Oidio del melone, diversi i metodi per combatterlo

oidio melone
Patina biancastra su foglia provocata dall’odio
L’oidio è una delle principali malattie che colpisce le cucurbitacee. L'adozione di una strategia di lotta integrata permette di controllare in maniera ottimale il patogeno. Ecco alcuni accorgimenti

Le cucurbitacee possono essere attaccate da più di 200 malattie, una corretta gestione è dunque fondamentale per ridurre il rischio di perdite di produzione, sia in termini di quantità sia in termini di qualità. Tra le malattie più importanti che attaccano le cucurbitacee c’è l’oidio, Podosphaera xanthii e Golovinomyces cichoracearum ne sono gli agenti causali. I danni dell’oidio su melone interessano la superficie fogliare dove si formano chiazze biancastre, esse si allargano e interessano gran parte della foglia, in caso di infestazioni severe le foglie si accartocciano e disseccano. La pianta riduce l’attività fotosintetica e questo comporta perdite di produzione ed effetti negativi anche sulla qualità dei frutti.

Le condizioni predisponenti

La diffusione dell’oidio viene ostacolata dalle piogge, mentre trova le condizioni ottimali a livelli di umidità intorno al 70% e di temperatura attorno ai 26 °C. A temperature inferiori ai 10 °C e superiori ai 35°C l’infezione si arresta. I primi attacchi si osservano nel mese di giugno e raggiungono la massima diffusione in agosto-settembre.

 

 

La strategia di difesa contro l'oidio del melone

La lotta all’oidio si basa su trattamenti ripetuti con zolfo, questo prodotto però può presentare delle problematiche: ad alte temperature può causare fitotossicità e a temperature sotto i 10 °C  il trattamento risulta inefficace. I trattamenti devono essere ripetuti ad intervalli di 7-14 giorni.

Nello studio di G. Tauro et. al. in condizioni pedoclimatiche particolarmente favorevoli per il patogeno, sono stati effettuati esperimenti per sette anni al fine di comprendere quale strategia potesse essere quella più efficace per contrastare l’oidio sulle cucurbitacee. Nello studio i fungicidi sono stati saggiati in condizione di pressione di malattia molto elevata.

In tali condizioni sono avvenute applicazioni ripetute con fungicidi IBS o QoI-STAR che non sempre però  hanno permesso di conseguire livelli di efficacia pienamente soddisfacenti. Il loro impiego però  in alternanza, anche con altri gruppi di fungicidi, o in miscela (kresoximmethyl+ boscalid) ha, invece, dato luogo ad un significativo contenimento delle infezioni rispetto al testimone non trattato.

Secondo uno studio di  C. Giampaolo et. al.  nell’impostazione della protezione delle cucurbitacee, è importante avvalersi di fungicidi con breve intervallo di sicurezza nelle fasi prossime alla raccolta o durante il periodo di raccolta che, come è noto, è scalare, per evitare di rilasciare residui sul prodotto.

Inoltre, P.xanthii, è un patogeno che il Fungicide Resistance Action Committee (FRAC) ha incluso nella lista di quelli a più elevato rischio di insorgenza di resistenza, risulta perciò importante attuare delle pratiche come; ruotare i principi attivi, rispettare le dosi in etichetta, considerare le condizioni pedoclimatiche in cui vengono effettuati i trattamenti. Tutte queste ‘buone pratiche’ riducono le probabilità che avvengano fenomeni di resistenza.

L’oidio o mal bianco come detto all’inizio è una delle principali malattie che colpisce le cucurbitacee, la buona notizia è che adottare una strategia di lotta integrata permette di controllare in maniera ottimale il patogeno.


Bibliografia

C. Giampaolo, M. Di Carolo, C. Dongiovanni, A. Santomauro, C. La Guardia, F. Faretra (2010), “Protezione delle cucurbitacee dall’oidio in puglia” atti giornate fitopatologiche, 2, 427-432.

G. Tauro , C. Giampaolo , C. Dongiovanni , A. Santomauro, F. Faretra (2006) “Protezione antioidica delle cucurbitacee in Puglia: sintesi dei risultati di sette anni di prove” atti giornate fitopatologiche, 353-360.

Oidio del melone, diversi i metodi per combatterlo - Ultima modifica: 2021-06-20T09:31:15+02:00 da Elisa Strati

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