Nematocidi sotto pressione: protocolli di difesa da aggiornare

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La strategia per il futuro è integrata, tra conoscenza delle specie e uso di tutti i mezzi. Senza quindi escludere a priori quelli chimici

Il quadro europeo sulla regolamentazione dei fitofarmaci sta cambiando profondamente le possibilità di intervento contro i nematodi fitoparassiti. Un arsenale chimico già ridotto si assottiglia ulteriormente, mentre le alternative biologiche e innovative stentano ancora a colmare il vuoto lasciato dai prodotti in scadenza.

È il filo conduttore dell’intervento che Barbara Manachini, professoressa all’Università di Palermo e presidente della Società italiana di nematologia, ha presentato alle recenti Giornate fitopatologiche a Bologna con un titolo volutamente impegnativo: "Nematocidi nel mirino degli indicatori armonizzati Ue: approcci per la riduzione dell’impatto senza frenare le produzioni agricole".

Il ruolo dei nematodi nelle orticole

Prima di affrontare il problema della difesa, Manachini ha richiamato l’attenzione su un equivoco di fondo che condiziona l’intera discussione. I nematodi sono il gruppo di invertebrati più numeroso del pianeta dopo gli insetti: si trovano dai fondali marini alle vette dell’Himalaya e ricoprono una molteplicità di ruoli ecologici che vanno ben oltre la parassitosi vegetale. Sono protagonisti del riciclo della sostanza organica, controllano batteri e funghi patogeni delle piante e, nella forma degli entomoparassiti, contribuiscono al contenimento di insetti dannosi.

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