Stagione irrigua al via fra mille incertezze

L’osservatorio Anbi evidenzia lo stato di crisi al Sud e una situazione preoccupante al Nord dove l’acqua scarseggia. Va un po’ meglio al Centro. «Il coronavirus non ferma i consorzi – afferma il direttore generale Anbi Massimo Gargano – ma ora siamo in difficoltà economica per il lievitare delle bollette dell’energia elettrica per il sollevamento dell’acqua». Il grido d’allarme di Confagricoltura per la situazione dell’Emilia-Romagna

Inizia tradizionalmente a metà aprile la stagione irrigua, già anticipata quest’anno localmente sia per dissetare i campi a causa delle scarse precipitazioni e delle temperature invernali superiori alla media, sia per proteggere l’anticipo delle colture dalle improvvise gelate notturne (servizio antibrina).

Secondo i dati dell’Osservatorio Anbisulla Stato delle Risorse Idriche, l’avvio dell’irrigazione si presenta in tre quadri diversi: conclamata siccità al Sud; sostanziale tranquillità al Centro; preoccupazione al Nord, seppur lenita dagli ancora cospicui manti nevosi.

 

 

Puglia, Basilicata e Sicilia

findusSeppur leggermente migliorata a seguito di alcune precipitazioni, permane largamente deficitaria la situazione delle riserve idriche in Puglia e Basilicata, i cui invasi trattengono rispettivamente circa 122 e 102 milioni di metri cubi d’acqua in meno, rispetto all’anno scorso. 

Analoga è la situazione della Sicilia, dove mancano all’appello, circa 62 milioni di metri cubi d’acqua, rispetto al 2019. Esemplare della condizione idrica calabrese è la situazione della diga Sant’Anna sul fiume Tacina: contiene 7,59 milioni di metri cubi d’acqua, ma erano 10,19 lo scorso anno e 12,21 solo tre anni fa.

Sardegna, Abruzzo, Lazio, Umbria

Risalendo l’Italia, è confortante quest’anno la situazione dei bacini della Sardegna che, con circa 788 milioni di metri cubi d’acqua, segnano + 11 milioni sul 2019. In Abruzzo, la diga di Penne segna il record del più recente quadriennio a un solo milione di metri cubi dalla massima capacità di invaso, di 8,80 milioni di metri cubi.

A conferma della positiva condizione del Centro Italia c’è il livello del lago di Bracciano, nel Lazio, oggi a –110 sullo zero idrometrico, mentre un anno fa era a -144. Interessante è l’andamento delle precipitazioni di Marzo sull’Umbria: con un valore medio di 65,87 millimetri di pioggia, il 2019 è secondo, nel recente quinquennio, solo all’analogo mese del 2018, che segnò eccezionalmente oltre 191 millimetri di pioggia.

Toscana ed Emilia-Romagna

A “macchia di leopardo” si presentano la Toscana (in sofferenza idrica sono le province di Grosseto e Siena, meno bagnate dalle piogge) e l’Emilia-Romagna, dove ai bacini piacentini di Tidone e Molato, quasi al limite della capacità, si contrappongono le portate dei fiumi Savio, Secchia e Taro, largamente inferiori a quelle dello scorso anno, nonché alla media del periodo e non distanti dai minimi storici.

Piemonte e Veneto

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Dopo un inverno sotto media ma superiori allo scorso anno, le portate del fiume Po risultano ora inferiori al 2019 ed hanno obbligato l’Autorità competente ad un richiamo sull’uso oculato della risorsa idrica; i flussi in alveo sono in diminuzione fin dal transito in Piemonte, dove solo la Dora Baltea è superiore allo scorso anno, mentre il Tanaro è dimezzato e la Stura di Lanzo è addirittura al 25% del 2019. Tale situazione si pone in un quadro regionale, che vede le piogge di marzo, diminuite del 34,6% in un solo anno. 

Migliore pare presentarsi la congiuntura idrica nel Veneto dove, a Marzo, sono caduti mediamente 89 millimetri di pioggia contro una media di 68,1; ciò nonostante, i fiumi sono appena sopra i livelli del minimo deflusso vitale, ma i laghi alpini hanno immagazzinato rassicuranti quantità idriche, così come è ancora cospicuo il manto nevoso alpino.

I grandi laghi

Per quanto riguarda i grandi laghi è sceso sotto la media storica anche il lago Maggiore (ora a meno del 60% del riempimento), mentre restano abbondantemente sotto media anche il lago di Como (20% del riempimento) e d’Iseo (27% del riempimento); unico a godere di ottima salute è il principale bacino italiano, quello del Garda, ad oltre il 92% del riempimento.

Made in Italy a rischio

«L’andamento disomogeneo delle piogge sul Paese – commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi – non fa che confermare la necessità di nuovi invasi per raccogliere le acque di pioggia da utilizzare nei momenti di bisogno; attualmente ne riusciamo a trattenere solo l’11%.

È evidente, oggi più che mai, la necessità di avere un’agricoltura di qualità, i cui raccolti e quindi il reddito delle imprese rurali, già minacciati dall’estremizzazione degli eventi atmosferici, non possono essere lasciati alla mercè delle bizze meteorologiche».

La rete irrigua italiana è lunga circa 150.milachilometri a servizio di oltre 3.363.000 ettari, dove si produce l’85% del made in Italy agroalimentare; le regioni maggiormente servite sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Puglia e Sardegna.

Bollette alle stelle per i Consorzi di Bonifica

«L’anticipo dell’irrigazione, con la necessità di avviare gli impianti per il prelievo e il pompaggio dell’acqua, sta facendo lievitare le bollette elettriche dei Consorzi di bonifica ed irrigazione, che non godono di alcuna agevolazione tariffaria nonostante il servizio pubblico reso, come testimoniato dall’operatività garantita anche in tempo di emergenza sanitaria – informa Massimo Gargano, direttore generale di Anbi -. Ciò, unito al doveroso posticipo nelle riscossioni delle contribuenze a causa dell’epidemia Covid-19, rischia di creare una situazione di sofferenza economica per gli enti. Per questo, ci appelliamo al Governo, affinché ne tenga conto».

L'allarme di Confagricoltura per l'Emilia-Romagna

irrigazioneNelle campagne è scattato l'allarme siccità, in particolare nei comprensori cerealicoli, dalle terre di Romagna al Ferrarese.

Per l'assenza di piogge e le temperature oltre la media stagionale, soffre soprattutto il grano tenero e duro su circa 220mila ettari di superficie regionale coltivata, poi il mais seminato da poco, il pisello da industria e alcune colture da seme, le barbabietole da zucchero e i nuovi impianti frutticoli e viticoli. A lanciare l'allarme è Confagricoltura Emilia-Romagna.

La campagna irrigua è partita in anticipo rispetto alle date previste dagli enti di bonifica, lungo il distretto idrografico del Po (i bacini interregionali del Reno, del Fissero-Tartaro-Canalbianco, del Conca-Marecchia e i bacini regionali Romagnoli), e ora si guarda con attenzione al livello del fiume che a Pontelagoscuro segna -5,40 m, con il timore della risalita del cuneo salino che, in queste zone, metterebbe a rischio le colture. Allerta confermata pure nel vicino Polo idraulico Pilastresi, che mostra quote in tendenziale calo.

Nel frattempo, le risaie lombarde e piemontesi si accingono ad essere sommerse dall'acqua del Po tramite i suoi affluenti di sinistra, essenziali per le coltivazioni del principale areale risicolo del Paese.

Il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini, rivolge il suo appello alla Regione chiedendo di attivare subito un tavolo che coinvolga il mondo agricolo e l'Anbi regionale, per presidiare e monitorare congiuntamente il tema delle acque, l'irrigazione e la siccità.

«Bisogna ripartire da qui dopo l'emergenza Covid - ha detto il presidente Bonvicini -, sostenere gli agricoltori negli investimenti necessari e riprendere in mano non solo la questione del deflusso minimo vitale (Dmv), ma anche i progetti già presentati, che prevedono la regimazione di fiumi e torrenti attraverso la realizzazione di traverse. Il grano? Dobbiamo essere meno dipendenti dalle importazioni e produrne di più».

Veneto, assessore Pan:
«Servono più prelievi dal fiume Adige»

Comincia la stagione irrigua e i principali fiumi veneti, cioè l'Adige, il Piave e il Brenta, hanno livelli vicini al minimo deflusso vitale, pur in presenza di abbondanti riserve nivali nel territorio alpino.

Al fine di soddisfare le esigenze degli agricoltori, che assistono da tempo agli effetti della prolungata mancanza di piogge sulle colture ortofrutticole, e sulle semine del mais e della bietola, l’assessore regionale all’agricoltura e alla bonifica, Giuseppe Pan, ha assicurato il proprio impegno per consentire al canale LEB, con i suoi 48 km di lunghezza, di portare acqua irrigua al territorio di 102 Comuni delle province di Verona, Vicenza e Padova, per un totale di oltre 80 mila ettari.

A sollecitare un aumento temporaneo del prelievo d’acqua dall’Adige di 6 metri cubi al secondo sono intervenuti i presidenti dei Consorzi di bonifica Adige Euganeo, Alta Pianura Veneta, Bacchiglione e Lessinio Euganeo Berico (LEB).

«Senza le acque del LEB derivate dall’Adige, che nel periodo estivo di massima richiesta raggiungono la portata di 34 mc/sec, la campagna veneta non potrebbe produrre il cibo di qualità che la caratterizza – osserva l’assessore Pan - Questo ci dimostra la necessità di continuare ad investire nella infrastrutturazione idraulica del territorio per fronteggiare periodi sempre più prolungati in assenza di piogge». 

Stagione irrigua al via fra mille incertezze - Ultima modifica: 2020-04-14T12:14:08+02:00 da Alessandro Maresca

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