Olio, in vent’anni la produzione italiana è calata del 46%

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    Il punto sul settore olivicolo a Roma durante il convegno organizzato da Confagricoltura. Innovazione e sostenibilità, gli asset sui cui puntare per rifondare il comparto in forte sofferenza.

    Negli ultimi 20 anni il calo produttivo di olio di oliva italiano è stato pari al 46% a fronte della media mondiale che registra un incremento produttivo del +18% e in particolare della Spagna che è cresciuta del 48%. La campagna olivicola 2018/19 si è chiusa con 175.000 tonnellate, il minimo della produzione degli ultimi decenni (-59,2%). Ma è stata una campagna a due velocità con cali produttivi elevati soprattutto nel Mezzogiorno, penalizzato dal maltempo (Basilicata -82%, Calabria -77%, Puglia -65%, Sicilia -66%) a cui si è sommata la Xylella nel Salento, e una situazione diametralmente opposta al Nord (Veneto +221%, Lombardia +153%).

    La produzione italiana è estremamente frammentaria, questo emerge anche dal numero di frantoi presenti sul nostro territorio: dei circa 4.600 frantoi attivi, in media, il 20% è in Puglia, il 15% in Calabria e il 12% in Sicilia, segue la Toscana con una quota del 9%.

    In Spagna il numero di frantoi oscilla tra 1.600 e 1.700 ma la produzione supera notevolmente il milione di tonnellate

    «Il gran numero di frantoi se da un lato aumenta i costi del sistema, dall’altro potrebbe rappresentare garanzia di qualità», ha posto in evidenza Tiziana Sarnari di Ismea che ha presentato la ricerca in occasione del convegno “L’olivicoltura siamo noi” organizzato da Confagricoltura a Roma.

    Calano anche i prezzi

    «Il ruolo dell’Italia – specifica Sarnari - resta quello da protagonista della filiera internazionale ma perde peso. Ma oltre al forte calo produttivo, dobbiamo fare attenzione anche ai prezzi che continuano a scendere, sia per l’extravergine, sia per il lampante, destando non poche preoccupazioni negli operatori. Nelle prime tre settimane di giugno l’olio EVO è arrivato a 5,22 euro/kg».

    Le minacce devono diventare opportunità

    «Il settore olivicolo sta affrontando una fase di significativi cambiamenti strutturali a livello mondiale e l’Italia, che ha una forte vocazione produttiva, non può restare arretrata». Lo ha sottolineato il presidente della FNP Olivicoltura di Confagricoltura Pantaleo Greco.

    «Ci sono sfide e nuove opportunità da cogliere – ha proseguito Greco -. La prima sfida è quella della Xylella Fastidiosa che continua ad avanzare a una velocità di più di due chilometri al mese provocando un danno epocale. E’ giunto il momento di trasformare le minacce in opportunità».

    La sputacchina (Philaenus spumarius) è il vettore del batterio da quarantena Xylella fastidiosa.

    Sostenibilità e innovazione, il settore deve ripartire da qui

    In Italia il 63% dell’oliveto ha più di 50 anni e il 49% ha una densità per ettaro minore di 140 piante. «L’olivicoltura – ha affermato Salvatore Camposeo dell’Università di Bari - deve rinnovarsi e guardare al mercato, agendo in una logica di innovazione e eco-sostenibilità». Tra le strategie da mettere in campo, Camposeo ha evidenziato la riconversione con nuovi sesti di impianto produttivi e, nelle zone a rischio, tolleranti alla Xylella, la massimizzazione delle risorse, nuovi sistemi colturali, nuove tecnologie di piantumazione e di raccolta con sistemi di guida automatica, nuove cultivar selezionate da un mondo della ricerca attivo e propositivo. «Sono i capisaldi della nuova filiera olivicola e olearia italiana sui quali dobbiamo puntare e investire», ha incalzato Camposeo.

    La domanda di olio nel mondo

    La domanda di olio di oliva a livello mondiale cresce a velocità diverse: è stagnante nei tradizionali paesi consumatori del Sud Europa (con un tasso dell’1-2%); ha una crescita moderata in Paesi sviluppati (+3%) e una crescita sostenuta nei Paesi emergenti (oltre il 5%).

    E’ la fotografia scattata da una ricerca di Rabobank, presentata da Vito Martielli. «Attualmente – spiega Martielli - si osserva una globalizzazione della domanda mondiale di olio di oliva ma la produzione è diventata più instabile soprattutto nei Paesi del Mediterraneo determinando di conseguenza una maggiore volatilità nei prezzi».

    Serve un migliore utilizzo degli strumenti della politica agricola

    «In questo contesto così complesso, il rilancio della filiera può passare anche attraverso un migliore utilizzo degli strumenti della politica agricola: sia nazionale, sia comunitaria - ha indicato Andrea Comacchio del Mipaaft -. Il Piano olivicolo nazionale sta entrando nel vivo della attuazione e dobbiamo valorizzarne i risultati. Ma ci attendiamo molto anche dalla organizzazione economica del comparto, la cui normativa potrà essere adattata per andare incontro alle esigenze degli operatori olivicoli».

    L'intervento di Alessandra Pesce durante il convegno

    Puntare sulla ricerca e sulla valorizzazione qualitativa del prodotto

    Il sottosegretario alle Politiche agricole Alessandra Pesce ha ricordato come durante questo anno di governo siano state raccolte le istanze e le difficoltà del settore al quale è stata data una prima risposta con il decreto legge ‘Emergenze’. «Completato il lavoro sui decreti attuativi del DL – ha incalzato Pesce -, occorre avere una strategia di medio periodo con l’obiettivo di sostenere la competitività dell’olio di oliva made in Italy sui mercati nazionali e internazionali».

    Il sottosegretario ha poi ribadito l’importanza di investire risorse e energie nella ricerca attraverso una funzionale partnership tra pubblico e privato. «Dobbiamo anche puntare sulla valorizzazione qualitativa del nostro olio. Alcune produzioni sono eccellenti, altre meno. Altro tema è la valorizzazione della massa legnosa. Dobbiamo fare un utilizzo migliore delle risorse alboree».

    Massimiliano Giansanti

    Mettere i produttori nelle condizioni di effettuare investimenti importanti

    «L’olivicoltura siamo noi, ne dobbiamo essere consapevoli e - ha osservato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti - occorre rimboccarsi le maniche per dare una svolta reale e invertire una tendenza scoraggiante e negativa di un settore che ha forti potenzialità e di cui l’Italia è protagonista».

    «Bisogna mettere i produttori nelle condizioni di effettuare investimenti importanti, con tempi lunghi di rientro economico, che superano i dieci anni. Servono azioni puntuali attraverso il piano olivicolo nazionale e quello post-Xylella. Il processo di rinnovamento - ha concluso Giansanti - deve riguardare l’intera filiera: tutti gli attori devono essere protagonisti di uno sforzo congiunto per concorrere verso un obiettivo comune per creare valore».

    LA STRUTTURA PRODUTTIVA OLIVICOLA 2018/2019
    Aziende agricole 825201
    di cui marginali 63%
    Superficie 1.170.057 ha
    Superficie /azienda 1,42 ha
    Frantoi attivi 4.056
    Imprese industriali 220
    Produzione 175.000 ton. (2018)
    Uso mercato interno 535.000 ton. (media ultime 4 campagne)
    Peso Denominazioni su produzione 4%
    Import 549.000 ton. (2018)
    Export 332.000 ton. (2018)
    Usi totali 916.000 ton. (media ultime 4 campagne)
    I costi di produzione dell’olio EVO 3,4 -8,5 euro/kg a seconda delle aree
    Fonte ISMEA, 2019

     

    Olio, in vent’anni la produzione italiana è calata del 46% - Ultima modifica: 2019-06-27T11:51:52+00:00 da Laura Saggio

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