Canapa, la Sicilia gioca d’anticipo e prova a rilanciare la filiera

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Pronta una legge regionale per favorire gli investimenti agricoli e dei trasformatori che potrebbe portare a un impatto economico da un miliardo e generare circa 10mila posti di lavoro

«Ringraziamo l’onorevole Giorgio Assenza perché questo Ddl segna l’inizio del Risorgimento agricolo della Sicilia». Così Sergio Martines, Ceo di Canapar Corp., ha commentato la proposta di legge per sostenere la filiera agroindustriale della canapa, depositata il 14 luglio dal Presidente del Collegio dei Questori. «Questo è l’esempio di una chiara volontà politica che intende sostenere, da una parte, l’agricoltura e, dall’altra, l’industria verde a emissioni zero» ha aggiunto Martines.

Canapa, Sicilia "caput Europae"

Il Ddl offre alla Sicilia la possibilità di creare un vantaggio competitivo rispetto al resto d’Europa. L'Isola può ambire a divenire centro europeo nella trasformazione della canapa industriale, dando impulso al settore agricolo e generando un impatto economico-finanziario, sociale e ambientale favorevole per tutta la filiera.

La Sicilia presenta naturalmente condizioni pedoclimatiche adatte alla coltivazione della canapa industriale per la produzione di semi e di infiorescenze da cui estrarre principi attivi per il settore cosmetico e farmaceutico. Si inserisce bene negli ordinamenti colturali siciliani come miglioratrice da rinnovo, è eco friendly viste le basse esigenze in input energetici, la capacità di migliorare la fertilità del suolo e l'effetto di rinettamento naturale per le colture che la seguono nella rotazione. In un anno, le superfici investite sono aumentate di 10 volte raggiungendo i 500 ha nel 2019.

Sviluppo frenato, ma potenziale ampio

Tuttavia, questo sviluppo risulta frenato da incertezze interpretative a livello nazionale della L. n. 242/2016 che limitano l'azione di soggetti interessati a investire cospicue risorse economico-finanziarie in Sicilia. Da qui, la necessità di dettare norme di competenza esclusiva della Regione Siciliana che rendano effettive le disposizioni della legge nazionale di riferimento. Nella relazione presentata da Assenza a integrazione del Ddl, si delineano i vantaggi derivanti dalla valorizzazione del comparto.

Nei prossimi anni nell'isola si stima una crescita economico-finanziaria del settore della canapa industriale di 10mila ettari di superfici coltivate con un impatto economico diretto di circa 1 miliardo di euro, di cui: 100 milioni di euro nella produzione agricola (steli, semi e infiorescenze), 20 milioni di euro nella bioedilizia, 100 milioni di euro nel settore alimentare (semi decorticati, olio e farina estratti dai semi, ecc.) e circa 800 milioni nell'estrazione dei principi attivi (olio di Cbd) da utilizzare quale materia prima nell'industria farmaceutica e cosmetica.

A questo si aggiunge un impatto economico indiretto, generato dai fornitori di beni e servizi (mezzi tecnici, meccanizzazione agricola, trasporti, costruzione di impianti di essiccazione, selezione, decorticazione delle paglie, estrazione di principi attivi, ecc.) ed uno indotto, cioè derivante dai fornitori di beni e servizi non direttamente riconducibili al settore della canapa (incremento generale dei consumi e delle attività economiche nell'area di riferimento). Si determinerà, inoltre, un positivo impatto sociale e ambientale a seguito della creazione di circa 10mila nuovi posti di lavoro.

Canapa, la Sicilia gioca d’anticipo e prova a rilanciare la filiera - Ultima modifica: 2020-07-15T18:42:14+02:00 da Simone Martarello

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