Titoli Pac, Italia al bivio: proseguire o no la convergenza?

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Lotta contro il tempo: i titoli Pac sono confermati fino al 31 dicembre 2022, ma il nostro Paese deve decidere entro il 19 febbraio riguardo al sostegno accoppiato e alla convergenza, intervenendo sull’evidente squilibrio di titoli che oggi vanno da 119 a oltre 40.000 €/ha. E dal 2023 i titoli storici potrebbero sparire

Il Reg. (UE) n. 2020/2220, il cosiddetto regolamento transitorio, proroga i pagamenti diretti e i titoli fino al 31 dicembre 2022. Pertanto, il sistema attuale dei pagamenti diretti sarà mantenuto per gli anni di domanda Pac 2021 e 2022.

Articolo pubblicato sulla rubrica La Pac sotto la lente di Terra e Vita 5/2021

 

 

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Dal punto di vista giuridico, si conferma l’attuale regime di pagamento, a norma del regolamento (UE) n. 1307/2013 e del decreto ministeriale 7 giugno 2018, basato su 5 tipologie di pagamenti:

  • pagamento di base (55,08% del massimale nazionale);

    Angelo Frascarelli

  • greening (30%);
  • giovani agricoltori (2%);
  • pagamento accoppiato (12,92%);
  • piccoli agricoltori (importo forfetario che sostituisce i precedenti pagamenti per i piccoli agricoltori).

L’Italia dovrà comunque varare un nuovo decreto ministeriale di applicazione, entro il 19 febbraio 2021, in quanto potrà modificare alcune scelte, come ad esempio la percentuale del sostegno accoppiato e la convergenza dei titoli.

La convergenza dei titoli Pac

Il regolamento transitorio dispone che gli Stati membri possano utilizzare il meccanismo di convergenza interna per convergere ulteriormente il valore dei titoli verso la media nazionale.

La convergenza è uno strumento, previsto dal Reg. 1307/2013, per avvicinare il valore dei titoli. In Italia la convergenza è stata attuata tramite il decreto ministeriale n. 6513 del 18 novembre 2014 che ha optato per il modello di convergenza più conservativo, il cosiddetto “modello irlandese”, che prevede di avvicinare gradualmente i titoli storici al valore medio nazionale, secondo due progressioni, attuate dal 2015 al 2019:

- i titoli di valore elevato sono diminuiti gradualmente per avvicinarsi al valore medio nazionale;

- i titoli di valore basso sono aumentati gradualmente per avvicinarsi al valore medio nazionale.

Il Reg. 1307/2013 e il decreto ministeriale n. 6513 del 18 novembre 2014 hanno previsto che il processo di convergenza si fermi al 2019, invece il regolamento transitorio (Reg. 2020/2220) concede agli Stati membri la possibilità di proseguire il processo di convergenza dei titoli anche nel 2020, 2021 e 2022. Pertanto, la convergenza per il 2020 potrà essere applicata retroattivamente e il processo di convergenza potrà proseguire per gli anni 2021 e 2022.

ricalcolo dei titoliSe l’Italia sceglie di proseguire con la convergenza, i titoli di valore elevato avranno un’ulteriore progressiva riduzione, mentre i titoli di valore basso avranno un ulteriore progressivo aumento.

L’Italia, come gli altri Stati membri, deve comunicare le proprie decisioni alla Commissione europea entro il 19 febbraio 2021; quindi, all’incirca in tale data, gli agricoltori conosceranno esattamente il valore dei titoli dei prossimi due anni.

Il valore dei titoli Pac in Italia

Il valore dei titoli in Italia è molto diverso da agricoltore ad agricoltore. Questa diversità trova le sue radici dal disaccoppiamento, attuato nel 2005, basato su criteri storici, prevalentemente dal periodo di riferimento 2000-2002 (vedi più avanti).

La media del valore dei titoli del pagamento di base in Italia è di 217,64 euro/ha, mentre la media di tutti i pagamenti è 381,18 euro/ha.

Ci sono agricoltori che hanno titoli di valore molto basso, pari a 119,96 euro/ha (il valore più basso esistente); sono agricoltori che nel 2014 non avevano titoli e nel processo di convergenza sono passati da 26,06 euro/ha del 2015 al 119,96 euro/ha nel 2019 (tab. 1). Sono agricoltori storici che erano specializzati nella viticoltura, frutticoltura, foraggere o comunque settori che non beneficiavano di pagamenti diretti nel periodo di riferimento 2000-2002. Se prosegue la convergenza, questi agricoltori possono raggiungere un valore dei titoli di circa 188 euro/ha nel 2022.

Valore dei titoli in alcuni casi aziendali

Poi ci sono agricoltori che hanno titoli di valore medio o in prossimità della media nazionale, pari a 200-230 euro/ha. Questi agricoltori, essendo già vicini alla media nazionale, non subiscono la convergenza, né in aumento né in diminuzione (tab. 1).

A seguire, ci sono agricoltori che hanno titoli di valore alto, anche superiore a 1.000 euro/ha (tab. 1). Sono agricoltori storici che provengono da settori fortemente sostenuti dalla Pac del periodo di riferimento 2000-2002: pomodoro da industria, agrumi, tabacco, zootecnica da latte e da carne, olivo, riso. Se prosegue la convergenza, questi agricoltori vedono una progressiva riduzione del loro valore dei titoli, rimanendo comunque al di sopra della media nazionale anche nel 2022.

Infine ci sono agricoltori che hanno titoli di valore altissimo, anche superiore a 40.000 euro/ha (tab. 1), che beneficiano di pagamenti anche superiori a 60.000 euro/ha con l’aggiunta dei pagamenti greening, giovani agricoltori e accoppiato Sono pochi agricoltori, che possiedono titoli derivanti dal disaccoppiamento dei vecchi premi zootecnici, oppure che nel 2014 erano in possesso di titoli speciali, che poi nel 2015 sono stati abbinati a pochi ettari di superficie agricola, come era legittimamente previsto dal Reg. 1307/2013. In molti casi, si tratta di imprese di macellazione o allevamenti senza terra. Se prosegue la convergenza, questi agricoltori vedono una progressiva riduzione del loro valore dei titoli, rimanendo comunque molto al di sopra della media nazionale anche nel 2022.

In sintesi, i titoli in Italia sono oggi di valore molto variabile, da 199 euro/ha a 40.000 euro/ha (tab. 1). La convergenza può ridurre le differenze, mantenendo comunque un’ampia variabilità nel valore dei titoli.

Le motivazioni della convergenza

Il Reg. 2020/2220 affida agli Stati membri la scelta di bloccare o proseguire la convergenza. Tuttavia, l’Ue auspica nettamente il proseguo della convergenza. Infatti, nei “considerando” del regolamento si dice espressamente che:

- “il meccanismo di convergenza interna è un processo per ottenere una distribuzione più equa del sostegno diretto al reddito tra gli agricoltori”;

- “diventa sempre più difficile giustificare differenze significative a livello individuale sulla base di vecchi riferimenti storici”.

Sempre, nei “considerando” del regolamento si legge che l’uniformità dei titoli era già un obiettivo della Pac 2014-2020. Tuttavia, per garantire una transizione più agevole verso un valore uniforme, era stata prevista una deroga che consentiva agli Stati membri di differenziare i valori dei diritti all’aiuto applicando una convergenza parziale, detta anche «modello tunnel» o «modello irlandese», tra il 2015 e il 2019. Alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – si sono avvalsi di tale deroga. In sintesi, le differenze nel valore dei titoli è una deroga, un’eccezione, che contrasta con lo spirito del sostegno al reddito.

In altre parole, il Reg. 2020/2220 lascia la discrezionalità agli Stati membri, ma esprime ampie motivazioni a proseguire la convergenza.

A lungo andare le differenze nel valore dei titoli, basato sui diritti storici, risalenti ad oltre 20 anni fa, sono difficili da giustificare: non si capisce oggi, e ancora meno domani, il motivo per cui agricoltori che possono esercitare attività agricole analoghe debbano percepire pagamenti diretti molto differenziati, creando disparità di concorrenza.

Il fatto che tali pagamenti derivino da una diversa situazione produttiva nel periodo 2000-2002 non giustifica il permanere di tali differenze. Ci sono agricoltori che hanno abbandonato la zootecnia o il tabacco, già da oltre 10 anni, e continuano a beneficiare di elevati pagamenti storici, legati allo status del 2000-2002. All’opposto, ci sono agricoltori che hanno titoli inferiori a 120 euro/ha. Il processo di convergenza si basa quindi su valide motivazioni.

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La storia dei titoli

I titoli all’aiuto sono nati nel 2005 con il disaccoppiamento della riforma Fischler, che aveva fissato l’importo del sostegno ai riferimenti storici del periodo di riferimento 2000-2002 (per l’olio di oliva 1999-2002).

L’attribuzione dei titoli su base storica aveva cristallizzato forti disparità tra agricoltori e tra territori, tuttavia era giustificata temporaneamente dalla necessità di “acquisire” il consenso degli agricoltori intorno a una riforma molto radicale come fu quella del disaccoppiamento totale.

Già nel 2005, gli Stati membri potevano scegliere tra un modello storico di attribuzione dei titoli e un modello uniforme (flat rate)

L’Italia, insieme ad altri 9 Stati membri, aveva optato per il modello storico, mentre la maggioranza degli Stati membri avevano adottato un modello uniforme.

Con l’Health check, prima, e con la Pac 2014-2020 poi, l’Ue ha riproposto il passaggio dai pagamenti basati sui dati storici all’aiuto “forfettario” o uniforme.

L’Italia in entrambe le riforme non ha colto l’opzione della forfetizzazione.

Nella riforma della Pac 2014-2020, l’Italia ha optato per il modello più conservativo, il cosidetto “modello irlandese”, che ha consentito una convergenza parziale al 2019, mantenendo i riferimenti storici dei pagamenti diretti.

Il regolamento transitorio conferma i titoli storici, con la possibilità di proseguire la convergenza.

La nuova Pac post 2020 ripropone la stessa opzione: la possibilità di mantenere i titoli storici oppure l’abbandono dei titoli.

definitivi

Titoli Pac, Italia al bivio: proseguire o no la convergenza? - Ultima modifica: 2021-02-16T19:43:05+01:00 da Lorenzo Tosi

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