Sulle melanzane di Agribologna i produttori ci mettono la faccia

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    Matteo Pozzi mostra le melanzane della varietà Fantastic F1 appena raccolte. Alle sue spalle parte delle strutture protette della sua azienda agricola
    Matteo Pozzi, socio produttore di melanzane a Riolo Terme (Ra): «Sono orgoglioso del prodotto che ottengo. Noi agricoltori 2.0 dobbiamo valorizzare una produzione legata alla biodiversità e alla territorialità»

    “Questo l’ho fatto io”

    é il brand di filiera creato da un anno dal Gruppo Agribologna per caratterizzare sugli scaffali della Gdo quattro referenze di cotti (zucca, patata dolce, cipolla, rapa rossa) e ben trentatré referenze di crudi che per la frutta spaziano dalle ciliegie ai cachi, dalle pere alle pesche, mentre sul fronte verdura e ortaggi variano dai pomodori agli agretti, passando per funghi, lattuga, radicchi, zucchine e molto altro ancora. Sullo scaffale si fanno notare per l’attraente packaging in cartone e per l’imballo trasparente che pone in primo piano il prodotto.

    Ma la vera novità sta in una non scontata scelta di comunicazione: sulle confezioni compare infatti in primo piano la foto del produttore, socio di Agribologna, con tanto di nome e caratteristiche dell’azienda.

    È così che il consumatore si trova a scegliere tra le melanzane di Matteo, la lattuga di Marco e Loris, il radicchio di Paolo, le fragole di Roberto, le nettarine di Stefano, le ciliegie di Matteo e molta altra ortofrutta: impara dove e come questi prodotti sono stati coltivati, avverte che sta comprando un prodotto a filiera corta: uno dei punti di forza e dei valori di Agribologna. E all’interno dell’imballo trova anche una ricetta per gustare al meglio il prodotto.

    L’azienda agricola

    Tra le foto che invitano il consumatore a scegliere il suo prodotto dallo scaffale, c’è dunque anche quella di Matteo Pozzi, 28 anni: è lui che produce le melanzane Agribologna. La sua azienda si trova a Riolo Terme, in provincia di Ravenna.

    Matteo è la terza generazione della famiglia Pozzi. «Negli anni Sessanta mio nonno Bruno con suo fratello Enea convertirono i terreni a frutteti in orti, e questi via via hanno preso sempre più posto. Poi mio padre Pietro e i miei zii Carlo e Franco hanno proseguito in quest’opera di specializzazione facendo diventare l’impresa un’azienda modello nella zona per la produzione di ortaggi. Siamo soci di Agribologna da sempre. Oggi abbiamo 23 ettari, due grandi poderi che producono per il 75% melanzane, zucchine, cetrioli, meloni e, in inverno, lattughe per insalata; di frutta ne teniamo poca, kiwi e un po’ di vigneto».

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    In alto: Melanzana tonda nera Fantastic F1, varietà precoce e con ottima allegagione. Al centro: Melanzana ovale striata viola Leire F1, contraddistinta dal buon vigore, dal portamento arieggiato e dagli internodi ravvicinati. Sotto: La melanzana lunga Nilo F1 è alta, con portamento eretto, ma con internodi corti che ne garantiscono il buon vigore.

    Tonde, striate, lunghe.
    Melanzane omogenee per tipologia
    e calibro in ogni confezione

    Tra i prodotti di punta della famiglia Pozzi ci sono le melanzane. «Qui in questa valle vengono bene – spiega Matteo – perché l’escursione termica fra il giorno e la notte fa sì che la colorazione sia ottimale e la crescita non presenti problemi di sorta. Produciamo diversi tipi di melanzane: le tonde, ma anche le striate (più morbide e dolci, adatte per piatti più delicati) e le lunghe, perfette per la griglia. È una questione di gusti».

    Quando si acquistano le melanzane, per valutarne la qualità, le caratteristiche più importanti da tenere in considerazione sono dimensione, consistenza, colore, buccia tesa e assenza di ammaccature. Dunque, continua Pozzi, serve una grande attenzione per far sì che il prodotto che arriva al consumatore finale sia perfetto. «Noi raccogliamo le melanzane al mattino e le conserviamo in grandi cassoni, prima di confezionarle nel pomeriggio. Abbiamo fatto investimenti importanti in un impianto che ne consente la pulizia e la calibratura, in modo da ottenere confezioni perfettamente omogenee e con un elevato livello di immagine nella presentazione».

    Le melanzane vengono riversate dal cassone in una vasca in cui si lavano. Dopo di che, attraverso un rullo, risalgono in fila indiana su un nastro che le porta prima in un tunnel in cui vengono rapidamente asciugate con aria calda e poi successivamente entrano in un secondo tunnel in cui, con un sensore ottico, vengono selezionate per la loro dimensione e convogliate sui nastri di confezionamento. Qui vengono prelevate dal personale che le posiziona nelle cassette, orientandole secondo il senso stabilito.

    Produzione integrata

    «Abbiamo scelto la tecnologia – tiene a precisare Matteo – ma in questo lavoro è importante anche tanta attenzione umana, che non deve mai mancare per far sì che il prodotto che arriva sulle tavole sia al massimo livello. Noi soci del Consorzio Agribologna produciamo gli ortaggi convinti che debbano essere buoni, sani e genuini. I nostri metodi di coltivazione seguono i capitolati Sqnpi relativi alla produzione integrata, utilizzando fertilizzanti di materia organica, insetti utili e tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente e della salute del consumatore».

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    I frigoriferi con i prodotti del brand “Questo l’ho fatto io” di Agribologna

    I prodotti sono raccolti a mano, selezionati per qualità, durante la stagione di produzione e confezionati direttamente da noi, per mantenerne intatta la freschezza e l’integrità. La filiera corta assicura qualità costante, sicurezza alimentare, cultura del territorio, tracciabilità: «Sono orgoglioso del prodotto che produco», afferma il giovane orticoltore. «Il mio impegno sta nel fornire prodotti con giusta maturazione, freschi e garantiti da controlli fitosanitari accurati. Per questo sono felice di metterci la faccia: il consumatore moderno è cambiato, si è evoluto».

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    Melanzane globose “Questo l’ho fatto io”, prodotte dall’azienda agricola Matteo Pozzi di Riolo Terme (Ra). In evidenza su ogni confezione la foto del coltivatore e la scritta “socio Agribologna”

    Le persone hanno capito che il cibo può essere un grande alleato della salute, sono più attente a quello che consumano e «sanno che va incrementato il consumo di frutta e verdura. Al tempo stesso, sono cambiati gli stili di vita: tutti hanno meno tempo da dedicare alla spesa, magari nei mercati di città, e si rivolgono alla grande distribuzione organizzata. Penso che trovare sugli scaffali del supermercato un prodotto firmato, di cui puoi riconoscere l’origine, potendo attribuire un volto a chi lo ha coltivato, raccolto, imballato sia un modo molto diretto per avvicinare e rassicurare il consumatore».

    Dai giovani un salto di qualità

    Insiste Matteo Pozzi: «Io ho raccolto l’eredità di mio nonno, di mio padre e di mio zio: siamo agricoltori da tre generazioni. Da loro ho imparato l’amore per la terra, il rispetto per i ritmi della natura e i tempi delle stagioni ma anche la consapevolezza che bisogna sempre rinnovarsi e migliorarsi. Noi agricoltori 2.0 dobbiamo essere capaci di fare un ulteriore salto di qualità: i giovani possono dare nuovo vigore a un settore che sta diventando strategico e che ha bisogno di nuovi approcci per far fronte ad alcune problematiche di portata mondiale, dalla sostenibilità ambientale, alla realizzazione di sistemi alimentari più equi».

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    Cassoni con le melanzane Fantastic F1 appena raccolte pronte per essere lavate, asciugate e calibrate

    Un elemento importante da valorizzare è una produzione fortemente identitaria e perciò legata alla biodiversità e alla territorialità, che permette anche di sottrarsi a una competizione legata unicamente al prezzo, in un mercato sempre più globalizzato.

    Continua Matteo: «La mia azienda agricola impiega oggi 25-30 persone durante l’alta stagione. Lavoro ogni giorno sentendo una duplice responsabilità: quella verso il consumatore finale, a cui voglio garantire un prodotto di altissima qualità, e quella verso le persone che lavorano nella mia azienda. Far parte di un consorzio strutturato come il Gruppo Agribologna è per me una scelta importante: mi incita a stare al passo con i tempi, garantendo un prodotto di prima qualità e al tempo stesso mi garantisce una distribuzione moderna e all’avanguardia; mi aiuta a far arrivare il mio prodotto al meglio sullo scaffale anche grazie a una comunicazione e un marketing efficaci».

    E conclude: «Oggi non possiamo più pensare di essere solo agricoltori. Dobbiamo essere agricoltori-imprenditori: conoscere i ritmi della terra ma anche le logiche del mercato; e starci dentro con un modello moderno per governare la catena del valore generato dal nostro lavoro».

    Quella di Matteo Pozzi è una delle esperienze di giovani orticoltori innovativi presentati in occasione del FUTUR SHOW Innovazione in orticoltura

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