Azoto, la dose esatta è possibile anche con il digestato

digestato
Con i dispositivi Nir adattati ai liquami è possibile calcolare esattamente i nutrienti distribuiti in campo. John Deere è stata la prima ad arrivare sul mercato.

Il digestato ha un potere fertilizzante, e fin qui sono tutti d’accordo. Quanto vale, però, oggettivamente, questo potere? A seconda delle matrici immesse nel digestore, si può avere un contenuto di azoto – il nutriente che più interessa chi fa colture annuali da pieno campo – compreso tra 2,5 e 6 kg/t. Un po’ troppo variabile, come dato, se si vuol impostare un piano di fertilizzazione degno di questo nome. Così, per non rischiare, si finisce con l’eccedere nel dosaggio, per avere la certezza di dare tutte le unità di azoto necessarie (e pazienza se si superano le dosi massime previste dalla Direttiva nitrati) oppure, nel dubbio, si integra la concimazione organica con un “aiutino” minerale. In un caso e nell’altro si sono sprecate risorse, e quindi soldi, e si è provocato un piccolo danno all’ambiente, distribuendo più nitrati di quanti fossero in realtà necessari.

Il tempo dell’incertezza è però finito, perché oggi esistono strumenti in grado di stabilire in tempo reale e con precisione il contenuto di azoto di ogni vasca di digestato. Anzi, di ogni botte distribuita, dal momento che sono arrivati sul mercato i primi sistemi Nir portatili tarati sui reflui, digestato compreso. Ciò che prima era possibile soltanto portando un campione in laboratorio, dunque, adesso si può fare ogni volta che si carica la botte, avendo così la certezza di conoscere con precisione quel che si sta risucchiando dalla vasca ed evitando ogni rischio di variabilità del contenuto. Uno dei problemi dell’analisi in laboratorio, infatti, è che essa può essere influenzata dal deposito dei nutrienti sul fondo – per questo si dovrebbe agitare il prodotto prima del test, oltre che prima di distribuirlo – e che, per essere affidabile, dovrebbe essere ripetuta per ogni vasca. Il Nir portatile elimina questi inconvenienti, eseguendo il test sul prodotto in via di caricamento, dunque con zero possibilità di falsare il dato. Naturalmente, a patto che il Nir funzioni a dovere.

Questa soluzione apre la strada, finalmente, al vero impiego del digestato come fertilizzante organico. Anche in forma esclusiva, dal momento che diventa possibile rispettare rigorosamente i piani di fertilizzazione e il fabbisogno di azoto (ma anche fosforo e potassio) delle colture. Non è tutto: siccome il Nir può essere collegato al sistema di distribuzione della botte, si può anche effettuare una concimazione a dosaggio variabile attraverso i liquami. Agricoltura di precisione abbinata a un uso intelligente dei sottoprodotti: che altro chiedere?

Già al lavoro

Diversi costruttori lavorano a questi dispositivi. L’olandese Vehenius, ditta specializzata in macchine per lo spandimento, per esempio, dovrebbe metterlo sul mercato entro breve. Sia in versione fissa, da usare sul piazzale aziendale, sia portatile, da montare sul carro-botte. Se si parla di Nir a bordo, però, non si può non guardare a John Deere, che da anni lo monta sulle sue trinciacaricatrici. E infatti il costruttore americano ha appena licenziato una versione per liquami, ribattezzata Manure Sensitive. A quanto ne sappiamo, al momento in Italia lo stanno usando due contoterzisti, entrambi specializzati in gestione dei reflui. Si tratta del bresciano Adriano Chiari e del bergamasco Roberto Negroni. Quest’ultimo, che già da tempo utilizza il Nir John Deere sulle trinciacaricatrici, ha acquistato a inizio anno una Vervaet, semovente olandese per spandimento che da qualche mese è in vendita anche nel nostro paese. Come optional, monta il Manure Sensitive di John Deere e Negroni non se lo è lasciato scappare. «L’ho richiesto perché il numero di imprese agricole che scelgono un uso razionale del digestato è in costante aumento e credo che il trend continuerà, anche per una questione economica: con i prezzi attuali, fare aratura e preparazione tradizionale del letto di semina è meno conveniente di un passaggio con questo semovente, abbinato a un attrezzo che fa distribuzione dei reflui e lavorazione del terreno».

Grazie a un attacco a tre punti posteriore, al Vervaet possono infatti essere abbinati diversi attrezzi, anche per strip tillage. «Con uno strip tiller, dopo il passaggio si è pronti per la semina del mais. Ma anche se si opera con un preparatore combinato su terreno sciolto non occorrono molti altri interventi. In entrambi i casi, i costi di coltivazione risultano inferiori rispetto alla lavorazione tradizionale».

Controllo assoluto

In questa sede ci occupiamo però dell’uso del digestato e di come il Nir possa migliorarlo. «La differenza è radicale, perché il Nir, montato sulla condotta del reflui, effettua una doppia misurazione: sul prodotto in entrata e poi su quello distribuito. In questo modo sappiamo esattamente il contenuto di azoto del materiale caricato, per prima cosa. Inoltre, se attiviamo la modalità di regolazione automatica, possiamo effettuare una distribuzione in base alle unità di azoto che vogliamo apportare al terreno». In alternativa, precisa Negroni, si può tarare lo spandimento sul fosforo, sul potassio, sulla sostanza secca o anche sull’azoto ammoniacale. «Una volta definito l’obiettivo, non devo far altro che lavorare: il sistema elettronico, in base alle misurazioni del Nir e alla mia velocità di avanzamento, aumenta o riduce la portata della pompa per mantenere costante il dosaggio dei principi nutritivi». I dati sui quantitativi distribuiti sono registrati e trasferiti automaticamente sulla piattaforma John Deere, per la redazione del quaderno di campagna e il database dell’azienda.

Infine, inserendo nel terminale del Vervaet una mappa di prescrizione per il fabbisogno nutrizionale, è possibile effettuare la concimazione a dosaggio variabile del terreno, dando più prodotto dove serve e meno dove non vi sono carenze nutritive. «In questo caso, il sistema regola la pompa non soltanto sulla base del contenuto di azoto e della velocità di lavoro, ma anche del fabbisogno – variabile da zona a zona – indicato sulla mappa di prescrizione. In altre parole, abbiamo un controllo assoluto sullo spandimento».

Tracciabilità totale

Inutile dire che un sistema di questo tipo garantisce, anche e in primo luogo, la tracciabilità totale delle operazioni. Non c’è spazio per sovradosaggi, erronei o voluti: a fine lavorazione, una scheda dirà senza possibilità di errore quanto prodotto è stato distribuito in ogni area del terreno e in che momento è stato fatto l’intervento.

«Attualmente gli agricoltori non hanno obbligo di tracciabilità, a meno che non aderiscano alla deroga nitrati o alle misure del Psr sull’interramento dei reflui. Tuttavia speriamo che la possibilità di documentare nel dettaglio gli interventi porti le autorità a modificare i regolamenti: sia sui quantitativi di azoto distribuibili, sia sui tempi di spandimento. Agronomicamente, per esempio, potrebbero essere utili alcune unità di azoto a gennaio, quando ancora vige il blocco della distribuzione. Dal momento che possiamo certificare l’impiego di dosaggi minimi, non vediamo perché continuare a vietare una pratica che fa bene alle colture senza danneggiare l’ambiente».

 

 

 

Le ricerche in corso

L’azienda di Roberto Negroni, con il suo sistema ad alta precisione, è attualmente partner di due ricerche pubbliche. La prima è condotta dall’università degli studi di Milano e ha come obiettivo la determinazione della diversa efficacia di interramento e distribuzione superficiale nell’uso dei fertilizzanti. La seconda, coordinata dal Crea di Lodi, mira invece a verificare la possibilità di fornire al mais l’intero apporto nutritivo con i soli effluenti organici, in dosaggio fisso o variabile.

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