Xylella, agricoltori e vivaisti: «Sì al genome editing per creare varietà resistenti»

    Oliveto distrutto dalla Xylella
    Alla terza Conferenza Efsa sulla Xylella è stata ribadita la necessità di costituire varietà di ulivo e di altre piante resistenti anche utilizzando le nuove biotecnologie. Intanto è arrivato il via libera all'impianto di agrumeti in Salento

    Gli agricoltori e i vivaisti europei chiedono alla ricerca e alle istituzioni Ue di accelerare sull'editing del genoma e le nuove biotecnologie per costituire varietà di ulivi e altre piante resistenti alla Xylella.

    Luigi Catalano

    A pochi giorni dall'annuncio della Commissione europea di voler cambiare le regole sugli Ogm, Luigi Catalano del Civi-Italia, l'organismo nazionale che rappresenta il settore vivaistico, ha indicato alla terza Conferenza Efsa sulla Xylella fastidiosa la necessità di avviare «un programma su larga scala per costituire varietà di ulivo e di altre piante resistenti alla Xylella fastidiosa, anche utilizzando il nuovo biotech «per ottenere nuove varietà vegetali molto più velocemente rispetto ai metodi genetici tradizionali». Nel frattempo è arrivato il via libera all'impianto di agrumeti nei territori del Salento dove la Xylella ha distrutto gli uliveti.

     

     

    1. Via i lacci alla ricerca

    Sulla stessa linea gli agricoltori Ue del Copa e Cogeca, che chiedono anche soluzioni specifiche per salvare gli alberi monumentali, e l'associazione europea dei vivaisti Ena. Agricoltori e vivaisti vorrebbero inoltre vedere concretizzati ristori e investimenti nelle aree più danneggiate dal batterio, test rapidi, più sorveglianza e prevenzione, ma anche più comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini.
    Il confronto tra parti sociali e istituzioni Ue ha chiuso la terza conferenza europea sulla Xylella fastidiosa dell'Efsa, dopo una settimana di incontri che hanno fatto il punto sui risultati della ricerca in Europa, con 900 partecipanti da tutto il mondo. Anche per alcuni scienziati intervenuti nel dibattito l'attuale legislazione Ue sulle biotecnologie è «un collo di bottiglia».

    2. Tante strade da percorrere

    Maria Saponari Ipsp-Cnr

    Ma la ricerca percorre molte strade. «Non c'è da aspettarsi una sola soluzione, la ricerca sulla Xylella fastidiosa in Europa avanza sulla biologia degli insetti vettori e la suscettibilità delle piante ospiti", ha detto Maria Saponari dell'Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ipsp) di Bari, chiudendo la conferenza Efsa. Saponari fa parte del gruppo che nel 2013 ha rilevato per primo la Xylella fastidiosa in territorio Ue, collegando il parassita al disseccamento rapido degli ulivi nel Salento.

    L'obiettivo oggi è «ottenere una gestione sostenibile combinando diversi strumenti», ha aggiunto Saponari, ora coordinatrice di Xf-Actors, il primo progetto di ricerca finanziato dall'Ue interamente dedicato al batterio delle piante classificato dalla Commissione europea come il più pericoloso d'Europa.
    Xf-Actors, e il suo predecessore POnTE sui parassiti "esotici", hanno aiutato a capire le diverse caratteristiche dei focolai europei di Xylella. I dati presentati, per esempio, hanno confermato che la sottospecie rilevata nella Spagna orientale, molto simile a quella toscana, non attacca gli ulivi. Mentre il ceppo pugliese è particolarmente aggressivo proprio sulle varietà locali di ulivo. La ricerca si sta occupando anche di trovare metodi per facilitare la sorveglianza su grandi estensioni di territorio.

    3. Controllo biologico, risultati promettenti

    Attraverso l'Efsa, secondo quanto emerso dalle relazioni presentate alla conferenza, i risultati dei progetti finanziati dall'Ue hanno contribuito all'alleggerimento di alcune misure di eradicazione tra il primo regolamento Ue del 2015 e il secondo del 2020. Particolarmente interessanti sono i risultati di un gruppo di ricerca di Valencia, che ha isolato virus potenzialmente capaci di azzerare la presenza di Xylella fastidiosa nelle piante infette. Se i risultati fossero confermati su più sottospecie del batterio e su più specie vegetali, i virus potrebbero fornire la base per creare prodotti per il controllo biologico in grado di contrastare la Xylella.

    4. Sì agli agrumeti in Salento

    Via libera agli impianti di agrumeti e altri alberi da frutto nel territorio salentino colpito dall'epidemia di Xylella. «È quanto deciso oggi dal Comitato fitosanitario nazionale che ha accolto le nostre istanze per offrire un ulteriore opportunità di rinascita al paesaggio e all'economia salentini vessati dalla Xylella».

    Lo dichiara l'assessore all'Agricoltura della Regione Puglia Donato Pentassuglia, a margine della riunione che si è tenuta al Mipaaf e cui ha preso parte l'Osservatorio fitosanitario regionale con il supporto scientifico dell'Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante - Cnr di Bari.

    «Siamo soddisfatti per un risultato che rappresenta un ulteriore tassello per diversificare e riqualificare il nostro territorio - prosegue l'assessore - si tratta di una deroga importante concessa grazie alle interlocuzioni avviate con il ministero, di concerto con le organizzazioni di categoria, per riconvertire le colture del Salento. Pertanto, sulla base delle indicazioni del Servizio fitosanitario regionale, gli agricoltori e i proprietari di terreni ricadenti nelle aree colpite potranno far richiesta di impiantare specie arboree che, sebbene teoricamente suscettibili alla Xylella, si sono dimostrate resistenti o tolleranti all'organismo nocivo. In particolare, si fa riferimento alle piante del genere citrus e della famiglia delle drupacee, ovvero agrumi, peschi, ciliegi, mandorli, albicocchi. Obiettivo ultimo è offrire ulteriori prospettive di sviluppo alle zone particolarmente colpite dalla batteriosi anche in un quadro di valorizzazione di un paesaggio così duramente colpito».

    Xylella, agricoltori e vivaisti: «Sì al genome editing per creare varietà resistenti» - Ultima modifica: 2021-05-03T20:54:51+02:00 da Terra e Vita

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