Biosolutions e cimice asiatica al centro del congresso internazionale del Macfrut

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Quello delle tecnologie di bioprotezione è un settore in espansione, in Europa l’utilizzo di questi prodotti negli ultimi 2014-2018 è cresciuto del 23% e ora il Green Deal con Farm to Fork offrirà anche una maggiore spinta. Purtroppo il principale ostacolo resta l’iter burocratico e i lunghi tempi che questo richiede. Tempi che contro la cimice asiatica non si possono aspettare

Sono tante le sperimentazioni che dal laboratorio al campo stanno cercando di fornire biosoluzioni che siano efficaci nel tempo ed economicamente sostenibili per la lotta alla cimice asiatica. Di questo s’è parlato al “Biosolutions International Congres” organizzato da Agri 2000 nell’ultimo giorno di Macfrut Digital.

Un settore in crescita, ma non senza ostacoli

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Vittorio Veronelli Vicepresidente Ibma Italia

«Quello delle tecnologie di bioprotezione, che comprendono macrorganismi, microrganismi, semiochimici e sostanze naturali, è un settore in espansione, in Europa l’utilizzo di questi prodotti negli ultimi anni, 2014-2018, è cresciuto del 23% - ha illustrato Vittorio Veronelli Vicepresidente Ibma Italia -. Il Green Deal con Farm to Fork offrirà anche maggiore spinta alle bioprotezioni. Purtroppo il principale ostacolo resta l’iter burocratico e i lunghi tempi che questo richiede, mentre ormai la ricerca offre soluzioni sempre più rapide».

Risultati interessanti dal laboratorio

La ricerca si è orientata in tre direzioni: controllo delle forme giovanili e uova, riduzione dei batteri simbionti e introduzione del parassitoide T. japonicus. Dal laboratorio arrivano risultati interessanti per quanto riguarda le prove condotte sulle uova e sulle neanidi con prodotti come polvere di roccia, funghi entomopatogeni e combinazioni di prodotti chimici e sostanze naturali.

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Elisa Marchetti di Agri2000

«Le uova trattate con Beauveria bassiana hanno manifestato una mortalità del 75%, mentre la polvere di roccia, con cui sono state trattate le neanidi di seconda età, ha portato a una mortalità del 60% al sesto giorno - ha spiegato l’entomologa  -. Buoni risultati anche dall’impiego di acetamiprid+olio d’arancio, una combinazione che ha portato a una mortalità del 54% delle uova e del 31% delle neanidi. Per quanto riguarda invece i prodotti ad azione antimicrobica, si è osservato che l’olio essenziale di arancio in combinazione con il solfato di rame tribasico ha portato a una mortalità delle neanidi di 1° e 2° età del 64%. Risultati interessanti anche dall’utilizzo di rame+coadiuvante e zolfo. Tutti prodotti che dovranno essere testati in campo e che, a parte l’Acetamiprid, non sono ancora registrati per H. halys».

Esperienze dal campo: tre strategie di prevenzione...

Non sono mancate le testimonianze dal campo. In particolare, Mauro Gavioli produttore emiliano, e Fabio Zannoni, tecnico agronomo di un’azienda romagnola, hanno portato le rispettive esperienze di lotta alla cimice con metodi adatti al biologico.

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Mauro Gavioli

«Produco pere biologiche da 22 anni e soprattutto negli ultimi tempi, dopo un’esperienza da autodidatta, ho capito che un colpo di spugna non basta per debellare il patogeno, la prevenzione è l’unica arma possibile – afferma Gavioli. Ecco perché adotto a pieno le biosolutions, ma anche reti e altri manufatti. Grazie anche alla collaborazione con i tecnici dei servizi fitosanitari sono passato da un danno del 70% del 2019 a un 5% nel 2020 (anche se ho qualche dubbio sull’affidabilità di questo risultato, non sono sicuro che se anche quest’anno ci fosse stata la stessa popolazione svernante del 2019 avrei avuto lo stesso risultato). Le strategie che ho messo in campo nel 2020 ha riguardato tre fasi cruciali dello sviluppo dell’insetto: la fase di adulto, contro il quale ho impiegato detterrenti di vario tipo (polveri, essenze e antagonisti), la migrazione (gestita con sistemi attract and kill, trasformando siepi e boschi o pali di 4m irrorati di feromoni. Un totale di 150 centri di cattura ognuno dei quali ha che hanno preso 2/3 cimici al giorno) e stadi giovanili (1/2 interventi di insetticidi naturali)».

...e reti keep and touch

La logica della prevenzione è la stessa adottata da Zannoni, che racconta l’esperienza delle reti monofila keep and touch.

Fabio Zannoni

«Queste hanno una enorme efficacia sulla cimice ma devono essere accompagnate però da tanti piccoli accorgimenti. Vanno aperte tempestivamente subito dopo l’allegagione, chiudendo ermeticamente le piante e impedendo così agli adulti di colonizzarle.  Fondamentale quindi la tempestività ma è importante  anche conoscere molto bene le varietà di pere che si coltivano per sapere quando è meglio intervenire, perché ricordiamoci che le reti hanno un effetto diradante sui frutti. Attenzione anche ai cappucci di plastica che racchiudono le reti in inverno e che possono rappresentare dei ricoveri per le cimici che poi restano dentro le reti al momento dell’apertura. Strategico poi contenere i succhioni che escono dagli apici delle reti. Su questi infatti gli adulti depongono le uova e da lì le neanidi scendono lungo i rametti e vanno sulla pianta. Le reti keep end touch infatti non hanno una maglia sufficientemente fine per bloccare anche le neanidi. Quest’anno la pressione della cimice è stata inferiore certamente per il freddo nel momento di uscita degli adulti, ma hanno contribuito anche l’insieme di siepi che circondano i frutteti e diluiscono la presenza degli adulti sulle colture di interesse».


In attesa dei risultati dei lanci di T. japonicus

Luca Casoli, direttore del Consorzio Fitosanitario di Modena, ha presentato lo stato dell'arte del progetto di lotta biologica con utilizzo di T. japonicus, la vespa samurai antagonista naturale della cimice, che proprio in Emilia-Romagna ha avuto una delle sperimentazioni più ampie e che ha affrontato un iter difficile per l’iniziale divieto di introduzione di specie esotica: «Le attività sono iniziate nel 2019 con individuazione di strutture per l’allevamento, poi arrivata l’autorizzazione, si è proceduto alla moltiplicazione e alla individuazione di 300 punti di rilascio in Emilia-Romagna, una delle zone più colpite dalla cimice, selezionate in contesti con ridotto uso di insetticidi e in questi giorni sono state ultimate le verifiche in campo sulla raccolta delle ovature. Ora siamo in fase di allevamento, nelle prossime settimane dovremo iniziare a leggere i risultati dello sfarfallamento da queste ovature. In più verrà valutato anche l’evoluzione della resilienza ambientale e l’adattamento delle specie nel territorio. Uno dei punti più problematici in fase di verifica è legato alle fluttuazioni delle popolazioni di cimice asiatica, che dal 2012, anno di comparsa nei nostri territori, ha alternato annate di flessione ad altre di pesante presenza. Il calo del 2020 non è imputabile all’aumento delle parasitizzazione e anche per i prossimi anni è difficile valutare l’evoluzione della presenza dell’insetto».

Biosolutions e cimice asiatica al centro del congresso internazionale del Macfrut - Ultima modifica: 2020-09-11T16:31:57+02:00 da Sara Vitali

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