Orogel: filiera corta

filiera corta
L’ultimo controllo prima della surgelazione spetta alle dipendenti, che eliminano quanto può essere eventualmente sfuggito alle macchine (foto Pozzati)
Le aziende agricole sono a pochi km dagli stabilimenti. Gli ortaggi arrivano entro pochissime ore dalla raccolta

Ogni prodotto Orogel, seminato nelle zone italiane più vocate, nasce, cresce e matura nella sua stagione. La coltivazione avviene secondo natura: seguire il ritmo delle stagioni per Orogel significa non solo rispettare l’ambiente, ma anche i propri clienti che, scegliendone i prodotti, devono essere certi di avere qualità e sicurezza a 360°.

filiera corta di orogel
Bruno Piraccini, presidente e amministratore delegato di Orogel

«La qualità dei nostri prodotti – afferma il presidente e ad di Orogel, Bruno Piraccini – è assicurata dalla filiera corta, che consente ai vegetali di giungere in stabilimento entro pochissime ore dal momento della raccolta. Questo comporta anche una drastica riduzione dei consumi di carburante e un minor impatto ambientale, legati al trasporto delle materie prime negli stabilimenti: le nostre sedi operative sono a distanza ravvicinata dalle aree di coltivazione più vocate alle singole coltivazioni».

Gli stabilimenti sono tre: a Cesena, a Ficarolo (Ferrara) e a Policoro (Matera) in Basilicata. Le aziende agricole sono tutte in zone limitrofe, in un raggio massimo di 80 km da ogni stabilimento. La coordinazione tra l’attività nei campi e quella in stabilimento è fondamentale per ridurre il tempo tra la raccolta e la surgelazione: essendo lavorati a poche ore (da 2 a 12 al massimo) dal momento in cui sono stati colti, i vegetali mantengono inalterate tutte le proprietà nutritive e organolettiche. All’occorrenza gli stabilimenti, normalmente aperti h24 su tre turni per 6 giorni a settimana, possono lavorare anche il settimo giorno.

Residuo zero

Il piano dei trattamenti in ciascuna azienda agricola è stabilito da Orogel in base ai Disciplinari di lotta integrata delle Regioni. I trattamenti si effettuano solo al superamento delle soglie di rischio indicate nei disciplinari, utilizzando principi attivi e prodotti meno impattanti possibile (anche quelli ammessi in agricoltura biologica). Si evitano trattamenti verso la raccolta, e comunque si privilegiano formulati con il più basso tempo di carenza. I controlli di qualità sono effettuati su tutta la filiera produttiva e si affiancano ad approfondite e frequenti analisi di laboratorio.

Inoltre Orogel restringe i limiti di residui previsti dai disciplinari, abbattendoli del 70%: un ortaggio è idoneo al marchio aziendale solo se contiene al massimo un 30% del limite di residui accettati per legge. Così, alcune linee di prodotto (per es. i 18 ortaggi che compongono il Buon Minestrone) risultano già da due anni “a residuo zero”: alle analisi, i vegetali non presentano tracce di fitofarmaci.

Una volta giunte negli stabilimenti Orogel, le materie prime vengono lavate, pulite e selezionate, sia da macchine ottiche che eliminano il non conforme mediante getto d’aria, sia da mani e occhi umani che effettuano l’ultimo controllo prima della surgelazione. Poi intervengono moderne tecnologie (es. “coltelli” ad aria compressa a 2mila atm che producono foglietti di bieta senza schiacciare i tessuti vegetali) che creano i prodotti grazie al solo impiego di aria, acqua, vapore (durante la sbollentatura, o blanching) e ovviamente freddo.

Anche nella fase del confezionamento ogni prodotto è controllato: un’addetta fa controlli a campione delle confezioni, per verificarne la rispondenza agli standard aziendali. L’ultima tappa è quella che fa giungere le referenze Orogel nei banchi freezer delle catene distributive italiane, ma anche di singoli negozi, attraverso una rete di magazzini dedicata.

L’azienda gestisce magazzini automatici intelligenti a -28 °C e ha selezionato fornitori dotati di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale, chiudendo il circolo virtuoso della filiera corta Orogel.

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