostimolanti, infatti, unitamente all’adozione dell’agricoltura di precisione, all’uso di sistemi di difesa biologica e integrata e al miglioramento genetico contribuiranno a realizzare un efficace modello di intensificazione sostenibile delle colture

 

Questi due anni di Covid che ripercussione hanno avuto sulla produzione e l’utilizzo dei fertilizzanti?

«Vorrei rispondere a questa domanda, sottolineando, innanzitutto, che il comparto industriale si è dimostrato fin da subito unito per cercare di rispondere in maniera compatta alle richieste che ci sono pervenute dalle istituzioni e dal mondo agricolo. L’anno scorso, all’inizio della crisi sanitaria, siamo stati immediatamente riconosciuti come uno degli elementi essenziali per assicurare la continuità della filiera agroalimentare. Questo riconoscimento ci ha spronato, nonostante tutte le difficoltà del momento, a non smettere mai di operare al fianco degli agricoltori cercando di continuare ad assicurare la fornitura dei nostri prodotti. Non è stato facile: abbiamo dovuto rivedere e riorganizzare le attività presso i nostri impianti produttivi e ridefinire la catena logistica, ma posso assicurare che abbiamo profuso il massimo impegno al fine di assicurare la continuità produttiva e di commercializzazione dei mezzi tecnici per l’agricoltura, nel totale rispetto delle norme igienico-sanitarie disposte dalle Autorità garantendo, conseguentemente, il pieno approvvigionamento di derrate alimentari.

Non solo. Le nostre Imprese si sono velocemente adattate alla nuova situazione anche per individuare nuove modalità per fornire costante supporto tecnico agli agricoltori per continuare a promuovere il corretto utilizzo dei fertilizzanti.  Allo stesso modo, ci siamo impegnati nel portare avanti le nostre attività di ricerca e sviluppo, per le quali, infatti, perdere la possibilità di portare avanti le sperimentazioni in campo avrebbe significato perdere un intero anno di lavoro, ritardando in questo modo anche la preparazione delle Imprese per le nuove sfide poste dal Regolamento europeo sui fertilizzanti».

 

Digitalizzazione, agricoltura di precisione, agricoltura smart. Come si collocano i fertilizzanti in questo mondo sempre più digitale?

«In parte lo abbiamo accennato in precedenza. Al giorno d’oggi si fa innovazione a tutto campo, dalla valorizzazione delle informazioni disponibili, all’utilizzo del digitale e di tecniche innovative di coltivazione. Penso ad esempio alle tecnologie e ai sistemi di sensoristica che consentono di massimizzare l’assorbimento dei nutrienti minimizzando al contempo l’utilizzo dei fertilizzanti, fattore che contribuisce realmente alla sostenibilità. Gli agricoltori avranno a disposizione una gran mole di dati per prendere decisioni più consapevoli e razionali. L’obiettivo è quello di utilizzare in modo sempre più razionale tutti i mezzi tecnici, compresi i fertilizzanti, gestendo tutte le informazioni che permettano una tracciabilità e rintracciabilità delle materie prime che trasformandosi finiscono sulle nostre tavole come prodotti alimentari. Come industria lavoreremo per far sì che i nostri prodotti possano essere pienamente integrabili con le nuove soluzioni disponibili».

 

Un accenno al cambiamento climatico. Con le stagioni che non seguono più lo schema tradizionale anche la nutrizione delle piante subisce delle importanti variazioni. In quest’ottica cambieranno il modo e il momento della distribuzione o cambieranno anche i fertilizzanti stessi?

«Le relazioni che intercorrono tra cambiamenti climatici e agricoltura sono numerose e complesse. Come industria siamo molto sensibili su questo tema e sappiamo che i cambiamenti climatici, oramai sempre più frequenti e imprevedibili, possono incidere negativamente sulla produttività delle colture e, conseguentemente, sul reddito degli agricoltori.

L'innalzamento delle temperature atmosferiche ha già influito sulla durata della stagione vegetativa in ampie aree dell'Europa e questo complesso problema richiede l'adozione di politiche coerenti e integrate per affrontare i temi del cambiamento climatico, dell'energia e della sicurezza alimentare, nonché del mantenimento della fertilità naturale del suolo. L‘aumento delle temperature medie a livello globale determinerà uno spostamento verso Nord delle colture e questo significa che alle nostre latitudini le specie coltivate tradizionalmente troveranno condizioni climatiche meno favorevoli; al contempo si troveranno a fronteggiare nuove avversità. Stiamo vivendo un’importante fase di transizione, che ci vede impegnati su una nuova sfida e che sta mutando la core mission della ricerca e sviluppo industriale.

Le imprese, infatti, stanno investendo ingenti risorse per la realizzazione, sia di nuove tecnologie a supporto della fertilizzazione di precisione, sia di  molecole complesse e microorganismi in grado di ripristinare e/o mantenere intatto lo stato nutrizionale delle piante. In questo quadro, pertanto, nasce spontaneo immaginare un futuro (non molto lontano) fatto di nuove tecniche e prodotti (tradizionali e moderni) in grado di favorire lo sviluppo e la produzione delle piante in condizioni avverse, mantenendo intatta la qualità delle produzioni e limitando le perdite di nutrienti».

Vendite al consumo di concimi in italia
2018 (t) 2019 (t) Var.(%)
Concimi minerali 2.130.918 2.038.047 -4,4
Concimi organici 363.846 359.555 -1,2
Concimi organo-minerali 295.570 261.637 -11,5
TOTALE CONCIMI 2.790.334 2.659.239 -4,7
Tot. concimi solidi 2.571.956 2.417.597 -6
Tot.concimi idrosolubili 163.305 184.363 12,9
Tot. concimi fluidi 55.073 57.280 4
Fonte: ultimi dati forniti da Assofertilizzanti

 

Clicca qui per scaricare i dati di Assofertilizzanti

Giovanni Toffoli: «L’innovazione è la leva della sostenibilità ambientale» - Ultima modifica: 2021-05-19T15:48:08+02:00 da Alessandro Maresca

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