Grano duro e pasta, la filiera ha resistito bene all’emergenza da Covid-19

Ma ha dovuto adeguarsi all’improvviso picco di domanda per garantire in sicurezza le forniture sul canale distribuzione ai consumatori italiani ed esteri. L’analisi di due mesi imprevisti e le prospettive a breve e media scadenza al centro del Durum Days 2020

Durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 la filiera del grano duro e della pasta ha continuato a fare il proprio lavoro, pur fronteggiando difficoltà logistiche e un aumento complessivo dei costi di produzione, ed è riuscita a rispondere bene all’improvviso picco di domanda garantendo costantemente le forniture sul canale distribuzione sia ai consumatori italiani sia a quelli esteri.

Ma questo inusuale sforzo non è una garanzia di riparo dalle tensioni del mercato, infatti la produzione mondiale di grano duro è stabile ai minimi degli ultimi 10 anni, le scorte a livello mondiale continuano a calare, i prezzi del grano duro e della semola sono da mesi in rialzo e sulla quantità e la qualità del prossimo raccolto incombe una forte preoccupazione per la perdurante siccità. È il quadro della filiera grano duro e pasta emerso dal Durum Days 2020, impostato sul tema “La risposta della filiera del grano duro italiano all’emergenza Covid-19”.

L’evento, che da cinque anni chiama tutti gli attori della filiera a Foggia per fare il punto sulla situazione presente e tracciare le previsioni della prossima campagna produttiva, nell’edizione 2020 ha messo a confronto via web Alleanza cooperative agroalimentari, Assosementi, Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri, Compag, Italmopa e Unione Italiana Food, con la partnership tecnica dell’istituto di ricerca Areté, la collaborazione del Crea di Foggia e la partecipazione di Syngenta-Psb.

 

Domanda azzerata per l’Horeca e in impennata per la Gdo

Il settore Horeca è scomparso dal mercato nei mesi di marzo e aprile, invece la grande distribuzione ha visto un forte incremento della domanda

«L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha avuto un impatto enorme e imprevedibile sui consumi di pasta, in primo luogo sul fronte della domanda – ha esordito Mauro Bruni, presidente di Areté, presentando uno studio elaborato dall’istituto di ricerca sulla risposta della filiera a tale emergenza –.

Il settore Horeca è scomparso dal mercato nei mesi di marzo e aprile, per la chiusura completa di alberghi, ristoranti, bar, ecc., con una perdita di domanda rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente pari a 150.000 tonnellate in peso e 250 milioni di euro in valore.

Al contrario la grande distribuzione ha visto un incremento della domanda pari in peso a 100.000 tonnellate e in valore a 115 milioni di euro, con un andamento molto variabile: picchi di aumento dei consumi oltre il +40% nelle settimane fra marzo e aprile, ma anche cali superiori al -10% già da fine aprile».

 

 

Molini e pastifici hanno lavorato a ritmi sostenuti

Molini e pastifici hanno lavorato a ritmi sostenuti per soddisfare la domanda italiana ed estera

Quando, all’inizio del lockdown, la domanda è rapidamente cresciuta a ritmi vertiginosi, molini e pastifici hanno lavorato a ritmi sostenuti, ha ricordato Bruni.

«L’aumento di produzione di semola ha raggiunto punte del 15%, mentre molti pastifici hanno raggiunto in alcune settimane ritmi produttivi superiori al 100% della loro capacità, ottenuti attraverso la rimodulazione dei turni, la riprogrammazione delle linee produttive e la riduzione dei formati lavorati.

L’introduzione delle procedure per garantire la sicurezza dei lavoratori e delle produzioni, nel rispetto delle indicazioni del Governo, ha comportato strozzature e rallentamenti logistici lungo tutta la filiera, con un conseguente aumento generale dei costi di produzione. Lo sforzo produttivo di molini e pastifici ha soddisfatto la domanda dei consumatori, anche di prodotti di alta qualità per varietà di grano duro, proteine, formati speciali, origine Italia, in un momento di emergenza.

Ma tale impegno ha dovuto fare i conti con i prezzi in tensione della materia prima, il grano duro, che hanno segnato un +25% rispetto agli ultimi 12 mesi e un +8% sugli ultimi 4 mesi»

 

Le previsioni per la campagna in corso e quella 2020-2021

Sulle previsioni per il raccolto della presenta campagna pesa la perdurante siccità

Passando alle previsioni sulla produzione di grano duro attesa in Italia per la campagna in corso, Bruni ha poi affermato che «il mercato rimarrà scarsamente approvvigionato, nonostante il leggero aumento delle superfici seminate in Italia rispetto alla campagna precedente (+6%) che, a parità di rese, daranno un analogo incremento produttivo.

Ma sugli esiti quantitativi e qualitativi del prossimo raccolto preoccupa la siccità perdurante da mesi. Non molto ottimistici sono poi le previsioni per la campagna 2020-2021: produzione mondiale di duro stabile ai minimi degli ultimi 10 anni, scorte finali in calo (-27%) rispetto ai valori minimi dell’annata 2019-2020, generale tensione dei prezzi di frumento duro e semola, in scia agli andamenti attuali, rischio aumento dei premi di prezzo per frumento/semola di alta qualità».

 

Ai Durum Days tutta la filiera e anche la ricerca

Oltre a Mauro Bruni, hanno partecipato all’evento Durum Days 2020 Gianmichele Passarini, membro della giunta nazionale Cia – Agricoltori Italiani, Nicola Gatta, presidente della Federazione nazionale di prodotto cereali alimentari di Confagricoltura, Franco Verrascina, presidente di Copagri, Patrizia Marcellini, coordinatore Grandi Colture e Servizi dell’Alleanza cooperative agroalimentari, Cosimo de Sortis, presidente di Italmopa, Riccardo Felicetti, presidente del Gruppo Pasta Unione Italiana Food, Nicola Pecchioni, direttore Cerealicoltura e Colture Industriali – Crea di Foggia, Fabio Manara, presidente di Compag, Franco Brazzabeni, presidente Sezione Cereali Assosementi. Dei loro interventi daremo conto in un successivo articolo domani.

Grano duro e pasta, la filiera ha resistito bene all’emergenza da Covid-19 - Ultima modifica: 2020-05-26T23:03:15+02:00 da Giuseppe Sportelli

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