Xylella, procedure per il riconoscimento di “sito indenne”, si parte o ancora no?

La Regione Puglia definisce i requisiti per la movimentazione delle piante nei vivai compresi nelle zone demarcate. Ma per Leonardo Capitanio, titolare dei Vivai Capitanio di Monopoli (Ba) e presidente dell’Anve, si tratta di una “scatola vuota”

Con la DDS 31-2019 - Determinazione del Dirigente Sezione Osservatorio Fitosanitario 6 marzo 2019, n. 31 (pubblicata sul sito della Regione Puglia www.emergenzaxylella.it), la Regione ha definito le “Procedure per il riconoscimento di “sito indenne” dal batterio da quarantena Xylella fastidiosa, per i soggetti iscritti al R.U.P. e già autorizzati all’esercizio dell’attività vivaistica nelle zone delimitate del territorio della Regione Puglia”. Tale determinazione conferma il divieto di produrre vegetali appartenenti alle piante “specificate” nelle zone demarcate ma definisce i requisiti per poter derogare allo stesso divieto.

In particolare, nella determinazione è inserita la definizione di sito di produzione indenne da X. fastidiosa e sono precisati i requisiti generali e le caratteristiche del sito di produzione vivaistica. Sono inoltre definiti gli obblighi del produttore per la gestione del sito.

Si tratta di una determinazione molto attesa, per rendere possibile lo sblocco dei vivai produttori di numerose specie vegetali, soprattutto delle specie “specificate” (ossia specie potenzialmente a rischio, ma che, come il caso di diverse specie orticole, non sono ospiti della sottospecie “pauca” ceppo ST53).

Capitanio (Anve): «La determinazione è una "scatola vuota"». 

Tuttavia per Leonardo Capitanio, titolare dei Vivai Capitanio di Monopoli (Ba) e presidente dell’Associazione nazionale vivaisti esportatori (Anve), si tratta di una “scatola vuota”.

«La determinazione c’è, però manca chiarezza su tanti punti: le caratteristiche delle misure fisiche di protezione e sicurezza in grado di isolare in forma totale e temporalmente continua le piante specificate dall’ambiente esterno e impedire l’ingresso dei vettori del batterio, il metodo di campionamento, le analisi necessarie sui campioni e così via. Ad esempio le misure di protezione non sono ben chiare, le prime aziende vivaistiche che hanno chiesto il sopralluogo di verifica dell’Osservatorio fitosanitario regionale sono state bocciate: hanno fatto il meglio che potevano, ma non hanno potuto contare su linee guida perché mancano».

Per Leonardo Capitanio la determinazione della Regione Puglia è una “scatola vuota”, perché manca chiarezza su: caratteristiche delle misure fisiche di protezione e sicurezza, metodo di campionamento, analisi necessarie sui campioni.

In secondo luogo, chiede Capitanio: è possibile effettuare un campionamento multiplo, prelevando da un primo ampio campione un subcampione, oppure bisogna fermarsi all’ampio campione? «È una domanda di non poco conto, perché, su un lotto di 200.000 piante omogenee, fra un metodo e l’altro, cioè fra un subcampione di 5-6 piante e un campione di circa 400 piante, cambia notevolmente il costo delle analisi. E ancora: chi dovrà compiere le analisi? e secondo quali criteri? Insomma, sembra che sia tutto chiaro e tutto pronto, in realtà è tutto fermo. L’Osservatorio fitosanitario regionale, peraltro sottodimensionato, non ci dà risposte precise, va troppo con i piedi di piombo, non si assume le responsabilità necessarie. Alla fine dello scorso agosto ci era stato promesso che entro un mese avremmo ricevuto la deroga, sette mesi dopo siamo ancora al punto di partenza!».

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