Piani di sviluppo rurale, rischio elevato di perdere risorse

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La spesa complessiva non supera il 15% degli stanziamenti e il 31 dicembre 2018 scatta il primo disimpegno automatico n+3. A rischio le Regioni Friuli, Liguria, Abruzzo, Campania, Lazio e Puglia. Per le amministrazioni locali, ma anche per quella centrale (a rischio anche i due Psr nazionalI) la sfida di accelerare i meccanismi di spesa

I prossimi mesi di gestione dei Piani di sviluppo rurale saranno caratterizzati dalla lotta contro il “disimpegno automatico” degli stanziamenti.

ministro
Angelo Frascarelli

Alcune Regioni sono infatti a rischio, in particolare Friuli, Liguria, Abruzzo, Campania, Lazio e Puglia, sulla base dei dati al 31 marzo 2018; in difficoltà anche i due Psr nazionali: Psrn e Rete Rurale.

Invece altre Regioni hanno già raggiunto l’obiettivo di spesa: Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Calabria, Sicilia, Sardegna, Trento e Bolzano.

Un meccanismo automatico

Come funziona il disimpegno automatico? Ai sensi dell’Art. 38 del Reg. 1306/2013 la Commissione europea procede al disimpegno della parte di impegno di bilancio che non sia stata utilizzata per il prefinanziamento o per i pagamenti intermedi o per la quale non le siano state presentate dichiarazioni di spesa conformi entro il 31 dicembre del terzo anno successivo all’anno dell’impegno di bilancio.

In altre parole, la Commissione europea procede al disimpegno delle risorse stanziate e non pagate nell’anno N+3 (cosidetta regola “N+3”).

Il 2018 è il primo anno in cui scatta il disimpegno automatico; gli stanziamenti 2015 devono essere erogati entro il 31 dicembre 2018, altrimenti le risorse tornano a Bruxelles.

Spesa a rilento

L’attuazione della politica di sviluppo rurale in Italia procede a rilento, con differenze notevolissime tra le varie Regioni. I Psr italiani manifestano un rilevante appesantimento procedurale e gli agricoltori lamentano un aggravio burocratico insostenibile.

Questa situazione genera un forte rallentamento della spesa: al 31 maggio 2018, i pagamenti hanno raggiunto appena il 17,67% dello stanziamento 2014-2020.

Dopo tre anni all’avvio dei PSR, la spesa pubblica effettivamente cumulata di tutti i PSR dal 1/01/2015 al 31/03/2018 è stata di 3,695 miliardi di euro, a fronte di uno stanziamento complessivo settennale di 20,874 miliardi di euro.

Grandi differenze tra le amministrazioni

L’avanzamento della spesa evidenzia che solo due Regioni hanno superato il 30% della spesa programmata: la provincia autonoma di Bolzano (39%) e il Veneto (35%). Ci sono molte Regioni in cui l’avanzamento della spesa è inferiore al 10% (Friuli, Liguria, Marche, Abruzzo) e sotto il 15% (Lazio, Basilicata, Campania, Puglia).

Un caso particolare è quello dei Psr nazionali, in cui l’avanzamento della spesa è appena del 8,19%. In questo caso la situazione più grave si manifesta nel sistema delle assicurazioni agevolate e più in generale della gestione del rischio in agricoltura.

Alcune Regioni rischiano di perdere risorse

Il disimpegno automatico ha fatto soffrire molte Regioni nella programmazione 2007-2013, quando vigeva la cosiddetta regola del “N+2”. In questa programmazione 2014-2020, i rischi disimpegno automatico sono molto inferiori con la nuova regola “N+3”.

Eppure, la capacità di spesa è peggiorata e, nonostante un anno in più, ci sono Regioni che rischiano il disimpegno automatico: Friuli, Liguria, Abruzzo, Campania, Lazio e Puglia, nonché i due PSR nazionali.

Da ora fino al 31 dicembre 2018, le Regioni e gli Agea inizieranno una lotta contro il tempo per evitare la perdita di risorse, ma il problema più grave lo subiscono gli agricoltori che non beneficiano del sostegno, con situazioni veramente drammatiche.

Più soldi alle Regioni più performanti

Una novità di rilievo della programmazione 2014-2020 è la riserva di perfomance per favorire l’uso efficace dei fondi; il 6% delle risorse costituisce (per l’Italia 625,8 milioni di euro di risorse FEASR) sarà assegnata alle Regioni più performanti, mentre quelle con risultati insoddisfacenti saranno sanzionate.

L’assegnazione della riserva sarà condizionata al raggiungimento dei risultati collegati agli obiettivi del programma.

Il performance frame work, infatti, si basa su un sistema di indicatori legati principalmente all’attuazione finanziaria e agli interventi realizzati sul programma, per cui sono stati fissati dei target intermedi (milestones) da conseguire entro il 31 dicembre 2018 e da valutare nel 2019.

Sarà dunque nel 2019 che, dopo aver verificato lo stato di attuazione dei diversi programmi con la cosiddetta performance review (art. 21 Reg. 1303/2013), la Commissione europea, entro due mesi dal ricevimento delle rispettive Relazioni annuali di attuazione per il 2019, adotterà una Decisione in base alla quale attribuirà la riserva di efficacia (performance reserve), una sorta di premialità per i migliori.

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