Le tante declinazioni dell’innovazione in orticoltura

orticoltura
Antonio Ferrante, Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Centro di ricerca produzioni vegetali
Nell'editoriale di Terra e Vita n. 12/2024 Antonio Ferrante fa il punto sulle innovazioni a disposizione della filiera orticola per ottimizzare i costi, ridurre l'impatto ambientale e aumentare la redditività

La filiera orticola è in continua evoluzione, dalle sementi al consumatore finale. A livello sementiero la qualità delle sementi è sempre più elevata in termini di germinabilità e vigore vegetativo. I semi sono spesso conciati con agrofarmaci, agenti di biocontrollo e/o biostimolanti. L’obiettivo a livello vivaistico è di avere piantine sane dal punto di vista fitosanitario e con crescita uniforme. Questi requisiti sono fondamentali per ridurre i problemi al trapianto e rispettare i tempi di produzione nelle colture con conferimento programmato alla grande distribuzione organizzata o alle industrie agroalimentari.

In vivaio si sta sempre di più diffondendo la pratica dell’innesto, con l’obiettivo di produrre piantine in grado di tollerare malattie fungine e/o condizioni pedoclimatiche avverse. Molto importante è il rinnovo varietale che, oltre a soddisfare le esigenze agronomiche ricercando nuovi genotipi con tolleranze verso stress biotici e abiotici deve tener conto anche delle nuove esigenze del consumatore. Il consumatore di oggi non è solo orientato alla sola soddisfazione di un’esigenza nutrizionale, ma cerca negli ortaggi anche una fonte di composti bioattivi che possano avere effetti benefici sulla sua salute.

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L’orticoltura, con le sue diverse specie, è un’ampia fonte di biodiversità che può fornire una moltitudine di prodotti ricchi in composti antiossidanti, vitamine, elementi minerali e fibre. A livello agronomico si stanno studiando macchine e tecniche colturali che permettono di ridurre l’impiego di agrofarmaci e in particolare attraverso la combinazione della lavorazione del terreno con la pacciamatura si possono rimuovere le infestanti e impedirne l’insorgenza, nello stadio di sviluppo quando la coltura è più vulnerabile. Una gestione colturale innovativa deve considerare anche l’impiego di biostimolanti che possono ridurre l’esigenza di apporti nutrizionali mediante i fertilizzanti e migliorare l’efficienza d’uso dei nutritivi.

Nelle aree geografiche dove le condizioni ambientali non sono favorevoli, l’impiego dei biostimolanti può aumentare la tolleranza agli stress abiotici evitando le perdite di resa. Nelle coltivazioni orticole in serra si stanno sempre di più diffondendo i sistemi di coltivazione fuori suolo che possono consentire di coltivare la stessa specie senza avere problemi fitosanitari. La qualità della produzione in ambiente protetto è garantita dall’uso di sensori che possono monitorare la temperatura, l’umidità del suolo e/o substrato dell’intensità della radiazione solare in serra. Tutti i dati rilevati dai sensori possono essere registrati e sono utili per poter sviluppare modelli matematici e software per il supporto alle decisioni. L’impiego di questi strumenti consente di ottimizzare l’ambiente di coltivazione alle esigenze delle colture. La produzione orticola, per alcune specie da foglia, può avvenire anche all’interno delle città attraverso le coltivazioni indoor o in vertical farm, riducendo la logistica e fornendo un prodotto a chilometro zero, tuttavia la sostenibilità economica e ambientale deve essere opportunamente valutata.

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Infine, l’innovazione della filiera orticola non può terminare con la raccolta, ma deve continuare in post raccolta, cercando di limitare le perdite di qualità. A tal proposito, vanno considerate nuove strategie di confezionamento e di logistica che possano garantire al consumatore un prodotto fresco e di qualità.


di Antonio Ferrante
Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, Centro di ricerca produzioni vegetali
antonio.ferrante@santannapisa.it

Le tante declinazioni dell’innovazione in orticoltura - Ultima modifica: 2024-04-11T16:36:33+02:00 da K4

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