Le Regioni scelgono sulle misure a superficie

Il regolamento transitorio estende di due anni i Psr con nuovi soldi e vecchie misure

Psr 2021-2022. Le amministrazioni locali sono chiamate alle prime scelte. Schemi 5+1, 5+2 o "nuovi bandi"?

In questi primi mesi del 2021, tutte le Regioni sono state chiamate a prendere alcune importanti decisioni per la gestione dei Psr 2021 e 2022.

Articolo pubblicato su Terra e Vita 15/2021

 

 

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Ricordiamo che il “regolamento transitorio” (Reg. 2020/2220) estende l’applicabilità dei Psr 2014-2020 al periodo 2021-2022, con nuovi soldi e vecchie misure, a cui si aggiungono 910,6 milioni del programma Next Generation Eu (vedi Terra e Vita n. 4/2021).

Proroga dei Psr attuali

Durante il periodo transitorio 2021-2022, rimangono in vigore i Psr 2014-2020, comprese le relative misure, norme e procedure. Le Regioni potranno aprire nuovi bandi su tutte le misure.

Di conseguenza, ci sono due anni in più, sia per gli impegni di spesa (dal 2020 al 2022) sia per l’erogazione delle spese, dal 31 dicembre 2023 al 31 dicembre 2025 (con la regola N+3).

L’estensione dei Psr contempla la possibilità per le Regioni di presentare una richiesta di modifica di un programma di sviluppo rurale per gli anni 2021 e 2022. Quindi le Regioni potranno introdurre delle modifiche ai Psr.

I pagamenti agro-climatico-ambientali

Il Reg. 2020/2220 stabilisce norme transitorie al fine di garantire una transizione tra due periodi di programmazione pluriennale dello sviluppo rurale 2014-2020 e 2021-2027.

Per i nuovi impegni agro-climatico-ambientali da assumere a partire dal 2021, le Regioni potranno fare tre scelte:

1) aprire nuovi bandi e nuovi impegni un periodo più breve di 1-3 anni (anziché 5 anni); tuttavia, per alcuni specifici obiettivi climatico-ambientali, gli Stati membri possono stabilire un periodo più lungo di tre anni;

2) 5+1 per gli impegni agro-climatico-ambientali, ossia prolungare gli impegni quinquennali appena scaduti, prorogando di un anno l’impegno e il relativo pagamento;

3) 5+2 per gli impegni agro-climatico-ambientali, ossia prolungare gli impegni quinquennali appena scaduti, prorogando di due anni l’impegno e il relativo pagamento.

Di fatto, le Regioni possono prevedere una proroga dopo la scadenza del periodo quinquennale iniziale, fino al 2022 compreso.

Agricoltura bio, periodo transitorio

Per l’agricoltura biologica, valgono le stesse regole dei pagamenti agro-climatico-ambientali.

Le Regioni possono aprire nuovi bandi e nuovi impegni un periodo più breve di 1-3 anni (anziché 5 anni) oppure possono applicare il 5+2 e il 5+1.

Se il sostegno è concesso per i nuovi impegni alla conversione all’agricoltura biologica, gli Stati membri possono stabilire un periodo più lungo di tre anni.

Anche per la misura sul benessere animale, viene concessa la possibilità per gli Stati membri di aprire nuovi impegni un periodo più breve di 1-3 anni o il rinnovo annuale degli impegni già esistenti.

 

Alcune scelte regionali

Le Regioni hanno già operato alcune decisioni in funzione delle domande delle misure a superficie in scadenza al 17 maggio 2021, recentemente prorogate al 15 giugno 2021.

Le scelte regionali sono molto diverse tra loro, in funzione delle strategie regionali, delle disponibilità di risorse e dell’avanzamento del Psr 2014-2020.

A titolo di esempio, riportiamo le scelte di alcune regioni che dimostrano la grande variabilità di soluzioni. Le incertezze sugli stanziamenti, alla luce dei contrasti sul riparto delle risorse (vedi box), hanno creato incertezze e prudenza nelle scelte.

La Regione Lombardia per il 2021 ha operato la proroga di 1 anno (e non di 2 anni) per gli impegni scaduti al 31/12/2020, quindi 5+1 per l’operazione 10.1.01 (Produzioni agricole integrate) e 6+1 per la Misura 11 (agricoltura biologica).

La Regione Lombardia nel 2021 non dispone di adeguate risorse per riaprire nuovi bandi ma rimangono aperte tutte le soluzioni per il 2022: proroghe di 1 anno per gli impegni scaduti nel 2021 o apertura di nuovi bandi con impegni della durata di 3 anni.

La Regione Umbria per la misura 10.1 (agricoltura integrata) ha riaperto un nuovo bando che prevede 5 anni di impegno a partire dal 2022 ed esteso al 6° anno gli impegni quinquennali scaduti nel 2021. Per quanto riguarda la Misura 11 (agricoltura biologica) la Regione ha utilizzato i fondi del programma Next Generation EU per aprire un nuovo bando con impegni quinquennali per la conversione al biologico (11.1) e impegni triennali per il mantenimento (11.2). Inoltre, come per la misura 10.1, ha esteso al 6°anno gli impegni quinquennali per il mantenimento (11.2) scaduti nel 2020.

La Regione Sicilia ha operato il prolungamento di due anni della misura 11 (agricoltura biologica) e nuovi bandi per la misura 13 (indennità compensative). Non c’è stata invece la necessità di prolungare la misura 10 (pagamenti agro-climatico-ambientali), visto che gli impegni erano iniziati in ritardo nel periodo 2014-2020, pertanto gli agricoltori non hanno ancora raggiunto il quinquennio di impegno.

I bandi di tutte le Regione prevedono una clausola: i bandi sono condizionati all’esito della ripartizione dei fondi tra le Regioni (vedi box). In altre parole, gli agricoltori sono avvisati del fatto che le previsioni dei bandi potrebbero cambiare in funzione delle disponibilità finanziarie.

In attesa della modifica dei Psr

I bandi di tutte le altre misure (investimenti, insediamento giovani, consulenza, innovazione, formazione, approccio Leader, ecc.) sono condizionati dalla modifica dei Psr per gli anni 2021 e 2022, che tutte le Regioni dovranno presentare alla Commissione europea nei prossimi mesi. La maggior parte delle Regioni hanno già adottato decisioni in tal senso in seno al Comitato di Sorveglianza, ma ogni atto ufficiale è condizionato dall’esito del riparto delle risorse finanziarie tra le Regioni.

Gli agricoltori dovranno ancora attendere per i nuovi bandi, con la certezza che i soldi ci sono ed anche in buona entità.


1Sviluppo rurale: nuove risorse da NGEU

Oltre la dotazione ordinaria dei Psr, derivante dal QFP (Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027), i Psr 2021-2022 beneficiano delle risorse aggiuntive del pacchetto di ripresa dall’emergenza Covid-19 “Next Generation Eu (NGEU)”.

L’obiettivo è l’introduzione di cambiamenti strutturali nelle zone rurali, in linea con il Green deal europeo, per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici e ambientali della “Strategia sulla Biodiversità” e della “Strategia Farm to fork”.

La quota destinata all’Italia di tale stanziamento Feasr (Fondo europeo agricolo per lo Sviluppo rurale) è di 910,6 milioni di euro, di cui 269,4 milioni per il 2021 e 641,2 milioni per il 2022, (tab. 1).

Va sottolineato che le risorse Ue della dotazione Ngeu possono essere utilizzate senza l’obbligo di cofinanziamento.

Pertanto, i Psr degli anni 2021 e 2022 avranno due fonti di finanziamento (tab. 1):

- la dotazione ordinaria dei Psr, derivante dal QFP (Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027): per l’Italia, pari a circa 3 miliardi di euro di quota Feasr che raggiunge 6 miliardi di euro con il cofinanziamento nazionale;

- le risorse aggiuntive del programma “Next Generation EU (NGEU)”, per l’Italia pari a 910,6 milioni di risorse Ue, senza obbligo di cofinanziamento nazionale.

In totale, i Psr italiani potranno contare su una dotazione complessiva di 3,91 miliardi di euro di quota Feasr che raggiunge 6,91 miliardi di euro con il cofinanziamento nazionale.

Le risorse addizionali Ngeu sono attribuite agli Stati membri con destinazione specifica e contabilizzate separatamente dalle risorse Feasr ordinarie con la seguente ripartizione:

- 8% delle risorse possono essere utilizzate da ciascuno Stato membro per il sostegno delle misure dei loro programmi di sviluppo rurale rispettando i requisiti minimi ambientali;

- 37% per interventi destinati alla transizione ecologica;

- 55% per interventi destinati all’innovazione e alla transizione digitale.


2Domanda Pac, ok alla proroga:
si va al 15 giugno

Come avevamo anticipato nell’edizione on line di Terra e Vita arriva la proroga per la presentazione della Domanda Unica Pac. Era nell’aria dopo che l’Unione europea aveva lasciato la libertà agli Stati membri la possibilità di decidere l’allungamento della scadenza. Il Regolamento di esecuzione (UE) n. 2021/540 della Commissione europea del 26 marzo 2021 ha infatti modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 809/2014, per quanto riguarda la gestione della presentazione della domanda unica, delle domande di aiuto o delle domande di pagamento e taluni obblighi nella comunicazione tra gli Stati membri e la Commissione europea.

Fino ad oggi, il regolamento di esecuzione (UE) n. 809/2014 prevedeva la fissazione di tale termine di presentazione al 15 maggio di ogni anno e la proroga di tale data era consentita solo con un ulteriore regolamento della Commissione.

Ora, dopo il via libera dalla Conferenza Stato Regioni, arriva il decreto che fissa al 15 giugno 2021 il termine per la presentazione della domanda unica dei pagamenti diretti della Politica Agricola Comune per il 2021, posticipandoli di un mese rispetto a quanto in precedenza stabilito ai sensi dell’articolo 11 del DM 7 giugno 2018.

Inoltre, grazie allo schema di decreto firmato dal Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, le Autorità di gestione dei Programmi di sviluppo rurale regionali e gli Organismi pagatori possono posticipare anche il termine per la presentazione, rispettivamente, delle domande di sostegno e delle domande di pagamento per gli aiuti a superfice e le misure connesse agli animali nell’ambito del sostegno allo sviluppo rurale.

I nuovi termini permetteranno a migliaia di aziende agricole di beneficiare degli strumenti della Pac, senza rischiare di non fare in tempo a presentare le domande perdendo importanti risorse per i bilanci aziendali.

Le modifiche, alle domande presentate entro il 15 giugno, possono essere comunicate per iscritto all’autorità competente entro il 30 giugno 2021.


32021-2022: 6,9 miliardi di euro ma l’Italia non riesce a trovare l’accordo tra le Regioni

Le nuove risorse della politica di sviluppo rurale 2021-2022 sono ancora bloccate dal mancato accordo sui criteri di riparto tra le Regioni.

Il confronto era iniziato a novembre 2020, con la proposta di alcune Regioni, capeggiate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che chiedevano nuovi criteri di riparto rispetto a quelli adottati nel periodo 2014-2020. Tale proposta ha incontrato il favore di 13 Regioni e le 2 Province Autonome, che si avvantaggiano di tali criteri, e l’opposizione di sei Regioni (Campania, Sicilia, Puglia, Basilicata, Calabria e Umbria), che invece sono penalizzate e che chiedono di proseguire con il criterio storico fino al e 2022.

Dopo quattro mesi di infruttuoso negoziato tra le Regioni, il tema è stato portato sul tavolo del ministro Stefano Patuanelli, il quale ha proposto di distribuirli secondo nuove regole e di ridurre il peso del criterio storico applicato nella programmazione 2014-2020.

Il piano di riparto delle risorse per i Psr 2021-2022 presentato dal ministro Patuanelli rappresenta un tentativo di mediazione tra due scenari: da una parte, l’ipotesi di stabilire l’assegnazione delle risorse basandosi su nuovi criteri e solo in misura residuale sulla base dei criteri storici; dall’altra la richiesta di 6 Regioni - Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria - di mantenere il metodo storico di riparto.

Il punto di mediazione suggerito dal ministro prevede l’introduzione nel 2021 di un 30% di questi nuovi criteri, definiti oggettivi e che comprendono ad esempio la produzione lorda vendibile, la superficie agricola utile, il numero di imprese, e il mantenimento del 70% dei parametri storici, e il ribaltamento delle percentuali nel 2022, con i criteri oggettivi a incidere per il 70% e i parametri storici per il restante 30%.

La proposta di Patuanelli ha incassato il plauso delle regioni che ne sarebbero avvantaggiate e la netta contrarietà di quelle che riceverebbero meno risorse. Le sei Regioni, che perdono con il passaggio ai nuovi criteri e che rappresentano il 60% delle aree interessate dai Psr, hanno formalizzato la loro contrarietà in Conferenza Stato-Regioni, dichiarandosi disponibili a ragionare su nuovi meccanismi solo a partire dal 2023, ma non nella fase transitoria del biennio 2021-2022.

Dopo il mancato accordo in Conferenza Stato-Regioni, come prevede la legislazione vigente, la palla passa in mano al Consiglio dei Ministri che provvede con una deliberazione motivata (art. 3.3 D.lgs. 281/97). Nelle prossime settimane, si attende quindi la decisione del Consiglio dei Ministri per sbloccare l’assegnazione delle risorse dello sviluppo rurale 2021-2022.

Le Regioni scelgono sulle misure a superficie - Ultima modifica: 2021-05-16T10:03:02+02:00 da K4

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