Dalla toga alla vite. Con gaudio

Francesco Cambria
Il giovane Francesco Cambria, titolare dell’azienda vitivinicola Cottanera, è riuscito a raddoppiare produzione e fatturato rivalorizzando i vigneti autoctoni e investendo su internazionalizzazione e sostenibilità

Il giovane Francesco Cambria ha lasciato la toga per dedicarsi alla vitivinicoltura sull’Etna. Oggi nell’azienda di famiglia Cottanera, a Castiglione di Sicilia (Ct), grazie a tecniche di viticoltura che tutelano un terreno speciale come quello vulcanico, è riuscito a raddoppiare produzione e fatturato puntando su un’elevata qualità di prodotto nel pie-no rispetto della sostenibilità ambientale e sociale.

«Ho ereditato l’azienda da mio padre. Facevo l’avvocato a Milano. Non è stata una scelta semplice, non avevo grandi competenze nel settore ma ho deciso di non abbandonare l’attività di famiglia e mi sono buttato a capofitto in questa avventura con passione, tanti sacrifici e volontà di imparare. Dal 2008 – racconta Francesco – ho preso in mano le redini dell’azienda, faccio l’imprenditore agricolo a tempo pieno e mi occupo della produzione in cantina e in campagna oltre che dell’amministrazione aziendale, sono soddisfatto della scelta fatta e dei risultati che sto ottenendo».

 

 

Azienda Cottanera

Nerello Mascalese e Carricante

L’azienda Cottanera si estende su un terreno di 110 ha di cui 65 coltivati a vite. Francesco spiega che il suo intento, appena arrivato in azienda, è stato portare avanti il lavoro avviato dal papà, realizzando «una viticoltura di qualità, basata sul pieno rispetto delle tradizioni territoriali e agricole, dedita alla rivalorizzazione dei vigneti autoctoni. Da quando mi sono insediato, ho avviato importanti investimenti: ho cambiato alcuni vigneti, li ho sovrainnestati, ho estirpato e reimpiantato vigneti autoctoni. Tutto il lavoro fatto mi ha portato dopo 12 anni ad aver raddoppiato sia la produzione, passando da 200mila a circa 400mila bottiglie annue, sia il fatturato. Coltivo per l’80% Nerello Mascalese e Carricante, due vitigni dell’Etna Doc, rosso bianco».

 La spinta verso l’estero

Francesco racconta che fin dai primi anni ha lavorato per internazionalizzare l’azienda. «Mio padre aveva puntato molto sul mercato interno: oltre l’80% della produzione era destinata all’Italia. Io ho deciso di incrementare le vendite all’estero: oggi il 40% del mio vino arriva in Europa (prevalentemente Germania e Svizzera) e negli Stati Uniti. Questo è stato un importate obiettivo raggiunto».

L’azienda di Cambria sta lavorando per ottenere, probabilmente già nel 2021, la certificazione ambientale
Sostain/Viva

Tecniche di viticoltura sostenibili

Il lavoro in vigna è prevalentemente manuale, dalla potatura invernale fino alla raccolta delle uve. «Siamo molto attenti ad adottare tecniche di viticoltura che tutelino il terreno, ogni lavorazione è incentrata nel mantenere la conformazione geo-territoriale tipica, quindi agricoltura a terrazzamenti volta alla preservazione dell’ambiente. La nostra filosofia produttiva è elevare al massimo le capacità qualitative di questo territorio, fantastico come microclima, humus e materie prime che compongono il terreno. Sono convinto che quando si riesce a valorizzare ed esaltare le differenze e i pregi proprie di un territorio, i prodotti hanno una qualità e una personalità indiscutibile. La nostra, inoltre – racconta Francesco –, è una agricoltura che vive delle tradizioni territoriali che storicamente ruotano intorno al mondo femminile. Nella nostra zona, da sempre, la cura delle viti è eseguita prevalentemente dalle donne, molto più meticolose e attente. Tutti i miei operai sono del territorio».

Molto importante per Francesco anche l’attenzione alla sostenibilità, «abbiamo preso due certificazioni ambientali e stiamo lavorando per ottenere la certificazione Sostain/ Viva, entro il 2021 dovremmo raggiungere anche questo traguardo. L’intento è incrementare ulteriormente le nostre prestazioni di sostenibilità. A tal riguardo, da subito, ho deciso di investire per la difesa delle piante sulla lotta integrata, ossia sull’impiego razionale di mezzi di difesa biologici».

Per combattere la tignola, insetto comune che attacca gli acini durante la loro maturazione, Francesco adotta il metodo della confusione sessuale attraverso dei diffusori che rilasciano nel vigneto un feromone di sintesi che va ad interferire con quello emanato naturalmente dalle femmine. «Nell’ambiente saturo di feromone – spiega – il maschio non riesce più a captare la traccia utile e la fecondazione è neutralizzata.

«Produco – incalza Francesco – senza utilizzare prodotti chimici e fitofarmaci e cercando di minimizzare tutti i consumi di gestione».

Vigneto azienda Cottanera

Il supporto del digitale

 «Monitoro il livello di umidità e bagnatura fogliare tramite la stazione metereologica per evitare di fare interventi a calendario e contenere quanto più possibile il numero complessivo dei trattamenti sanitari. Il supporto dell’Agritech – afferma Francesco – è importantissimo anche per chi pratica una agricoltura più tradizionale, perché ti con-sente di efficientare tempi e costi sempre nel rispetto del territorio. Nel mio caso il controllo in vigna c’è sempre, ma avere a disposizione una corposa quantità di dati digitali, consultabili da remoto, mi permette di avere tutto sotto controllo in ogni momento. In azienda ho investito anche sulla gestione automatizzata della temperatura delle vasche in cantina».

Futuro fra tradizione e innovazione

Secondo Francesco l’agricoltura del futuro sarà un «mix di tradizione e innovazione tecnologica. Con una attenzione sempre più importante verso la sostenibilità. In questo paradigma lo sviluppo dell’agricoltura 4.0 sarà certamente centrale. Così come le Nbt. Credo che le nuove biotecnologie, nel rispetto di una agricoltura tradizionale, siano strumenti validi da portare in campo».

Multifunzionalità centrale

Tra i prossimi progetti per sviluppare la sua attività, Francesco parla della ricettività. «Da circa quattro anni abbiamo potenziato l’enoturismo in cantina e nei prossimi mesi costruiremo una struttura ricettiva con delle stanze per ospitare i nostri clienti e i turisti. Inoltre, entro la prossima vendemmia conto di realizzare dei macchinari per la ricezione dell’uva direttamente in cantina, senza più movimentare l’uva con le pompe. La qualità e la sostenibilità resteranno sempre i due pilastri che caratterizzeranno ogni azione di crescita della mia azienda».

Dalla toga alla vite. Con gaudio - Ultima modifica: 2021-01-23T10:00:33+01:00 da Laura Saggio

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