Alluvione, produzione ortofrutticola gravemente compromessa

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In campo i danni meccanici prodotti dall'impatto dell'acqua, l'asfissia radicale da allagamento e un corposo strato di limo e sabbia hanno distrutto molti ettari di piante da frutto. Agrintesa: «I danni sono tali da poter considerare seriamente compromessa la produzione del 2023»

Nel giro di un paio di settimane siamo passati dal problema siccità al problema alluvione. Questa è l’eccezionalità e la portata dei cambiamenti climatici. Ad essere colpito è ancora una volta il territorio romagnolo, sconvolgendo la produzione di frutta e ortaggi che alimenta industrie e cooperative di lavorazione e trasformazione della regione.

È ovviamente partita la conta dei danni.

Secondo le prime stime delle Professionali si parla di almeno 15 milioni (dato in aumento) di piante da frutto da estirpare. Ai danni sulla produzione agricola si aggiungono quelli alle strutture come gli impianti dei frutteti, le serre, gli edifici rurali, le stalle, i macchinari e le attrezzature perse senza contare la necessità di bonificare i terreni e ripristinare la viabilità nelle aree rurali dove si moltiplicano frane e smottamenti. È presto comunque per una quantificazione reale delle ripercussioni di questa alluvione.

Migliaia di aziende frutticole colpite

Quello che è certo è che l’alluvione ha devastato migliaia di aziende agricole, mettendo in ginocchio anche i colossi della filiera in Emilia-Romagna. Cristian Moretti, direttore Agrintesa, cooperativa con oltre 9.000 ettari di frutteti e 7mila di vigneti e più di 4mila aziende agricole socie, racconta che «la stragrande maggioranza delle nostre aziende agricole nelle province di Ravenna, Bologna e Forlì sono state colpite e alluvionate, parliamo di migliaia di aziende».

«I danni ingenti, sia alle strutture aziendali sia agli impianti produttivi di frutteti e vigneti, sono tali che possiamo considerare seriamente compromessa la produzione del 2023. Non sappiamo quanti potranno sopravvivere. E se le aziende socie sono in difficoltà, critica è anche la situazione occupazionale della cooperativa. Non sappiamo quando potremo ritornare a livelli ordinari di operatività. Per la ripartenza chiediamo un immediato sostegno al governo e alle istituzioni».

Mirco Carrelli, frutticoltore e socio Agrintesa, commenta così: «La mia azienda a Castel Bolognese è stata risparmiata dall’acqua, ma guardando a poco più di un chilometro da casa non c’è più niente».

«Qui in certe zone l’acqua ha raggiunto i 4 metri. In campo i problemi sono diversi: dopo 72 ore di asfissia radicale le drupacee muoiono. Poi c’è lo strato di fango. Non parliamo poi dei danni ai macchinari negli impianti di produzione: nello stabilimento di lavorazione dei prodotti Valfrutta, a Barbiano di Cotignola (Ravenna), c’era un metro d’acqua. Gli argini dei fiumi poi sono devastati, parliamo di voragini larghe e profonde di metri e metri».

«Non so quanta produzione riusciremo a salvare, molto poca temo. Molti produttori probabilmente, già affaticati dai problemi delle ultime tre annate, abbandoneranno completamente. Le immagini condivise da amici e colleghi sono devastanti, dopo giorni interi a spalare fango fatico veramente a trovare le parole per descrivere questa situazione».

Asfissia radicale e destrutturazione del terreno non lasciano scampo

E a proposito di problematiche in campo, Luca Corelli, ordinario di arboricoltura del Dipartimento di Scienze e Tecnologie AgroAlimentari di Bologna, spiega che «ci sono diversi aspetti con i quali si deve fare i conti:

  • In primis i danni meccanici agli alberi. Molte colture sono state investite fino a 1 -1,5 m di altezza da una corrente d'acqua molto violenta. Questo è un primo aspetto ma anche il meno grave: il kiwi, per esempio, nel giro di un anno riesce a ricostruire perfettamente la corteccia;
  • Secondo aspetto, molto più grave, è l’asfissia radicale dovuta ad allagamento. Tre-cinque giorni sono fatali per molte specie. Sicuramente tre giorni sono sufficienti per le drupacee più sensibili al ristagno come il pesco. Con l'alluvione del novembre del 1966, dove rimanemmo a bagno per meno tempo, solo nella provincia di Ravenna partirono 5mila ettari di pesco;
  • Un altro aspetto che sarà da gestire è la quantità di residui che l’acqua ha lasciato sul terreno, impurità di varia natura ma anche uno strato di 20-40 cm di limo e argilla. Su un terreno agrario con una propria tessitura e definizione fisico, chimica e granulometrica, una crosta di argilla va a destrutturare il terreno peggiorando ulteriormente le condizioni di asfissia.

Ovviamente, oltre ai danni economici, c'è il tema delle produzioni che già erano scarse per via dei danni da freddo. Io credo che ci aspetti un anno senza raccolti». 


Edagricole sostiene l'iniziativa di raccolta fondi
per l'Emilia-Romagna alluvionata

L'Iban per la donazione, intestato a “Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile dell'Emilia Romagna” è il seguente:

IT69G0200802435000104428964

La causale da indicare è “Alluvione Emilia-Romagna"

Alluvione, produzione ortofrutticola gravemente compromessa - Ultima modifica: 2023-05-23T12:56:21+02:00 da Sara Vitali

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