Uva da tavola, ecco le prime varietà apirene del progetto Innovitis

varietà apirene
Programma di breeding coordinato dall’Università di Catania. Il 44% dei consumatori preferisce acini senza semi ma l'Italia è in ritardo

Nella top 20 della frutta più acquistata nel 2020, l’uva da tavola si colloca al quarto posto con il 47%. A livello mondiale, nell’ultimo ventennio, si registra un trend di significativa crescita per produzione (+70%), consumo (+73%) e scambi internazionali (+50%). L’Italia è stata senza dubbio il Paese leader per la produzione, ma da vent’anni si assiste a un andamento negativo che interessa tutti i segmenti della filiera e che ha comportato la contrazione dei volumi esportati in molti mercati di riferimento. La superficie dedicata è diminuita di circa il 65%, oggi è intorno a 50mila ettari, di cui 27mila in Puglia (54%) e 16mila in Sicilia (32%).

 

 

Seedless dove siete?

«L’Italia è vista come un Paese con una grande tradizione – ha spiegato il docente di viticultura dell’Università di Palermo Rosario Di Lorenzo – ma bloccato in termini di varietà coltivate, obiettivi produttivi, tecnologia del post-raccolta, strategie commerciali, capacità competitiva, struttura e organizzazione del comparto, innovazione». L’effetto “varietà Italia” ha portato ad avere una piattaforma ampelografica costituita da varietà apirene per meno del 35% della produzione nazionale, che in Sicilia sfiora appena il 10%. In Cile, California, Sud-Africa, Australia l’incidenza delle varietà senza semi supera il 95% e nei nuovi impianti che si realizzano in Egitto, Spagna e Perù si utilizzano solo uve seedless.

Il progetto

«Grazie all’impegno finanziario dell’organizzazione di produttori dell’Op Opas, costituita nel 2014 – ha affermato l’innovation broker Antonino Azzaro – nel 2017 è partito un programma di miglioramento genetico delle uve da tavola, in collaborazione con il Di3A dell’Università di Catania, con l’obiettivo principale di ottenere nuove varietà di uva da tavola apirene con un forte legame con il territorio siciliano. Dal primo agosto 2020, questa attività è confluita nel progetto Innovitis, finanziato con la sottomisura 16.1 del Psr Sicilia 2014-2020».

Oltre alla valutazione agronomica dei nuovi genotipi, vengono sviluppate innovazioni dei processi produttivi, con particolare riferimento alla diffusione di tecniche per la gestione colturale e per la razionalizzazione dell’uso dei mezzi tecnici, in grado di aumentare l’efficienza e la sostenibilità economica ed ambientale degli impianti. Purtroppo, su Mazzarrone incombe un grave problema di stanchezza dei suoli con conseguenti problemi di durata degli impianti e rinnovamento degli stessi.

Innovitis è realizzato dal Goi SicilGrape che vede come capofila l’Op Opas e come partner scientifici il Di3A dell’Università di Catania, il Crea di Acireale e il Centro Studi di Economia applicata all’Ingegneria (Csei Catania). Partner tecnici sono Irritec Spa, Bonsicilia e sei aziende agricole produttrici di uva da tavola del comprensorio di Mazzarrone. I primi risultati su nuovi ibridi di uva da tavola costituti nell’ambito del progetto sono già disponibili.

Elisabetta Nicolosi del Di3A dell’Università di Catania presenta alcune cultivar in fase di studio

Il processo

«L’obiettivo è ottenere varietà innovative costituite nel territorio e per il territorio – ha detto la ricercatrice del Di3A dell’Università di Catania Elisabetta Nicolosi – che siano riconoscibili anche per la tipicità e per il richiamo al territorio stesso con caratteristiche di pregio che riguardano peculiarità organolettiche (colore, croccantezza, aroma, forma, potere salutistico), peculiarità agronomiche (produttività, epoca di maturazione, resistenza a stress), peculiarità tecnologiche (shelf-life, consistenza della polpa e della buccia, resistenza alle lavorazioni e ai trasporti)».

Per la costituzione di nuove varietà è necessario effettuare un’impollinazione incrociata controllata tra genotipi di interesse. Si sceglie il grappolo ideale per la demasculazione, una volta effettuata si procede con l’impollinazione incrociata, la copertura con tessuto del grappolo impollinato, il controllo del grappolo. Quando il genitore femminile è una cultivar con semi, in laboratorio si effettua il prelievo dei semi dagli acini, la sterilizzazione, la stratificazione in sabbia per 90 giorni a 4° C e, successivamente, si procede alla semina.

Quando il genitore femminile è una cv apirena, in laboratorio si procede con l’embryo rescue, tecnica che prevede la sterilizzazione degli acini, il prelievo degli ovuli, la messa in coltura, la germinazione, la radicazione. Le piantine ottenute hanno una prima fase di accrescimento in vitro, il trasferimento in jiffy, l’accrescimento in camera climatica ed il trasferimento in campo. Gli incroci sono stati valutati precocemente attraverso l’analisi molecolare per la presenza del carattere apirenia. In questo modo, si è riusciti a innestare e mettere in campo, prima della fruttificazione, genotipi apireni di cui sono state valutate le caratteristiche dopo il primo anno.

«Il programma di breeding 2017-2018 con 11 parentali in diversa combinazione di incrocio – ha continuato Filippo Ferlito del Crea Ofa di Acireale – ha permesso di ottenere 1140 piante di cui 710 già innestate in campo di valutazione, 252 innestate in campo nel mese di settembre 2019, di questi 190 genotipi produttivi nel 2020 di cui 40 apireni, 35 con vinacciolo erbaceo, 23 con vinacciolo semilegnoso e 92 con seme».

«Per il 2021 si eseguiranno gli innesti in campo degli altri ibridi già costituiti – ha precisato la professoressa del Di3A dell’Università di Catania Alessandra Gentile – una seconda valutazione dei genotipi in produzione e una valutazione di quelli che non hanno ancora prodotto nel 2020. I genotipi migliori saranno trasferiti in campi prova per ulteriore valutazione e selezione di nuove varietà valide per il territorio, oggetto di brevetto».

Iniziato questo radicale cambiamento del comparto, urge la necessità di “fare orchestra” e superare gli individualismi, ragionando come filiera. Fino a giugno, l’Italia era l’unico Paese tra i produttori a non avere un’associazione che rappresentasse l’interlocutore nei confronti delle Istituzioni europee, nazionali e regionali per promuovere il “brand Italia” con mirate strategie di marketing, commerciali e specifici programmi di ricerca e per il trasferimento delle innovazioni.

I primi risultati

Dai primi risultati ottenuti, al primo anno di valutazione in campo, già alcuni ibridi sembrano promettenti per croccantezza, sapore, dimensione e forma degli acini, colore della buccia, forma del grappolo. «La manifestazione del carattere apirenia – ha sottolineato Nicolosi – ha superato le aspettative: infatti più del 21% delle piante ottenute e, già in produzione, ha manifestato il carattere di assoluta apirenia, il 18% ha manifestato il vinacciolo erbaceo, impercettibile al palato, e il 12 % un vinacciolo semilegnoso.

Caratteristica molto apprezzata in alcuni genotipi in valutazione è il sapore moscato. Da questa primissima valutazione è stato possibile selezionare i genotipi anche in base al periodo di maturazione dei grappoli: alcune selezioni risultano molto interessanti proprio per il grado di precocità, soprattutto tra le selezioni a bacca bianca apirena, mentre un buon numero a bacca nera apirena ha mostrato un’ottima resistenza sulla pianta ed una maturazione molto tardiva».

Uva da tavola, ecco le prime varietà apirene del progetto Innovitis - Ultima modifica: 2021-01-12T10:50:15+01:00 da K4

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