Asiatica più verde, all’improvviso le cimici vanno in coppia

Nezara viridula su pesco
Aggregazioni miste di Halyomorpha halys assieme alle "nostrane" Palomena prasina e Nezara viridula sui frutti in prossimità della raccolta. I danni così si moltiplicano. Un fenomeno nuovo con cause ancora da individuare

Di questi tempi si parla molto di cimice asiatica (Halyomorpha halys) per la gravità dei danni che provoca alle principali colture frutticole che, in alcuni contesti, sta obbligando gli agricoltori all‘espianto di meli e peri.

Dall'Asia con furore

È originaria dell’Asia orientale (Cina, Corea, Giappone, Taiwan) e apparentemente non è molto diversa da altre specie autoctone, nei territori di origine si comporta da fitofago occasionale ma, quando è stata accidentalmente introdotta prima sulla costa est degli Stati Uniti e ora in Italia, è rapidamente diventata la specie chiave per la difesa delle colture frutticole.

Nella pianura padana il fitofago ha trovato condizioni climatiche favorevoli al suo sviluppo, favorito anche dall'assenza di antagonisti naturali specifici. La dannosità della cimice asiatica è aggravata, oltre che dalla sua polifagia, dall'elevato tasso riproduttivo, dalla facilità con cui si sposta nell‘ambiente e dalla limitata efficacia, messa in evidenza da prove di sperimentali, degli insetticidi impiegati in frutticoltura.

Aggregazioni miste

Quello di cui si parla meno ma che in alcune aziende è assolutamente evidente è che, assieme ad H. halys stiamo assistendo a una esplosione di tutte le cimici. In alcuni ambiti, infatti, non è infrequente trovare aggregazioni di cimici verdi mischiate e in alcuni casi preponderanti rispetto alle cimici asiatiche.

Questa presenza di popolazioni miste di cimici si ha generalmente in prossimità della raccolta quando, accanto alla cimice asiatica, esplodono anche le presenze di Nezara viridula e di Palomena prasina, le cosiddette cimici verdi. La cosa più sorprendente è che anche le cimici verdi sembrano aggregarsi sui frutti anche se siamo abituati a vederle isolate.

A prescindere da quali siano le cause che stanno provocando questa esplosione demografica su cui sappiamo veramente poco (aumento del numero delle generazioni a causa dei cambiamenti climatici? Semplificazione della componente biotica dovuta all’intensificarsi della difesa? Altro?) è comunque evidente che la cimice asiatica non è più sola e che la gestione delle cimici rischia di diventare il problema principe della frutticoltura italiana ed europea.

Lacune da colmare sul ciclo biologico

Se la biologia della cimice asiatica è ampiamente studiata, è evidente che abbiamo diverse lacune sulla biologia nei nostri ambienti delle altre cimici dannose.

Le cimici verdi più diffuse sono Palomena prasina e Nezara viridula; entrambe le specie svernano come adulto in ricoveri posti alla base delle piante, tra le foglie secche, negli anfratti della scorza, nelle siepi, nelle abitazioni, ecc.

Per quanto si tratti di specie polifaghe facili da ritrovare su molte colture, nell’Italia settentrionale la loro dannosità economica era limitata soprattutto alle bacche di pomodoro per N.viridula e al nocciolo per P. prasina. Sulle colture frutticole, almeno fino a ora, non erano segnalati danni di particolare gravità.


Identikit di Nezara viridula

N. viridula a livello mondiale è considerato un importante parassita delle leguminose, della soia, delle noci e di una vasta gamma di cereali. In funzione della sua importanza economica, in altre aree del mondo la sua biologia è molto studiata. In Italia, invece, mancano dati precisi e il numero di generazioni dovrebbe variare in funzione delle condizioni climatiche, tra 1 e 2.


La carta d'identità di Palomena prasina 

Decisamente meno importante a livello mondiale, P. prasina, in Italia risulta molto dannosa al nocciolo ma anche al prugnolo, alla quercia e al castagno.

Sul nocciolo con le sue punture, causa l’aborto traumatico delle giovani nocciole e, in quelle con seme già sviluppato, il cosiddetto “cimiciato” ovvero uno sgradevole sapore ai frutti che ne impedisce la commercializzazione. Indirettamente la cimice può trasmettere alle piante, attraverso le ferite lasciate dagli stiletti boccali, alcune malattie secondarie come la stigmatomicosi delle nocciole, malattia causata dall’ascomicete Nematospora coryli. In Francia P. prasina compie una sola generazione mentre, in Italia, se ne registrano almeno due.

Articolo pubblicato sulla rubrica L'occhio del Fitopatologo/Nord di Terra e Vita

Abbonati e clicca qui per accedere all'edicola digitale

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome