Psa, minaccia nazionale. Cinghiale infetto anche a Roma

A rischio gli allevamenti di suini se il contagio della Psa dovesse diffondersi ulteriormente. A Roma minacciati 50mila capi suini

Nella capitale è ormai quotidiana la frequenza degli avvistamenti di branchi di cinghiali in quartieri anche non periferici
L’emergenza, come hanno sottolineato le organizzazioni agricole, è legata alla mancanza di azioni di prevenzione che sono richieste da anni

Partita dal Piemonte e dalla Liguria è ora arrivata nel Lazio. Corre la Psa (Peste suina africana) o meglio, corrono e crescono i contagi assieme ai cinghiali.

L’ultimo caso a Roma nel parco dell'Insugherata, all’interno del raccordo anulare, ha sollevato l’ennesimo allarme, ma di portata ancora maggiore rispetto a quello dei casi di carcasse di cinghiali positive al virus scoperte nel nord-Italia, in due regioni che fortunatamente non concentrano i più grandi allevamenti suinicoli a livello nazionale. Nel Lazio la tensione è altissima visto che si contano oltre 12 mila allevamenti di suini per un totale di 43 mila capi.

La cintura sanitaria e il sistema di controllo attivati nei mesi scorsi nelle zone rosse di Piemonte e Liguria, non sono bastati. Il numero dei cinghiali è in costante crescita nonostante le richieste di un depopolamento arrivate da moltissime Regioni d’Italia.

Le analisi condotte dall'Istituto zooprofilattico del Lazio e ripetute da quello di Umbria e Marche, centro di riferimento nazionale per la psa, sul corpo del cinghiale deceduto ritrovato nel parco dell'Insughereta a Roma hanno dato esito positivo alla presenza del virus

Una minaccia denunciata da manifestazioni e appelli al Governo

 La diffusione della Psa è definita ora un’emergenza nazionale da Coldiretti Confagricoltura e Cia che hanno alzato i toni sulle conseguenze disastrose di un’avanzata, finora incontrastata, del virus sottolineando la mancanza di prevenzione. Le organizzazioni agricole, hanno, infatti più volte denunciato la gravità del problema  sia con manifestazioni di piazza che con appelli alle istituzioni.

Da dicembre 2021 ad oggi contati 113 casi di Psa

Coldiretti ha spiegato come finora siano state adottate misure di biosicurezza con abbattimenti cautelativi di maiali, contenimento e monitoraggio dei cinghiali presenti, vincoli al trasporto di animali, limitazione alle attività nei boschi e vincoli alle esportazioni che da gennaio 2022 ha portato alla perdita di circa 20 milioni di euro al mese di export di salumi.

Secondo Coldiretti sono stati, fino ad ora, individuati 113 casi dal primo contagio del 27 dicembre 2021. I cinghiali sono più di 2,5 milioni. Solo a Roma e provincia si  contano 20mila cinghiali che, riferisce l’organizzazione agricola, rappresentano un veicolo pericoloso di trasmissione della malattia ed è pertanto importante l’avvenuta attivazione del monitoraggio nella zona interessata.

Necesario contenere la crescita dei cinghiali

«Serve responsabilità delle Istituzioni per un intervento immediato di contenimento della popolazione dei cinghiali»  ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, sottolineando la necessità della loro riduzione numerica attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 con l’articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette.

Prandini ha sottolineato il rischio concreto che l’emergenza si allarghi ad altre regioni, dall’Umbria alla Lombardia, dall’Emilia al Veneto dove si concentrano i prodotti di pregio della norcineria nazionale che è un settore di punta dell’agroalimentare made in Italy grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale 20 miliardi, buona parte del quale realizzato proprio sui mercati esteri.

Misure troppo soft per azioni di controllo

Secondo la Cia il caso di Psa trovato a Roma ha trasformato l’allarme in emergenza nazionale. «Si tratta di un’emergenza nazionale che era già stata drammaticamente preannunciata - ha detto il presidente nazionale, Dino Scanavino - per il proliferare indisturbato dei cinghiali in tutta Italia e per l’assenza di una legge adeguata di gestione della fauna selvatica. La notizia del cinghiale infetto, confermata dallo stesso Commissario straordinario per la Psa, Angelo Ferrari, ci dice che occorre superare le misure blande per interventi di controllo e contenimento del fenomeno reale e a tappeto».

Necessario salvaguardare gli allevamenti di suini

«Quello della Capitale ha affermato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, è il Comune agricolo più grande d’Europa e, logicamente, l’eccedenza della popolazione dei cinghiali che scorrazzano liberi anche in città ha amplificato il rischio di trasmissione della malattia. Ora il nostro obiettivo prioritario è quello di salvaguardare i nostri allevamenti ed i nostri prodotti. Da imprenditore agricolo combatto giornalmente con i danni dei cinghiali nella mia azienda a Roma, tra l’altro non lontana dalla Balduina».

Giansanti ha sottolineato la necessità di azioni di depopolamento: «Gli agricoltori, presenti su tutto il territorio, insieme ai selecontrollori, potranno contribuire attivamente ed efficacemente al controllo della popolazione delle specie selvatiche.  anche necessario prevenire la diffusione prevedendo ulteriori sostegni agli agricoltori per aumentare la biosicurezza negli allevamenti».

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Psa, minaccia nazionale. Cinghiale infetto anche a Roma - Ultima modifica: 2022-05-06T18:35:03+02:00 da Francesca Baccino

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