Berti, Asnacodi: «Reddito dei bieticoltori al riparo dalle speculazioni»

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Con un contributo di un euro a tonnellata i produttori soci di Coprob potranno dormire sonni tranquilli

Listini delle materie prime sempre più fluttuanti e indecifrabili. Necessità di dare certezze ai produttori di barbabietole da zucchero, anche per permettergli di fare gli investimenti necessari a garantire un prodotto di qualità per distinguersi nel mercato. Questi i motivi che hanno spinto il sistema dei Condifesa e Coprob a creare un fondo mutualistico Ist per la stabilizzazione del reddito degli agricoltori. Il direttore di Asnacodi Andrea Berti illustra nel dettaglio come è nato il fondo, a cosa serve, come funziona e quanto costa.

Direttore, da dove è nata l’esigenza di un fondo Ist per la barbabietola da zucchero?

Il comparto bieticolo-saccarifero sta vivendo un momento storico particolare e, grazie alla collaborazione con Coprob, abbiamo deciso di avviare l’iter per l’istituzione di un fondo per la stabilizzazione del reddito dedicato al settore. Un importante strumento che permette di ampliare e diversificare la portata e la strategia di gestione del rischio a disposizione del bieticoltore per tutelare il lavoro e, contemporaneamente, ridurre le possibilità di perdita di reddito. Uno strumento complementare alla classica polizza assicurativa che permetterà di coprire le perdite di reddito conseguenti alla fluttuazione dei prezzi di vendita delle barbabietole da zucchero.

 

 

Il fondo è nato grazie a una precisa richiesta pervenuta dal territorio, in particolare da Ettore Menozzi Piacentini, presidente di Condifesa Padova e consigliere di Coprob, che ha reso possibile il coinvolgimento di Claudio Gallerani e Bruno Treglia, rispettivamente presidente e direttore generale dell’azienda bolognese. Scintilla che ha fatto attivare le competenze territoriali del sistema Asnacodi Italia con Filippo Codato, competence leader per l’area fondi, e ha dato il via a questo innovativo fondo per stabilizzare il reddito.

Perché un agricoltore dovrebbe sottoscrivere questo fondo? Altri costi in un momento già complicato.

Perché è uno strumento straordinario messo a disposizione dalla Comunità europea che permette di mettere al riparo il proprio reddito. E proprio un momento delicato come quello che stiamo vivendo è giusto per aderire, specialmente pensando all’importante contribuzione pubblica di cui questo tipo di fondi possono godere. Infatti, il 70% del patrimonio del fondo è costituito da contributi europei.

Su quali parametri è stato costruito?

Si è tenuto conto del fatto che il rischio coperto è relativo alla volatilità del reddito medio, inteso come il valore assicurato specifico per ogni agricoltore aderente. Quindi il parametro fondamentale resta il reddito, calcolato con la classica formula: ricavi meno costi. Per i ricavi si devono intendere il totale delle fatturazioni/liquidazioni, al netto dell’Iva, della totalità della produzione annuale, tutti i premi e aiuti annuali, strettamente collegati alla produzione di barbabietole da zucchero e gli indennizzi assicurativi collegati alle coperture avversità atmosferiche. Invece, per costi sono stati considerati quelli sostenuti nell’anno di riferimento per l’approvvigionamento dei fattori esterni considerati i costi riferibili alle merci, scorte a fecondità semplice e dei servizi, con esclusione degli ammortamenti e costi del personale. Con riferimento ai costi si è impostata una semplificazione importante: la possibilità di utilizzare un costo standard, a vantaggio della snellezza sia per l’ente gestore, sia per l’agricoltore.

Quanti imprenditori agricoli devono aderire per renderlo sostenibile?

La normativa che regolamenta i fondi per la stabilizzazione del reddito su questo particolare tema è molto chiara. Per attivare un Fondo Ist servono almeno 150 aderenti. Tutto il fondo è stato strutturato per essere sostenibile già a partire da questo numero, resta altrettanto chiaro che più imprenditori aderiscono e maggiore sarà la sostenibilità del fondo.

Cosa bisogna fare per aderire al fondo?

È semplicissimo basta fare domanda presso Coprob o contattare uno dei Condifesa territoriali del sistema Asnacodi Italia.

Come è stato calcolato il contributo di adesione al fondo?

Il Fondo Ist è stato attivato dopo un’attenta analisi delle necessità dei bieticoltori e seguendo le direttive analizzate dal gruppo di studio di Samuele Trestini, docente dell’Università di Padova, il quale ha sottolineato la sostenibilità economica del fondo. Lo studio ha previsto l’analisi dei dati economici di un campione rappresentativo di aziende del comparto bieticolo-saccarifero e simulato il funzionamento del Fondo Ist negli ultimi 10 anni, al fine di determinare tutti i parametri economici, tra i quali anche il costo di adesione. L’analisi condotta dai ricercatori dell’Università ha permesso di evidenziare che il 100% delle imprese analizzate avrebbe avuto un vantaggio netto ad adottare la copertura mutualistica di stabilizzazione del reddito.

Quanto costa aderire per i bieticoltori?

Proprio lo studio dell’Università ha delineato i costi da sostenere da parte dei bieticoltori. Al fine di mantenere il fondo sostenibile si ipotizza un costo a carico dell’agricoltore di un euro per tonnellata di bietole prodotta. Ricordiamo che la Comunità europea aggiungerà ulteriori 2,33 euro a tonnellata, così da permettere di ottenere una dotazione finanziaria totale del fondo pari a 3,33 euro per ogni tonnellata.

Oggi la tecnologia può dare una grande mano all’agricoltura. Vale anche per la gestione del rischio?

Certo. Per noi la tecnologia è alla base dello sviluppo futuro e presente. Basti pensare al fondo AgrovsCovid-19 attivato da Asnacodi Italia in stretta collaborazione con la galassia dei Condifesa nazionali permesso grazie a un’innovativa piattaforma chiamata A3P, sviluppata da un’azienda leader nell’instant insurance. Sfruttando big data, machine learning, intelligenza artificiale, rilevazioni satellitari, ecc., le potenzialità per lo sviluppo della gestione del rischio in agricoltura sono infinite.

Avete in cantiere altri fondi simili? Se sì quali?

Sono molte le attività sulle quali stiamo ragionando per ampliare il portafoglio di strumenti da mettere a disposizione degli agricoltori associati ai nostri Condifesa. Per tutti vige un unico comune denominatore: la semplicità. Permessa grazie all’impiego di soluzioni tecnologiche che permettono di strutturare strumenti innovativi e che mettono al centro l’agricoltore.

Tra quelli già attivi, quali fondi Ist stanno offrendo un servizio concreto ai sottoscrittori?

Se parliamo di fondi mutualistici in generale, sono numerosi quelli attivi e già molti agricoltori negli anni hanno potuto toccare con mano i benefici dell’azione mutualistica. Invece, i fondi Ist attivi e istituiti dagli enti gestori ufficialmente riconosciuti a livello nazionale sono tre. Gravitano nel panorama dei Condifesa del sistema Asnacodi Italia e che sono all’opera proprio in questi giorni per valutare l’eventuale indennizzo da corrispondere agli associati, nello specifico sembra vi saranno compensazioni per melicoltori e produttori di latte bovino del Nord Italia.

Cos’è il progetto Asnacodi Italia – sistema Condifesa?

Riguarda lo sviluppo dell’organizzazione interna del sistema Asnacodi Italia. Un progetto che passa attraverso la collaborazione coordinata delle risorse umane di eccellenza già presenti sul territorio, avendo come riferimento un’attenta valutazione del contesto strutturale dei singoli Condifesa per trovare la miglior soluzione integrata in una efficiente regia di sistema. Un progetto in evoluzione grazie alla stretta vicinanza e al continuo confronto con i territori e con le realtà associative agricole presenti, in primis le organizzazioni professionali.

Berti, Asnacodi: «Reddito dei bieticoltori al riparo dalle speculazioni» - Ultima modifica: 2021-06-10T11:49:23+02:00 da K4

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