L’olivo è una pianta rustica e ben acclimatata al clima mediterraneo.
O almeno è ciò che ci siamo abituati a raccontare, sperando che i cambiamenti climatici stravolgano questa certezza, confermando il trend per niente rassicurante di questi anni.
In virtù di ciò, con l’eccezione della mosca delle olive, non ha mai comportato particolari problemi fitosanitari fino all’arrivo di Xylella fastidiosa che continua lentamente ma inesorabilmente la sua avanzata dal Salento al resto della penisola pugliese.
Diverse crittogame, comunque, possono interessate l’apparato aereo dell’olivo con danni anche rilevanti che richiedono interventi attivi di controllo, soprattutto dopo annate particolarmente favorevoli al loro sviluppo (es. primavere o autunni molto umidi) o se la gestione agronomica dell’oliveto è stata trascurata.
Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita
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Tre patologie chiave
Quando in epoca di raccolta si evidenziano attacchi diffusi di occhio di pavone (Spilocaea oleaginea), di piombatura (Mycocentrospora cladosporoides) o di lebbra (Gleosporium olivarum, G. clavatum), nell’anno successivo converrà programmare degli interventi specifici per proteggere la nuova vegetazione, devitalizzando la carica di inoculo localizzata sulle foglie e i rametti infetti o sulle drupe mummificate. Il momento migliore per eseguire questi trattamenti è prima della fioritura ma se, per diverse circostanze, non si è riusciti ad intervenire in tempo, converrà non disturbare la lunga fase di fioritura, posticipando l’intervento al post allegagione.
I trattamenti consigliati
I prodotti a base di rame sono ad ampio spettro e quindi attivi anche su altre malattie tra cui la rogna batterica. Il rame agevola la caduta delle foglie infette, soprattutto di quelle colpite da spilocea, più sensibili alla fitotossicità dello ione metallico il quale penetra più facilmente nel mesofillo fogliare attraverso le lesioni della cuticola provocate dal fungo. In alternativa ai composti rameici è sempre possibile l’uso della dodina la quale non ha effetti fitotossici. Contro la spilocea dell’olivo è registrata una miscela a base di tebuconazolo e trifloxystrobin attiva anche contro gli agenti fungini responsabili della lebbra.
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Contro questa malattia, causata da funghi appartenenti al genere Gleosporium, per abbattere la carica di inoculo negli oliveti attaccati da lebbra, più che i trattamenti invernali, sono utili quelli contro le infezioni latenti primaverili. In primavera, infatti, il fungo colonizza i residui fogliari, le olivine, i teneri rametti e le foglie e si mantiene in forma di micelio fino alle prime piogge autunnali, quando differenzia i conidi e diffonde l’infezione sulle drupe. È questo, pertanto, il periodo migliore per intervenire.
Rigido controllo
della sputacchina
Come accennato all’inizio, continua a preoccupare l’andamento epidemico in Puglia dell’infezione di Xylella fastidiosa che si cerca di contrastare anche con un rigido controllo del suo principale vettore, la cicalina Philaenus spumarius (sputacchina), con trattamenti insetticidi o distruzione del cotico erboso prima che l’insetto raggiunga lo stadio di adulto. Purtroppo basta percorrere le province pugliesi interessate dall’infezione (ormai sono tutte quelle centro-meridionali) per rendersi conto che l’applicazione delle indicazioni del piano di lotta obbligatoria che prevede lo sfalcio o la lavorazione dei terreni entro maggio è solo parziale. Resta quindi alta la preoccupazione che la batteriosi possa continuare la risalita verso il nord, interessando le aree più produttive dell’olivicoltura pugliese e il patrimonio olivicolo delle regioni limitrofe.