Canapa, Giovanni Gioia: «Necessario delineare i contorni normativi»

Giovanni Gioia
«È necessario intervenire al più presto sulla normativa e perfezionarla per ciò che attiene i prodotti nutraceutici e cosmetici a base di cannabinoidi», così Giovanni Gioia, neopresidente di Anga Sicilia e componente del Ceja per canapa e lino

La famiglia di Giovanni Gioia, neopresidente di Anga Sicilia e componente del Ceja per canapa e lino, vive di agricoltura già da circa un secolo, partendo dal grano duro e dalle vigne come fornitori d’uva per diverse cantine del territorio, fino a trasformare e ad adottare diversificazioni con varie colture.
Oggi la superficie è di circa 200 ha in Contrada Chibbò a Petralia Sottana (Palermo). L'azienda è a conduzione familiare e ha un indirizzo cerealicolo (grano duro da seme, grani locali) in rotazione con leguminose, grano saraceno, canapa. Tra le produzioni c'è anche miele (con circa 120 arnie) confezionato all'interno del proprio  laboratorio con il marchio aziendale Kibbò (pagina Facebook).

Giovanni Gioia ci racconta nel dettaglio la sua esperienza.

Da ingegnere a imprenditore agricolo

Quando è iniziata la tua avventura nel campo agricolo?

Già a 18 anni, neo iscritto a ingegneria, ho affiancato la mia famiglia nella gestione dell'azienda. Oggi ho 27 anni e sono totalmente assorbito da questo mondo. Sono stato appena eletto presidente regionale dei Giovani di Confagricoltura-Anga Sicilia e faccio parte del Ceja, il Consiglio Europeo dei Giovani Agricoltori, con delega alla canapa e al lino.

L'inserimento della canapa nei piani colturali

Quando avete iniziato a coltivare la canapa e perchè?

L'abbiamo inserita nel piano delle rotazioni come coltura da rinnovo nel 2016, quando cercavamo una coltura che si adattasse al clima e che fosse compatibile con un'azienda estensiva. Al momento coltiviamo pochi ettari, ma il prossimo anno pensiamo di triplicare le superfici. Oggi abbiamo in cantiere un laboratorio per il confezionamento e la trasformazione dei semi oleosi e prodotti senza glutine (derivanti da grano saraceno e leguminose da granella) e abbiamo già coinvolto altri produttori che l'hanno inserita nel loro piano colturale.

Dopo il 30 maggio 2019

Cosa pensa delle ultime vicende che hanno investito la canapa?

La legge 242/2016 è entrata in vigore il 14 gennaio 2017, si tratta di una legge quadro del settore della canapa industriale, nello specifico si parla di Cannabis sativa L.. Esistono delle varietà iscritte al Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole (art. 17 direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002), la cui coltivazione è consentita senza autorizzazione. Le varietà per essere iscritte devono possedere determinati requisiti tra cui un livello di Thc max dello 0,2%. Considerando che il limite drogante previsto dalla giurisprudenza è dello 0,5% e che la 242/2016 promuove la filiera agroindustriale della canapa è paradossale che si parli di cannabis light o, peggio, marijuana light, visto che si tratta del fiore di una pianta coltivata secondo quanto previsto dalla legge italiana e dai regolamenti comunitari. I prodotti della canapa industriale con valori di Thc entro lo 0,5%, si escludono totalmente dal campo di applicazione del DPR 309/90 sugli stupefacenti. Eventuali sforamenti della canapa industriale oltre i limiti di Thc sono comunque regolati dalla 242/16 ed esimono l’agricoltore che è stato conforme alle regole da responsabilità penali.
La decisione dello scorso 30 maggio 2019 delle Sezioni Unite della suprema Corte di Cassazione in merito alla commercializzazione dei prodotti della Cannabis sativa non deve, perciò, essere letta come divieto generalizzato di vendita dei prodotti a base di canapa industriale, anzi chiarisce che non si pone alcun problema quando non sussista efficacia drogante. In ogni caso, è necessario intervenire al più presto sulla normativa e perfezionarla per ciò che attiene i prodotti nutraceutici e cosmetici a base di cannabinoidi quali il Cbd e definire i livelli massimi di Thc ammessi per gli alimenti, che vanno stabiliti con un decreto del ministero della Salute che si aspetta ormai da quasi due anni. Infatti, nell'art. 5 della 242/2016 si parla di limiti di Thc negli alimenti che dovevano essere definiti entro 6 mesi dalla pubblicazione della stessa legge. Al momento esiste solo una bozza di decreto che riporta dei valori mutuati dalla normativa tedesca.
Già nel 2009 era sta emanata una circolare che elogiava i principi salutistici dei derivati alimentari dei semi di canapa perciò nel rispetto delle normative di settore, dopo oltre 10 anni, è necessario delineare chiaramente i contorni normativi per evitare che si portino ancora avanti azioni lesive nei confronti delle aziende agricole che producono canapa industriale.

Le associazioni di categoria e i produttori

Come si stanno muovendo le associazioni di categoria e i produttori?

Dopo circa 1 anno di lavoro è stato pubblicato il disciplinare di coltivazione del fiore di canapa italiano nato dalla collaborazione di Confagricoltura, Cia e Federcanapa e dall'esigenza di dare indicazioni uniche in un mercato che comunque esiste ed è in crescita. Il protocollo indica le buone pratiche di coltivazione secondo “criteri di sostenibilità ambientale, di valorizzazione della coltura e dei suoi prodotti nel territorio italiano, di liceità e di sicurezza igienica delle produzioni, attenzione al consumatore finale e a tutti i soggetti della Filiera”.

Come si muove l'Europa

Cosa sta succedendo a livello europeo?

Il Copa-Cogeca che riunisce le associazioni di categoria a livello europeo sta avanzando la richiesta di innalzare il limite di Thc dallo 0,2 allo 0,3%, così facendo si rimarrebbe entro i limiti non droganti e di sicurezza e si permetterebbe l'iscrizione di molte altre varietà di Cannabis sativa al registro europeo, ampliando così la possibilità di scelta per gli agricoltori. Questo innalzamento, inoltre, permetterebbe di ottenere livelli superiori di Cbd, ottimizzando i processi di estrazione e valorizzando così gli estratti ed i derivati cometico/farmaceutici. Infatti, diversi studi hanno evidenziato che il suo contenuto è proporzionale a quello del Thc in ragione di 25/30 a 1.  Dal canto suo, l'Ehia (Associazione Europea della Canapa Industriale) sta cercando di far escludere dal catalogo novel food gli alimenti a base di fiori e foglie di canapa che abbiano un contenuto di cannabinoidi paragonabile a quello presente naturalmente nelle piante, semplificando quindi l'iter delle autorizzazioni per l’immissione in commercio di tali prodotti. L’Ehia ha infatti presentato diversi documenti che attestano il consumo di preparazioni a basa di canapa già molto prima del limite del 1997 stabilito dal regolamento Novel Food. In alcuni casi sono state trovate ricette addirittura vecchie di secoli, perlomeno in Italia”.

Come si muove l'Italia

Cosa sta succedendo a livello nazionale?

A livello nazionale la situazione politica non è agevole, alcuni partiti non vogliono sentire parlare di nessun tipo di canapa, altri come M5S e PD hanno presentato delle proposte integrative alla legge 242/2016 però non smarcandole chiaramente dalla tematica della liberalizzazione, che non ha alcun legame con la canapa industriale. Risulta, perciò, più importante chiarire bene per l’opinione pubblica cosa sia la canapa industriale. Se il comparto alimentare e del fiore decolla, si avranno quantità di biomasse inutilizzate che troveranno collocazione nelle altre filiere della plastica, delle fibre tecniche e industriali, della bioenergia e più in generale nella bioeconomia. Il tutto supportato da investimenti in infrastrutture di cui, oggi, il nostro paese non è dotato.


 

Alcuni link per approfondire

https://ec.europa.eu/food/plant/plant_propagation_material/plant_variety_catalogues_databases_en
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/12/30/16G00258/sg
https://www.fioredicanapaitaliano.it
https://www.facebook.com/angasicilia/

Canapa, Giovanni Gioia: «Necessario delineare i contorni normativi» - Ultima modifica: 2019-09-12T17:59:15+00:00 da Mary Mattiaccio

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