L’attraente futuro dei biostimolanti

Antonio Ferrante Università degli Studi di Milano
Bruxelles, attraverso il Reg. 1009/2019, ha messo precisi paletti sulla produzione e definizione dei biostimolanti. Molti microrganismi e composti non menzionati dalla disciplina europea possono però avere un’azione efficace contro gli stress abiotici, proprietà particolarmente ricercata per mitigare i danni causati dal climate change sulle colture. La sfida della Ricerca è quindi quella di ampliare la gamma dei composti che possono essere utilizzati a questo fine.

I biostimolanti sono mezzi tecnici affermati per migliorare la crescita e la resa dei sistemi colturali in campo e/o in serra.

Questi prodotti, se opportunamente impiegati, permettono di aumentare la sostenibilità economica e ambientale delle coltivazioni, riducendo l’impiego di fertilizzanti e/o regolatori di crescita.

 

 

I biostimolanti sono anche largamente utilizzati per aumentare la tolleranza delle colture agli stress abiotici (si veda anche lo speciale di Terra e Vita 29).

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Con la giusta tempistica, e la corretta modalità di distribuzione, permettono di evitare eccessive perdite di resa e di qualità anche in periodi particolarmente avversi.

La sperimentazione agronomica e la ricerca scientifica sono attualmente impegnate nel migliorare le conoscenze sulla composizione e le modalità di azione dei biostimolanti, cercando di aumentare la loro efficacia ottimizzandoli per contrastare specifici stress abiotici.

A livello scientifico il lavoro di ricerca permetterà di fornire informazioni importanti sulla tempistica di applicazione per utilizzare i biostimolanti come trattamenti preventivi o curativi, ossia prima o dopo lo stress.

Queste informazioni saranno utili all’agricoltore per definire il momento migliore per effettuare il trattamento su una determinata coltura e ottenere la massima efficacia del prodotto applicato.

I biostimolanti possono quindi essere utilizzati come strumenti per attivare processi fisiologici che inducono tolleranza a stress nel momento più opportuno del ciclo di sviluppo della coltura e possono quindi a tutti gli effetti rientrare tra le strategie dell’agricoltura di precisione.

L’aumento della tolleranza di una coltura verso uno stress abiotico richiede un investimento energetico importante per la produzione di metaboliti secondari e/o composti bioattivi capaci di contrastare lo stress.

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Questo investimento energetico viene sottratto alla produzione.

Tuttavia, l’induzione transiente della tolleranza permette alla coltura di poter contrastare e superare lo stress potendo tornare dopo l’evento di stress alla normale attività fisiologiche con un adeguato investimento energetico orientato alla produzione.

A livello europeo il regolamento EU n. 1009/2019 ha permesso di disciplinare la produzione e commercializzazione dei biostimolanti.

Ciononostante, molti microorganismi e composti pur non essendo menzionati nel regolamento possono avere un’azione biostimolante e la ricerca deve esplorare quali composti e sostanze possono essere incluse e annoverate tra i biostimolanti.

La sfida per il futuro è proprio quella di ampliare la gamma dei composti che possono essere utilizzati come biostimolanti e in grado di essere sempre più efficaci e con elevata riproducibilità al variare delle colture e dell’ambiente di coltivazione.


di Antonio Ferrante
Università degli Studi di Milano

L’attraente futuro dei biostimolanti - Ultima modifica: 2021-10-04T22:17:22+02:00 da K4

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