Ortofrutta, il vero problema non è l’aumento dei prezzi al consumo, ma dei costi

    Per il presidente dell’Apeo, Giacomo Suglia, i costi stanno esplodendo, perciò servono interventi urgenti anche su costo del lavoro e burocrazia

    Il presunto aumento dei prezzi al consumo dell’ortofrutta, l’aumento certo dei costi per i produttori ortofrutticoli, la necessità di grosse quantità di manodopera per le grandi raccolte, la questione del costo del lavoro, il dubbio che l’infezione da Coronavirus sia equiparata a infortunio. Sono i temi ai quali Giacomo Suglia, vicepresidente nazionale di Fruitimprese e presidente dell’Apeo (Associazione dei produttori e degli esportatori ortofrutticoli pugliesi), cerca di dare risposta per spiegare la situazione attuale del comparto ortofrutticolo italiano e disegnare prospettive meno fosche di quelle attuali.

     

    «Aumento dei prezzi al consumo? È la legge naturale della domanda e dell’offerta»

    Per Suglia il vero problema non è l’aumento dei prezzi al consumo, ma quello dei costi di produzione.

    Riguardo alle polemiche degli ultimi giorni riguardo ai presunti aumenti medi dei prezzi dell’ortofrutta, Suglia osserva che «i prezzi dell’ortofrutta sono in balìa di un andamento di mercato schizofrenico: appena un prodotto manca i prezzi salgono, quando invece abbiamo un chilogrammo di merce in più i prezzi scendono. Ma questa è la naturale legge della domanda e dell’offerta. È inutile spaventare i consumatori con una cattiva informazione su presunti aumenti esorbitanti dei prezzi al dettaglio che vanno valutati caso per caso, in relazione ai diversi prodotti e a seconda dei vari canali distributivi».

     

    «L’aumento dei costi per le aziende ortofrutticole, questo il problema vero»

    Il problema vero, per Suglia, è che «stanno aumentando e aumenteranno i costi perché le aziende si devono attrezzare con mascherine e guanti per i dipendenti e devono cambiare organizzazione aziendale e sistemi di lavoro con il necessario distanziamento sociale, senza contare la necessità di sanificare i magazzini e gli altri luoghi di lavoro. Gli aumenti di costi sono certi, così come è certo il minor potere di acquisto dei consumatori, mentre i prestiti del DL Liquidità sono in balìa delle banche e della burocrazia per cui le aziende agricole e commerciali dell’ortofrutta vivono nell’incertezza e nella confusione. L’associazione di categoria Freshfel Europe ha comunicato, in una lettera inviata al commissario europeo all’Agricoltura Janusz Wojciechowski, di aver quantificato l’aumento dei costi per i produttori ortofrutticoli in almeno 500 milioni di euro al mese, per il necessario adeguamento delle imprese e dei lavoratori alle norme di sicurezza, per la chiusura del settore Horeca (alberghi, ristoranti, bar e catering) che vale almeno il 25-30% dell’offerta di mercato, per gli aggravi di costi nei trasporti e per le difficoltà delle esportazioni di frutta e verdura fresche dell’Ue verso Paesi terzi, che valgono 5 miliardi di euro all’anno».

     

    «Manodopera per le grandi raccolte, altrove più pronti che in Italia»

    Nella ricerca di manodopera per le grandi raccolte, osserva Suglia, altri Paesi sono più intraprendenti dell’Italia.

    Altro problema certo e serio sul quale Suglia richiama l’attenzione è la necessità di grosse quantità di manodopera per le grandi raccolte. «Germania e Gran Bretagna hanno già organizzato voli charter per fare arrivare i lavoratori stagionali dai paesi dell’Est Europa. Mentre noi ancora discutiamo e siamo bloccati da veti e pregiudizi ideologici, altrove si danno risposte immediate alla mancanza di lavoratori stagionali nelle campagne, garantendo la loro e la nostra sicurezza contro il diffondersi del Coronavirus. Mi associo all’appello rivolto alla ministra Teresa Bellanova dai due europarlamentari italiani Paolo De Castro ed Herbert Dorfmann per la “quarantena attiva” che può contribuire a salvaguardare un quarto del made in Italy e la sopravvivenza di molte aziende agricole italiane, ormai in ginocchio per la mancanza di manodopera».

     

    «Nel prossimo “DL aprile” si affronti anche la questione del costo del lavoro»

    Per Suglia è necesario che il "DL aprile" affronti il problema del costo del lavoro.

    Per Suglia, inoltre, sarebbe opportuno che nel prossimo “DL aprile” si affrontasse anche la questione del costo del lavoro, un fattore che da sempre penalizza la competitività delle imprese italiane. «Proponiamo diversi interventi: intervenire con una decontribuzione previdenziale (il gettito si recupererebbe dal fisco e dalle accise); agevolare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro in agricoltura ricorrendo a piattaforme digitali pubbliche e trasparenti; coinvolgere subito alcune categorie come disoccupati, cassaintegrati e percettori del reddito di cittadinanza. È così che si affrontano e si risolvono i problemi che incalzano, perché le grandi raccolte di frutta e ortaggi a pieno campo stanno per iniziare».

     

    «Il contagio da Covid-19 è da considerarsi infortunio sul lavoro?»

    Suglia, infine, si dice «perplesso sui potenziali rischi penali a carico delle imprese» e chiede «lumi sull’art. 42 del Decreto Cura Italia (comma 2)», ponendosi la domanda se «il contagio da Covid-19 è da considerarsi infortunio sul lavoro». Una domanda non oziosa visto che tale comma 2 così recita: “Nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’Inail che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni INAIL nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa e non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico di cui agli articoli 19 e seguenti del Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019. La presente disposizione si applica ai datori di lavoro pubblici e privati”.

    Ortofrutta, il vero problema non è l’aumento dei prezzi al consumo, ma dei costi - Ultima modifica: 2020-04-22T22:50:45+02:00 da Giuseppe Sportelli

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