Siccità, al sud è già emergenza, al nord situazione da monitorare

rubinetto a secco
L’agricoltura italiana, una delle poche certezze produttive al tempo del coronavirus, deve fare i conti con le disponibilità idriche per una stagione irrigua, che si preannuncia anticipata in molte zone a causa di temperature superiori alla media del periodo. «Entro l’estate – annuncia Massimo Gargano direttore generale di Anbi - presenteremo un Piano Nazionale Strategico di manutenzione e infrastrutturazione idraulica del territorio». Presentato il libro bianco "Valore acqua per l'Italia"

Nel sud del Paese è ormai emergenza: negli invasi meridionali, dove ci sono attualmente circa 2.100 milioni di metri cubi d’acqua, ne mancano all’appello circa 400 rispetto all’anno scorso, ma addirittura un migliaio, se confrontiamo il dato con il 2010.

 

 

Se in Basilicata, il deficit sul 2019 è di 153 milioni di metri cubi d’acqua trattenuta (oggi sono 260 milioni ca., ma erano circa 711 nel 2010!), in Puglia (disponibili oggi, circa 147 milioni di metri cubi), le riserve sono più che dimezzate rispetto ad un anno fa; percentualmente la crisi più evidente è, però, in Calabria: l’attuale disponibilità di circa 6 milioni di metri cubi è meno del 40% di un anno fa, ma addirittura il 25% delle riserve idriche regionali nel 2010!

 

 

In deficit idrico permangono complessivamente anche gli invasi della Sicilia (- 83 milioni di metri cubi d’acqua), così come in leggera sofferenza sono i bacini di Marche e Umbria.

Attento monitoraggio al nord

I dati, resi noti dall’Osservatorio Anbi sullo Stato delle Risorse Idriche, testimoniano anche come al Nord la situazione, pur non ancora allarmante, necessiti di costante monitoraggio, soprattutto in prospettiva.  

consorzi bonifica
Francesco Vincenzi Presidente Anbi (Associazione nazionale Consorzi gestione tutela territorio e acque irrigue)

“Risponde a questa esigenza, l’opportuna scelta, operata dall’Autorità Distrettuale del fiume Po, che ha reso permanente l’Osservatorio sulla carenza idrica - commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) – La prossima riunione è già in calendario per mercoledì 8 Aprile.”

Allo stato attuale, la situazione dei corsi d’acqua in Piemonte è di sufficiente copertura dei fabbisogni idrici propri del periodo invernale, essenzialmente legati agli usi idroelettrici ed industriali.

Per quanto riguarda le previsioni future, se non interverranno significative precipitazioni e dovessero innalzarsi le temperature, si avrà un rapido scioglimento delle nevi, che si tradurrà in un aumento dei deflussi idrici verso valle con la rapida perdita delle riserve idriche immagazzinate, che termineranno in mare inutilizzate prima ancora dell’attivarsi delle derivazioni irrigue.

Invasi sempre più necessari

Massimo Gargano, direttore generale Anbi

“E’ un’ulteriore dimostrazione della necessità di un Piano Nazionale Invasi per trattenere le acque sul territorio ed utilizzarle al bisogno con evidenti benefici anche di carattere ambientale – evidenza Massimo Gargano, direttore generale di Anbi - Senza considerare le criticità idrogeologiche, che possono derivare da forti ed improvvisi afflussi idrici dalle aree di montagna.”

Per quanto riguarda le acque sotterranee, la rete di monitoraggio del comprensorio Est Sesia evidenzia livelli di falda inferiori di circa 20 centimetri rispetto a quelli della media del periodo negli ultimi 10 anni.

Scarse riserve nevose

A fronte della precaria situazione nivometrica va pertanto sottolineata l’importanza del lago Maggiore, che ha una possibilità di invaso pari a 315 milioni di metri cubi, che salgono a 420 milioni nel periodo invernale. La disponibilità di questo bacino è fondamentale per l’agricoltura e l’ambiente della pianura piemontese (vercellese e novarese), ma anche lombarda (lomellina, milanese e pavese).

In Lombardia, la principale preoccupazione per la stagione irrigua interessa il livello di riempimento dei bacini montani e la quantità di neve ancora presente sulle Alpi; per quanto riguarda i grandi laghi, sotto la media del periodo sono i bacini di Como e di Iseo, mentre il Garda è abbondantemente sopra. Con le attuali disponibilità idriche sarà però difficile soddisfare pienamente le esigenze degli agricoltori; preoccupano specialmente le aree servite dai fiumi Adda e Oglio, ma anche da Brembo, Serio e Cherio. L’attenzione è comunque elevata in tutta la regione, poiché l’assenza di pioggia nei mesi di gennaio e febbraio ha reso le campagne secche ed abbassato il livello freatico.

Meglio in Emilia-Romagna e Veneto

Situazione tranquilla, al momento, in Emilia-Romagna: il livello delle falde freatiche non desta preoccupazione e il confronto con l’autunno 2018 non evidenzia variazioni significative di livello nel bacino del fiume Po, mentre sono evidenti situazioni localmente differenziate nel fiume Reno ed in quelli romagnoli; infine, vanno segnalate le scarse portate dei fiumi appenninici (Taro, Trebbia, Parma, Panaro, Lamone e Savio).

In Veneto, infine, non si riscontrano particolari criticità e anche gli sbarramenti antisale non sono ancora in funzione.

Anbi, un Piano strategico per le risorse idriche

«Siamo preoccupati per l’approccio ragionieristico della Commissione Ambiente dell’Unione Europea, le cui politiche non considerano adeguatamente i valori ecosistemici dell’irrigazione, che restituisce all’ambiente, in una logica di circolarità, una risorsa spesso qualitativamente migliore di come viene prelevata.  E’ questa la dimostrazione di come, sul tema acqua, vada fatto uno sforzo comune per affrontarlo in maniera complessiva, sulla base della conoscenza ed il primo, importante obbiettivo raggiunto dal Libro Bianco “Valore Acqua per l’Italia” è proprio di avere fatto sintesi fra culture ed interessi diversi».

Lo afferma Massimo Gargano, Direttore Generale di Anbi, intervenuto all’odierno webinar, che, causa emergenza coronavirus, ha sostituito la presentazione ufficiale dello studio, prevista a Roma ed organizzato da “The European House Ambrosetti”.

Servono investimenti nel settore irriguo

irrigui«I cambiamenti climatici – prosegue – hanno ormai trasformato in irrigua tutta l’agricoltura italiana, impegnata da anni, attraverso la ricerca applicata, condotta dai Consorzi di bonifica e irrigazione, ad ottimizzare l’uso colturale dell’acqua. In questo, è ora determinante il ruolo protagonista, che deve assumere lo Stato attraverso adeguati investimenti nel settore idrico perché, se è vero che l’acqua va risparmiata, ciò non deve mettere in crisi il comparto primario. Oggi, infatti, il cibo è irriguo anche in termini economici; basti pensare che l’agricoltura specializzata produce, pro capite, 250 giornate di lavoro contro le 4 giornate necessarie per le colture invernali».

«Non solo: l’acqua – aggiunge Gargano –  è elemento fondamentale per la creazione di oltre 287 miliardi di valore aggiunto, vale a dire il 17,4% del Prodotto Interno Lordo, percentuale che pone l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania. È necessario, quindi, investire nel Piano Nazionale Invasi per aumentare l’attuale percentuale, pari all’11%, nella raccolta di acqua piovana; l’alternativa è il ripetersi della logica degli stati di calamità che, come abbiamo più volte evidenziato, riescono a risarcire solo il 10% di quei 10 miliardi di danni, che annualmente l’estremizzazione degli eventi atmosferici causa alla nostra agricoltura».

Un proposta entro l'estate

«Entro l’estate – annuncia infine il direttore generale di Anbi - presenteremo un Piano Nazionale Strategico di manutenzione e infrastrutturazione idraulica del territorio, fatto da progetti esecutivi, elaborati dai Consorzi di bonifica ed irrigazione in una logica di fruizione multifunzionale della risorsa acqua; contestualmente torneremo a chiedere di concludere le tante opere incompiute, spesso ferme nelle pieghe della burocrazia e già costate troppo in termini di risorse pubbliche».

Per una filiera dell'acqua efficiente e sostenibile

In un momento così delicato, per dare un senso di speranza al Paese, The European House – Ambrosetti, con tutti i partner della 1° Edizione della Community Valore Acqua per l’Italia, ha deciso di mantenere l’evento di presentazione del Libro Bianco “Valore Acqua per l’Italia”, convertendolo in un evento 100% digital (webinar).

Oggi più che mai, una filiera dell’acqua efficiente e sostenibile è una questione sistemica, con ricadute sullo sviluppo del Paese e sulla quotidianità di cittadini e imprese: partendo da queste riflessioni, come 1° “think tank” in Italia, The European House – Ambrosetti ha deciso di avviare nel 2019 la Community Valore Acqua per l’Italia, una piattaforma multi-stakeholder, dedicata alla gestione della risorsa acqua come driver di sostenibilità e sviluppo.

Una community per la filiera idrica

Ad oggi fanno parte della Community Valore Acqua per l’Italia alcune tra le realtà più avanzate della filiera idrica del Paese; ne sono main partner: Acquedotto Pugliese, Celli Group, SMAT, MM e Gruppo CAP; partner: ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue) e Schneider Electric; junior partner: SOTECO (trattamento delle acque primarie, depurazioni reflui civili ed industriali e gestione e manutenzione di impianti), RDR (specializzata in progettazione, costruzione e gestione di opere acquedottistiche e impianti di trattamento) e Consorzio Idrico Terra di Lavoro (gestione del servizio idrico integrato della provincia di Caserta).

L’acqua è una risorsa scarsa e sempre più strategica: il 25% della popolazione mondiale si trova già oggi in una condizione di stress idrico. L’evoluzione demografica, la crescente urbanizzazione e i cambiamenti climatici concorrono a sottoporre la risorsa idrica ad uno stress senza precedenti nel mondo.

Molto ombre nella gestione dell'acqua

titoliLe analisi dell’Osservatorio della Community Valore Acqua per l’Italia mostrano che la gestione dell’acqua nel nostro Paese ha molte ombre.

L’Italia, infatti:

  • ha una rete infrastrutturale deficitaria e con un tasso di dispersione elevato: circa il 60% delle infrastrutture della rete idrica italiana ha più di 30 anni, il 25% ha più di 50 anni e quasi la metà dell’acqua prelevata viene dispersa lungo la rete idrica (rispetto al 23% della media UE);
  • è in fondo alla classifica europea per investimenti nel settore idrico, con 40 Euro per abitante all’anno (60 euro in meno per abitante rispetto alla media europea). Secondo le stime dei consulenti di The European House – Ambrosetti sarebbero necessari 3,6 miliardi di euro in più ogni anno per allinearsi alla media europea e 12,2 miliardi di euro all’anno per allinearsi alla media dei tre best performer europei (Slovenia, Svizzera e Norvegia);
  • è il Paese più idrovoro in Europa con 160 metri cubi di acqua ad uso potabile prelevata da ogni abitante all’anno (il doppio della media europea, due volte la Francia e quasi tre volte la Germania) e 188 litri pro capite annui di acqua minerale in bottiglia, che posizionano l’Italia primo Paese al mondo;
  • deve accelerare la transizione verso modelli sostenibili di gestione delle acque: si posiziona al 21° posto sui 28 Paesi europei, considerati nell’indice “Valore Acqua verso lo Sviluppo Sostenibile”, con un punteggio di 4,91 su una scala da 1 (minimo) a 10 (massimo). L’Osservatorio della Community Valore Acqua per l’Italia ha effettuato un lavoro approfondito per valutare come una gestione efficiente e sostenibile della risorsa acqua impatti sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’analisi mette in luce che la risorsa acqua impatta su 10 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e 53 dei 169 target.

Gli aspetti positivi del nostro Paese

irrigazioneCi sono, però, anche alcune buone notizie.

L’Italia:

  • ha una dotazione tecnologica all’avanguardia in ambito idrico. Oltre due terzi degli impianti di depurazione del Paese presentano un livello di tecnologia avanzata (rispetto al 40% della media UE) e con 64 richieste di brevetto nel campo delle tecnologie ambientali, nell’ultimo anno, l’Italia si posiziona al quinto posto tra i 28 Paesi europei;
  • ha consolidate competenze lungo la filiera dell’acqua: con 20 citazioni per pubblicazioni sul tema acqua, l’Italia si posiziona all’ottavo posto tra i Paesi europei;
  • può contare su una base industriale rilevante. Per qualificare la rilevanza della filiera dell’acqua, l’Osservatorio della Community Valore Acqua per l’Italia ha ricostruito, per la prima volta, la catena del valore nazionale dell’acqua, realizzando un database con i dati economici pluriennali di 2 milioni di aziende operanti nella filiera idrica estesa, per un totale di oltre 20 milioni di osservazioni.

Occorre promuovere con forza un’azione integrata per accompagnare la “transizione sostenibile” anche in Italia, similmente a quanto già avviene in alcuni Paesi europei. La Community Valore Acqua per l’Italia ha realizzato un decalogo di proposte d’azione per favorire lo sviluppo della filiera dell’acqua ed incentivare una gestione idrica efficiente e sostenibile.

Clicca qui per ulteriori informazioni sulla Community "Valore acqua per l'Italia"

Siccità, al sud è già emergenza, al nord situazione da monitorare - Ultima modifica: 2020-03-20T15:51:55+01:00 da Alessandro Maresca

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