Moria del kiwi, verrà istituito specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico

    Giuseppe L'Abbate, sottosegretario alle Politiche agricole
    Lo ha reso noto il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate, nel corso di una interrogazione parlamentare in Commissione Agricoltura al Senato: «Consentirà di delineare le più opportune strategie integrate di intervento e prevenzione da attuare sul territorio nazionale»

    Nella prossima riunione del Comitato fitosanitario nazionale, che si terrà a breve, nel mese di settembre, saranno esaminati gli ultimi aggiornamenti sulla moria del kiwi e verrà istituito uno specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico al fine di coordinare le attività di ricerca e definire le linee guida per la sua gestione, sulla base dei risultati emersi dalle attività di indagine tenutosi sui territori colpiti, e verificare le condizioni per individuare eventuali interventi mirati sul settore.

    Lo ha reso noto il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate, nel corso di una interrogazione parlamentare in Commissione Agricoltura al Senato.

     

    Un problema nazionale

    Apparato radicale con scarso rinnovo sviluppatosi in terreno asfittico (foto Dichio)

    La sindrome della moria del kiwi è un fenomeno che si è manifestato a partire dal 2012 nel Basso Veronese e, più recentemente, ha interessato anche altre zone di coltivazione del kiwi, in particolare la provincia di Latina.

    Si tratta di una manifestazione molto complessa e di difficile interpretazione. Le piante di kiwi che ne rimangono colpite manifestano avvizzimenti della parte aerea della pianta e riduzione della pezzatura dei frutti, ma risulta in particolar modo compromesso l’apparato radicale, con marcescenza diffusa delle radici di minore diametro.

    In Italia vengono prodotti oltre 5 milioni di quintali di kiwi su oltre 25.000 ha (dati Istati 2020). Di questi 9.500 ha sono ubicati nel Lazio, 4.290 in Emilia-Romagna, 3.800 in Piemonte e 3.000 nel Veneto. Alcune stime delle associazioni di produttori ritengono che la moria del kiwi stia causando la perdita del 15-20% delle piantagioni esistenti.

     

    Più cause compromettono funzionalità degli apparati radicali

    Evidenti danni da moria del kiwi

    «Agli studi condotti fin dal 2012 in Veneto si sono aggiunti quelli nel Lazio, in Basilicata e altrove – ha dichiarato L’Abbate –. Da essi è stata delineata l’ipotesi per cui il fenomeno della moria è la conseguenza di più cause che insieme concorrono ad alterare la vitalità degli apparati radicali fino a comprometterne la funzionalità.

    L’adozione di nuove pratiche di coltivazione, come ad esempio la copertura delle piante per proteggerle dalla pioggia, il ricorso a sistemi di irrigazione a goccia, l’uso di portinnesti specifici e particolari lavorazioni dei terreni possono contribuire al miglioramento delle condizioni di coltivazione e alla conseguente regressione dei sintomi.

    Allo stesso tempo è indispensabile continuare nelle attività di ricerca con l’obiettivo di identificare con certezza le cause dei disseccamenti e definire una strategia per il contrasto del fenomeno».

     

    Gruppo di lavoro per delineare strategie di intervento e prevenzione

    I risultati delle attività di indagine e degli approfondimenti scientifici sono costantemente esaminati nell’ambito del Comitato fitosanitario nazionale per delineare le più opportune strategie integrate di intervento e prevenzione da attuare sul territorio nazionale.

    «Nella prossima riunione di settembre – ha concluso L’Abbate – saranno esaminati gli ultimi aggiornamenti e verrà istituito uno specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico al fine di coordinare le attività di ricerca, definire le linee guida per la gestione della problematica, sulla base dei risultati emersi, e verificare le condizioni per individuare eventuali interventi mirati sul settore».

    Moria del kiwi, verrà istituito specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico - Ultima modifica: 2020-09-08T20:12:56+02:00 da Giuseppe Sportelli

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