Risorse idriche: «Basta vivere in continua emergenza»

Francesco Vincenzi, presidente Anbi
E' iniziata la stagione dei cantieri, ma c'è ancora troppa burocrazia. Il presidente Anbi Francesco Vincenzi ricorda che il Piano per l’Efficientamento della rete idraulica del paese prevede 858 progetti. Fra le altre cose 90 interventi per riportare alla capacità originaria altrettanti bacini interriti, il completamento di 16 invasi incompiuti e la costruzione di altri 23  

In Italia si producono eccellenze agroalimentari apprezzate in tutto il mondo a partire di prodotti agricoli di qualità coltivati su terreni particolarmente vocati. Alla base di queste produzioni ci sono alcuni fattori limitanti. Il più importante di questi è sicuramente la disponibilità di risorsa idrica, specie nei momento in cui questa è fondamentale, che negli ultimi anni si sta facendo sempre più critica.

In Italia l’acqua non mancherebbe ma, in conseguenza del cambiamento climatico che avanza, la sua disponibilità si concentra in alcuni periodi dell’anno, con la caduta di vere e proprie bombe d’acqua, acqua che poi venire a mancare quando invece è più necessaria. E la siccità non è più prerogativa esclusivamente della stagione estiva, che comunque è quella in cui la carenza idrica si fa più determinante.

Oggi in Italia gli invasi riescono a “bloccare” solo il 10% dell’acqua caduta; questa però, se ben gestita, potrebbe far fronte a tutte le esigenze irrigue nazionali. Al Forum di Cernobbio del 2018 era stato lanciato un progetto frutto della collaborazione di Anbi, Coldiretti e Terna per mettere a punto una strategia per la realizzazione di una serie di invasi per cercare di risolvere questo problema.

Una cultura condivisa

Ma dove è andato a finire quel progetto? Lo abbiamo chiesto a Francesco Vincenzi, presidente Anbi, con il quale abbiamo anche cercato di fare il punto sulla situazione idrogeologica nazionale.

Quella strategia, che superava la logica dei conflitti d’interesse, è diventata cultura condivisa e si è allargata ad altri stakeholders, come quelli in campo ambientale e turistico. Non c’è più tempo per contrapposizioni, ora serve collaborare. I 23 progetti definitivi ed esecutivi da noi presentati per essere inseriti nel Recovery Plan rispondono a moderni criteri di multifunzionalità, arrivando a supplire, se necessario, anche ad emergenze idropotabili come hanno dimostrato le esperienze del Consorzio Canale Emiliano Romagnolo e, più recentemente, del Consorzio di bonifica della Nurra. Analoga è la strategia dei mille laghetti, proposta con Coldiretti. Non è un caso che, nella richiesta di moratoria per l’applicazione della normativa comunitaria sul Deflusso Ecologico, si stia realizzando, attraverso l’iniziativa dei Consorzi di bonifica, un’inedita alleanza fra il mondo agricolo quello dei produttori idroelettrici”

Mi risulta, ma mi corregga se sbaglio, che i fondi per il piano irriguo sono stati stanziati, come mai le opere tardano ad essere realizzate?

«Posso darle una buona notizia: i Consorzi di bonifica hanno già avviato la stagione dei cantieri; hanno iniziato Emilia Romagna e Lazio, ma in Sardegna è stato inaugurato il primo intervento, realizzato con fondi del Piano di Sviluppo Rurale Nazionale. Ha interessato la riqualificazione della condotta irrigua Monte Baralda-Olmedo, conclusa in largo anticipo sul cronoprogramma nel sassarese. Ciò, a testimonianza che si può fare velocemente e bene. Esistono, comunque, ancora troppe lungaggini burocratiche, che devono essere superate, nel rispetto dei controlli necessari, soprattutto se vogliamo usufruire pienamente della straordinaria opportunità del Next Generation Eu, che detta tempistiche precise e inderogabili. A ciò si devono oggettivamente aggiungere i rallentamenti, che sono stati dovuti alla pandemia».

Non dobbiamo assuefarci all'emergenza

Il bollettino dell’Osservatorio Anbi realizzato settimanalmente mette in evidenza sempre più spesso delle criticità, sia pure con alti e bassi, in quasi in tutte le stagioni. Non è che rischiamo di assuefarci a questa situazione di criticità?

Dobbiamo purtroppo assuefarci alla crisi climatica in atto, non dobbiamo assuefarci però a vivere in perenne emergenza. Gli slogan sono noti: prevenire è meglio che combattere oppure, più prosaicamente, intervenire in emergenza significa risparmiare grandi risorse economiche, senza considerare inoltre l’incommensurabile valore delle vite umane. C’è poi un altro termine, che va riempito di contenuti: resilienza. In gioco c’è il futuro del nostro Paese che, senza le adeguate contromisure, rischia di essere pesantemente condizionato dall’estremizzazione degli eventi atmosferici, nonostante proprio la pandemia abbia evidenziato l’importanza dell’autosufficienza alimentare. Il nostro Osservatorio sulle Risorse Idriche indica settimanalmente l’aggravarsi di una situazione di incertezza idrica, cui facciamo corrispondere le nostre proposte. Il nostro obbiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, affinché la politica, le tramuti in scelte concrete.

Che cosa si è fatto fino ad ora e in particolare quale è stato l’apporto di Anbi?

Oggettivamente molto è cambiato in anni recenti, grazie anche all’azione di Anbi. L’inserimento della rete irrigua fra le infrastrutture strategiche del Paese al pari delle arterie di collegamento viario o l’esperienza della Struttura di Missione #italiasicura sono esempio di tasselli importanti per la sensibilizzazione collettiva sui temi legati al rapporto fra acqua e territorio. Oggi, in Italia, la catena delle competenze è chiara e non c’è un problema di risorse anche se, va evidenziato, da almeno un decennio mancano scelte precise sulla difesa del suolo. Oggi il tema è spendere celermente e bene i fondi disponibili; in questo, i Consorzi di bonifica sono complessivamente un modello di riconosciuta efficienza, capaci non solo di realizzare le opere, ma di porsi come uffici progettazione a servizio del territorio.

Interventi inderogabili

La situazione idrogeologica italiana è molto delicata, quali sono gli interventi che non sono ormai più derogabili?

Sono la manutenzione straordinaria sul reticolo di corsi d’acqua, che innerva l’Italia, nonchè la pulizia dei bacini esistenti e la realizzazione di nuovi invasi; li abbiamo ricompresi nel Piano Anbi per l’Efficientamento della Rete Idraulica del Paese. Sono 858 progetti cantierabili, capaci di garantire oltre 21mila posti di lavoro; l’investimento indicato è pari a 4.339.137.530,77 di euro. Scorporando il documento, si prevedono 729 interventi di adeguamento ed ammodernamento lungo oltre 130mila chilometri di canali; 90 interventi per riportare alla capacità originaria altrettanti bacini in gran parte ormai interriti; il completamento di 16 invasi incompiuti e la costruzione di altri 23.”

Quali sono le prospettive per l’agricoltura italiana in funzione del progetto Green Deal – Farm to Fork e come si colloca Anbi in questo contesto?

Se a prevalere saranno la qualità e la distintività delle produzioni, le prospettive sono ottime; altrimenti rischiamo di essere fortemente penalizzati. Da qui discende l’impegno di ANBI in Irrigants d’Europe, l’associazione costruita con le omologhe organizzazioni di Spagna, Portogallo e Francia per tutelare gli interessi delle agricolture irrigue. Molto, infatti, dipenderà dal riconoscimento del ruolo fondamentale dell’acqua per i settori primari nei Paesi del Mediterraneo, dove la disponibilità di risorse idriche è elemento insostituibile di competitività. E’ indispensabile affermare le valenze ecosistemiche dell’irrigazione, primario elemento di equilibrio ambientale in un territorio costruito come quello italiano. Le premesse derivanti dall’applicazione del Deflusso Ecologico non sono confortanti; con un’affermazione ad effetto potremmo dire che è sbagliato declinare l’accezione politiche ambientali in politiche ambientaliste. Soprattutto in una realtà complessa come l’Italia.

Risorse idriche: «Basta vivere in continua emergenza» - Ultima modifica: 2021-07-05T18:29:37+02:00 da Alessandro Maresca

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