Dall’emergenza alla resilienza: la gestione del rischio cambia paradigma

gestione del rischio
All'VIII edizione del Festival Agri Risk Management, a Madonna di Campiglio, esperti di finanza, assicurazioni, tecnologia e istituzioni hanno tracciato la rotta per governare un'incertezza diventata strutturale

Il rischio in agricoltura non è più un'eccezione. È la normalità. E questa normalità ha un prezzo preciso: secondo le analisi della Banca Mondiale presentate in anteprima dal consulente internazionale Andrea Stoppa, il Value-at-Risk della produzione agricola italiana può raggiungere i 3,5 miliardi di euro in scenari estremi ma plausibili, una stima che considera le perdite delle principali colture e del comparto zootecnico ed è sufficiente a mettere sotto pressione l'intero sistema, dalle singole aziende fino all'equilibrio del Pil nazionale, che nel settore agroalimentare allargato sfiora il 25%.

È su questo sfondo che si è svolto l'Experts Talk Agri Risk, il tavolo di apertura dell'VIII edizione del Festival, che ha riunito a Madonna di Campiglio direttori di consorzi e cooperative, accademici, rappresentanti del sistema bancario e assicurativo, sviluppatori di piattaforme agritech e funzionari pubblici. L'obiettivo non era fare un inventario dei problemi, ma costruire le basi di un documento programmatico condiviso sulle strategie di gestione del rischio per il medio e lungo periodo.

Un rischio sistemico, non più settoriale

Il primo cambio di prospettiva emerso dal dibattito riguarda la natura stessa del rischio. Per decenni l'agricoltura ha affrontato minacce localizzate e relativamente prevedibili, a cui rispondere con strumenti specifici: la polizza, il fondo di mutualità, il contributo pubblico ex post. Oggi quella logica non regge più. I rischi si sono moltiplicati e sovrapposti: il cambiamento climatico si intreccia con le tensioni geopolitiche, le oscillazioni dei mercati, la crisi demografica dell'imprenditoria agricola, la volatilità normativa. «Oggi il rischio non è più un'eccezione, ma la normalità. È necessario un cambio di paradigma: meno approcci individuali e più capacità di fare sistema, integrando strumenti, competenze e informazioni», ha dichiarato Giovanni Menapace, presidente di Codipra Trento.

Questa complessità ha conseguenze dirette sulla gestione finanziaria delle imprese. Il 98% delle aziende agricole italiane non ha obbligo di tenuta contabile, il che le rende quasi illeggibili per il sistema creditizio, costretto a valutarle su garanzie reali il cui valore è a sua volta eroso dal cambiamento climatico. Come ha osservato Andrea Berti, direttore area innovazione di Asnacodi Italia, «il rischio oggi è climatico, ma anche economico, finanziario e connesso a dinamiche sociali. Un efficace governo del rischio, capace di integrare approcci predittivi, programmatori e di adattamento, diventa una leva strategica per sostenere competitività e investimenti».

gestione del rischioIl prezzo dell'opacità

Se il rischio è la nuova normalità, l'opacità informativa ne è il moltiplicatore silenzioso. Più o meno tutti i partecipanti alla tavola rotonda hanno sottolineato come manchino meccanismi trasparenti di formazione dei prezzi, sistemi diffusi di rilevazione dei costi aziendali, interoperabilità tra le banche dati esistenti — molte delle quali sono pubbliche ma di fatto inaccessibili. Lo Stato detiene una quantità enorme di informazioni sul settore, dai fascicoli aziendali di Agea, dai dati Crea ai report Ismea, ma queste informazioni restano nei “magazzini” istituzionali. Le banche segnalano la stessa difficoltà: avere accesso a un flusso strutturato di dati pubblici certificati trasformerebbe radicalmente la capacità di fare rating alle imprese agricole, integrando anche gli indicatori Esg che dal 2026 sono elementi dirimenti nei modelli di valutazione del credito.

La tecnologia come infrastruttura di sistema

In questo contesto, la trasformazione digitale rappresenta lo strumento strategico per favorire le connessioni necessarie e, in ultima analisi, la condivisione dei dati senza i quali non è possibile sviluppare scenari predittivi e azioni tempestive di prevenzione. Viene qui in gioco il ruolo della Food Metaverse Platform, il progetto nazionale finanziato dal Pnrr presentato da Salvatore Parlato di Diagram Group durante il Festival, che punta a costruire un'infrastruttura digitale condivisa per connettere imprese, filiere e territori. La piattaforma non si limita a raccogliere dati ma — come ha spiegato Alessandro Scognamiglio di Namirial — li certifica: attraverso identità digitali, firme elettroniche, marche temporali e sistemi di conservazione fiduciaria, ogni dato diventa verificabile, opponibile a terzi, utilizzabile lungo tutta la filiera. Un dato certificato ha un valore completamente diverso da un dato grezzo: per le banche, per le assicurazioni, per la grande distribuzione, per il consumatore finale che può risalire digitalmente fino all'azienda produttrice.

La burocrazia come rischio certo

Nessun intervento ha mancato di affrontare quello che più di un partecipante ha definito non un rischio ma una certezza: la burocrazia. Il caso più emblematico è quello del Piano di Gestione del rischio in agricoltura (Pgra), approvato a dicembre con circolare attuativa emessa settimane dopo e scadenze imposte a gennaio, quando la stagione biologica rende impossibile rispettarle. Lo stesso errore si ripete da anni. Dal confronto tra esperti è emersa la richiesta di trasferire almeno parte dell'autonomia autorizzativa ai livelli regionali e territoriali, più vicini alla realtà delle imprese.

Il sistema come risposta

La soluzione non è un singolo strumento ma un approccio. Il sistema agricolo italiano ha bisogno che tutte le sue componenti — imprese, filiere, istituzioni, sistema finanziario, ricerca — costruiscano finalmente una direzione condivisa.

Non significa standardizzare: l'eccellenza italiana è fatta di biodiversità e territori unici, valori che si rischierebbe di appiattire. Significa piuttosto costruire un'infrastruttura di sistema — informativa, finanziaria, assicurativa — che protegga quella complessità. Tra gli strumenti concreti: i fondi mutualistici e Ist come primo passo verso la cultura del bilancio; il credito basato sulla resilienza territoriale oltre che sul dato aziendale; l'integrazione tra polizze assicurative e rating bancario.

A livello europeo, lo studio Bei-fi-compass promosso dalla Commissione europea indica la direzione: un pool assicurativo europeo, strumenti parametrici, mercati dei capitali come ammortizzatori del rischio. La condivisione sovranazionale del rischio può ridurre i premi tecnici fino al 25% per singolo prodotto e del 12,5% a livello aggregato.

Il Festival Agri Risk Management 2026 si conferma così come un laboratorio di sistema capace di mettere in connessione competenze, strumenti e visioni per affrontare l'incertezza non come limite, ma come nuova dimensione da governare.

Il clima non possiamo controllarlo, ma il modo in cui affrontiamo il rischio, quello sì, possiamo cambiarlo.

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