Nocciole avariate in aumento conoscere per limitare i danni

    La qualità del prodotto italiano è elevata e occorre continuare a studiare per mantenere questi standard minacciati dalla problematica rotten hazelnut

    Articolo pubblicato nella rubrica Tecnica e Tecnologia di Terra e Vita 16 

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    Il nocciolo (Corylus avellana L.) rappresenta, a tutt’oggi, una coltura di crescente interesse nel panorama agricolo nazionale, in quanto molte zone vocate, soprattutto del sud Italia, si stanno progressivamente evolvendo in coltura specializzata con impianti in aree pianeggianti più fertili, a fronte dei corileti di vecchio impianto dislocati in zone disagevoli. Nonostante ciò, la filiera italiana della nocciola non soddisfa pienamente il fabbisogno industriale di trasformazione, in costante aumento. Le aziende dolciarie sono alla ricerca di standard qualitativi elevati e necessitano di una nocciola sgusciata sana e priva di difettosità.

    In tale contesto, assume importanza fondamentale il monitoraggio fitosanitario con particolare riguardo alle patologie di origine fungina.

    Accanto alle ben note malattie fungine riportate in bibliografia (quali l’antracnosi, il marciume bruno dei frutti, o la più recente necrosi grigia della nocciola), la filiera corilicola è sempre più interessata al fenomeno del “rotten hazelnut”, che include una serie di difettosità interne alla nocciola come imbrunimenti e/o marcescenze che talvolta si presentano solo nel momento del taglio e che comunemente vengono descritte come nocciola “avariata”.

    Al fine di indagare e comprendere meglio l’eziologia del fenomeno dell’”avariato” e dei suoi agenti responsabili, a partire dalla stagione produttiva 2016 è stato avviato un monitoraggio, tutt’ora in corso, in due zone storiche della corilicoltura nazionale: Campania e Piemonte.

    Gli undici corileti dell’analisi 2016

    Nel corso della stagione 2016 sono stati selezionati undici corileti dove, negli anni precedenti, erano state registrate alla raccolta elevate percentuali di frutti avariati. I campi erano concentrati tra il distretto di Nola (provincia di Napoli) e quello di Teano (provincia di Caserta) e in tutti gli impianti era preponderante la varietà San Giovanni, tipica dell’areale campano. Gli impianti piemontesi erano siti nella provincia di Asti (nei comuni di Moasca e Montegrosso d’Asti) e in entrambi i corileti era presente la varietà Tonda Gentile delle Langhe. In ognuno degli appezzamenti sono stati eseguiti due campionamenti, uno ad inizio della caduta delle nocciole, prelevando i frutti direttamente dalla pianta (fase raccolta) e il secondo prelevando i frutti da terra subito prima del passaggio per la raccolta (fase post-raccolta). Per i frutti provenienti dal secondo campionamento si è provveduto alla loro essiccazione in modo naturale, simulando quanto avviene in azienda, prima della loro consegna al laboratorio di analisi. Per ogni campionamento sono stati raccolti 5 chili di nocciole da/sotto piante preventivamente contrassegnate e georeferenziate. Complessivamente sono state osservate e analizzate 14.231 nocciole campane e 1.205 nocciole piemontesi per un totale di 15.436 nocciole.

    A livello preliminare è stata fatta una analisi visiva esterna, sia in raccolta sia in post-raccolta, stabilendo una suddivisione in classi come sintetizzato nella figura 1. Sulla base di questa suddivisione è stata inoltre fatta un’analisi visiva interna della nocciola per ciascuna delle classi sintomatiche stabilite.

    Si può osservare dai campioni della Campania una buona percentuale di nocciole sane (84-96%) in fase di raccolta, che diminuisce nella fase di post-raccolta con una media al di sotto del 50%, come riassunto nelle tabella 1 e tabella 2. Nessun tipo di alterazioni esterne sono state invece riscontrate nei campioni delle aziende piemontesi in fase di raccolta.

    Successivamente il lavoro è stato suddiviso in 2 fasi:

    1. determinazione delle classi sintomatiche presumibilmente ascrivibili ad “avariato” e/o cimiciato;

    2. isolamenti diretti ed identificazione delle relative colonie fungine.

    1. Nella prima fase si sono suddivise le nocciole aperte, sia le sane sia quelle di tutte le altre categorie A, B, C, e D, in classi sintomatiche presumibilmente ascrivibili ad “avariato” e/o cimiciato. La classificazione parte da una sintomatologia di “avariato” con leggero imbrunimento interno dal centro della nocciola (avariato occulto A1) fino al totale imbrunimento della nocciola (avariato visibile A2). Similmente sono state considerate anche le nocciole con alterazioni da cimiciato sia occulto (C1) sia visibile (C2) (figura 2). Tutte le alterazioni interne osservate sono risultate essere indipendenti dall’aspetto esterno della nocciola, ovvero dalla categoria sintomatica esterna sia nella fase di raccolta sia nella fase di post-raccolta.

    2. Dalle nocciole di tutte le classi sintomatologiche osservate sono stati effettuati isolamenti in laboratorio per la presenza di microrganismi fungini. Dal 3°-5° giorno successivo all’isolamento si iniziavano ad osservare, identificare e trasferire le colonie fungine in crescita in base alla morfologia osservata al microscopio. I risultati ottenuti dagli isolamenti praticati a livello delle porzioni di nocciole e provenienti sia da nocciole in fase di raccolta sia da nocciole in post-raccolta, hanno mostrato la presenza dei seguenti generi/specie fungini: Colletotrichum acutatum, Colletotrichum spp., Alternaria spp., Botryosphaeria dothidea, Botryosphaeria spp., Diaporthe/Phomopsis spp., Cladosporium spp. Tendenzialmente è stata osservata una maggiore frequenza del genere Colletotrichum negli isolamenti effettuati dalle nocciole in raccolta (figura 3), mentre la presenza dei funghi Botryosphaeria spp., Botryosphaeria dothidea, Alternaria spp. e Diaporthe/Phomopsis spp. è aumentata su tutti i campioni in post-raccolta soprattutto in relazione al sintomo di avariato (figura 4).

    Il triennio 2017-2019

    Nel triennio 2017-2019, sulla base dell’esperienza maturata nel corso dell’indagine preliminare 2016, anche in relazione alla precisa individuazione della sintomatologia ascrivibile all’”avariato”, ci si è concentrati su alcuni impianti piemontesi nelle provincie di Asti, Vercelli e Cuneo, analizzando solo le nocciole in fase di raccolta e post-raccolta, mentre, per la Campania, sono state scelte quattro aziende pilota: due nel distretto di Teano e due nel distretto di Nola-Saviano dove sono stati prelevati campioni in più fasi fenologiche:

    1 - apertura gemme;
    2 - allegagione;
    3 - maturazione lattea;
    4 - raccolta;
    5 - post-raccolta.

    Complessivamente sono state osservate e analizzate 7.700 nocciole piemontesi e 15.760 nocciole campane per un totale di 23.460 nocciole. Per tutti i campioni le analisi di laboratorio sono state effettuate come per l’anno 2016; inoltre per le fasi fenologiche 4 e 5 è stata fatta anche l’analisi visiva delle nocciole sgusciate nelle classi “avariato visibile”, “avariato occulto”, “cimiciato visibile” e “cimiciato occulto”.

    Piemonte

    In linea generale nel corso del triennio le percentuali di nocciole avariate nelle diverse aziende piemontesi campionate non superano mai il 3% ad eccezione del post-raccolta del 2019 con una media del 7%.

    Differente è il discorso per quanto riguarda il cimiciato con punte del 44% in un’azienda del Vercellese.

    Dalle analisi di laboratorio sui pochi campioni con sintomo di avariato sono stati isolati con maggior frequenza colonie di Alternaria spp., Botryosphaeria spp., Diaporthe/Phomopsis spp. e Colletotrichum spp..

    Le analisi delle nocciole cimiciate hanno portato a identificare numerose colonie di un ascomicete, Eremothecium coryli Peglion (Syn. Nematospora coryli), potenziale patogeno e probabile induttore della stigmatomicosi del nocciolo ovvero del “dry rot” del seme della nocciola (figura 5).

    È stato recentemente dimostrato come l’ascomicete possa essere trasmesso dalla Halyomorpha halys (cimice asiatica), vettore estremamente polifago appartenente alla famiglia dei Pentatomidae.

    L’identificazione di questo fungo da un sito del Vercellese nel 2017 con alte percentuali di cimiciato è stata confermata anche nelle altre provincie piemontesi monitorate.

    Campania

    1 - Apertura gemme (fine marzo-inizio aprile)

    I risultati ottenuti dagli isolamenti a gemma rigonfia hanno mostrato la presenza, anche contemporanea, dei seguenti generi/specie fungini: Didymella corylicola, Alternaria spp., Cladosporium spp., Colletotrichum spp., Botryosphaeria spp., Diaporthe/Phomopsis spp., Fusarium spp. e Botrytis spp. Tutti i generi/specie isolati erano comuni in tutte e quattro le aziende campane con differenti percentuali come sintetizzato nella figura 6. La presenza di colonie fungine identificate come Didymella corylicola è preponderante, seguita da Alternaria e Cladosporium.

    2- Allegagione (metà-fine maggio)

    I risultati ottenuti in laboratorio, con nucula già formata all’interno, mostrano una larga percentuale di nucule sane ed una bassa percentuale di specie/generi fungini che nel primo campionamento erano presenti: Didymella corylicola, Alternaria spp. e Cladosporium spp. (tabella 3).

    3- Maturazione lattea (giugno-metà luglio)

    Il campionamento di questa fase variava in relazione alla maturazione scalare e alle condizioni climatiche del triennio. Anche in questa fase, la percentuale maggiore (90,74%) è stata quella relativa alle nocciole sane, soprattutto nel mese di luglio, seguita man mano da valori che non superavano tuttavia il 2% di microrganismi già precedentemente isolati, fatta eccezione per Cladosporium spp. che nel campionamento di giugno risultava maggiormente presente (tabella 3).

    4- Raccolta (metà-fine agosto)

    I campioni, in questa fase venivano raccolti prima della caduta a terra. Nonostante una percentuale di nocciole sane al 92%, si conferma la presenza di generi/specie già individuati in tutti i precedenti campionamenti: Alternaria spp., Didymella corylicola, Cladosporium spp. seguite da specie rappresentate da singole o poche colonie di: Colletotrichum spp., Botryosphaeria spp., Diaporthe/Phomopsis spp. e Fusarium spp. (tabella 3).

    5- Post-raccolta (ottobre)

    I campioni analizzati in questa fase venivano conservati direttamente nelle aziende di produzione. L’analisi dei tessuti interni, da sintomatologie ascrivibili all’avariato e/o cimiciato, mostravano la presenza di specie già identificate negli altri campionamenti. Di particolare rilievo, in quest’ultima fase, la percentuale di nocciole sane: 91,5 % come mostrato in tabella 3. È interessante notare che solo nel corso del 2019 nelle due aziende del Teanese è stata riscontrata la presenza di Eremothecium coryli (agente causale del dry rot delle nocciole) fungo isolato e descritto da nocciole piemontesi a partire dal 2017.

    Un pool di funghi da bloccare

    L’analisi di questo intenso monitoraggio 2016/2019, su nocciole con sintomi sia di avariato visibile sia di avariato occulto, evidenzia la presenza di un pool di microrganismi fungini tutti potenzialmente patogeni (Didymella corylicola, Alternaria spp., Colletotrichum spp., Botryosphaeria spp.; Diaporthe/Phomopsis spp., Cladosporium spp., Phoma spp., Fusarium spp.).

    Questa ripetibilità di isolamento di funghi in 4 anni consecutivi assume una notevole importanza considerando il fatto che le annate vegetative dal 2016 al 2019 hanno avuto un andamento climatico differente.

    Ad esempio, l’andamento climatico del 2017, particolarmente caldo e siccitoso, ha condizionato pesantemente lo sviluppo di microrganismi fungini così dipendenti dal fattore umidità.

    Si riscontra comunque che alcuni generi fungini, più sensibili alla bassa umidità, come Colletotrichum, hanno drasticamente ridotto l’incidenza nella stagione siccitosa del 2017. L’analisi dei campioni prelevati allo stadio di gemme rigonfie si è dimostrato di estrema utilità per conoscere le specie fungine presenti nei corileti che possono successivamente penetrare e/o svilupparsi a carico della nocciola quando le condizioni ambientali e/o fenologiche si dimostrassero favorevoli allo sviluppo fungino.

    In questa fase una nuova specie fungina denominata Didymella corylicola (Scarpari et al. 2020) è risultata essere presente in maniera abbondante anche se il suo ruolo e coinvolgimento nel fenomeno della nocciola avariata non sembra essere primario. Aspetto allarmante riguarda la segnalazione di Eremothecium coryli, sia nella corilicoltura piemontese (2017) sia in quella campana (2019). Questo fungo, veicolato dalle cimici, potrebbe rappresentare un ulteriore problema sommato al difetto tipico comunemente definito cimiciato.

    In relazione ai risultati ottenuti in questi quattro anni, sono in corso prove di patogenicità con tutti gli isolati fungini identificati al fine d’individuare il principale responsabile del fenomeno della nocciola avariata. È possibile ipotizzare che tale fenomeno, che possiamo definire complesso, possa avere un agente causale primario ed altri agenti fungini secondari. Una risposta più precisa a questa problematica ci consentirà di definire al meglio sia il periodo d’intervento sia uno o più prodotti specifici che blocchino e/o limitino tale fenomeno di difettosità interna della nocciola.

    Nocciole avariate in aumento conoscere per limitare i danni - Ultima modifica: 2020-05-18T08:15:19+02:00 da K4

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