Pomodoro da industria, in Campania c’è un cuore rosso da difendere

pomodoro da industria
I consigli dal campo per contrastare alternaria, oidio e acari e ottenere qualità e quantità nel pomodoro da industria

In Campania si coltivano circa 5.000 ettari di pomodoro e la regione riveste un ruolo strategico in considerazione della concentrazione in loco delle principali industrie di trasformazione. Oltre la metà degli ettari vengono coltivati nelle province di Napoli e Caserta (vocate alla produzione di pomodoro precoce del tipo tondo e pomodorino a cui, negli ultimi anni, si è affiancata quella di tipologie allungate) mentre la produzione del pomodoro San Marzano Dop è circoscritta principalmente alle province di Salerno (agro Nocerino-Sarnese) e Napoli (agro Acerrano-Nolano).

«Nel 2021 gli agricoltori hanno provato a forzare un po’ cercando di anticipare i trapianti alla metà di marzo ma, purtroppo, gli abbassamenti termici verificatisi a inizio aprile hanno determinato danni importanti con necessità, in diversi casi, di dover effettuare in toto un nuovo trapianto – racconta l’agronomo consulente che opera nei territori del Sud Italia Giorgio Iorio –. Questo determinerà ritardi rispetto alla fase inizialmente prevista per la raccolta (si comincerà nell’ultima decade di luglio), scarsa disponibilità di pomodorini (che non sono stati ritrapiantati) e difficoltà di gestire le eventuali produzioni campane e pugliesi che andranno a concentrarsi nella prima metà di agosto. E quest’ultimo aspetto va anche messo in relazione al fatto che al momento si prevede un incremento delle superfici coltivate a pomodoro da industria (+10-15%) nel bacino del Centro-sud Italia».

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Sicurezza e qualità

Anche in Campania, come in tutte le realtà produttive del pomodoro da industria del centro-sud Italia, ci sono due temi al centro dell’attenzione degli operatori: la sicurezza alimentare e la qualità delle produzioni.
Negli ultimi 20 anni, con l’arrivo delle norme tecniche previste nel Disciplinare di Produzione Integrata del pomodoro da industria, i tecnici delle Op hanno sensibilizzato e sostenuto i produttori per operare in modo corretto e per poter rispondere alle esigenze dei mercati e degli utilizzatori finali. Indubbiamente l’impostazione di idonee strategie di difesa oggi è necessaria sia per permettere la corretta difesa delle produzioni dai patogeni, sia per ottimizzare la quantità di sostanze attive presenti nel prodotto finale. «Ogni mille tonnellate di prodotto vengono eseguite analisi che mirano a definire la quantità e la qualità delle sostanze attive presenti nel pomodoro trasformato» precisa Iorio.

Insieme a quello della sicurezza alimentare l’aspetto principale della qualità delle produzioni riveste un ruolo primario in relazione alla natura stessa del prodotto. Il pomodoro, infatti, prodotto conosciuto e diffuso come marchio importante del made in Italy a livello mondiale, deve essere sottoposto ad un’ulteriore trasformazione prima di essere distribuito in tutti i diversi Paesi principalmente come pelato e cubettato.

«Il destino stesso del prodotto – specifica il tecnico che nella sua attività di consulente collabora con una multinazionale giapponese del settore – implica l’esigenza ulteriore di ridurre al minimo qualunque fattore che possa agire negativamente sull’integrità della bacca. E sono molteplici i fattori, sia di natura biotica che abiotica, che durante il corso della stagione possono depauperare il mesocarpo e l’epidermide del pomodoro determinando difetti e deprezzamento del prodotto finito. Basti pensare ai semplici danni di natura meccanica a volte generati dal passaggio dei mezzi agricoli o dalla presenza di vento forte, piuttosto che al foro causato dalle nottue, su cui vanno ad instaurarsi funghi e necrosi del frutto, o ai danni causati da peronospora e batteriosi».

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Giorgio Iorio

Alternaria e oidio

In questi ultimi anni, poi, sempre più l’agricoltore si trova costretto a operare con andamenti climatici particolarmente “volubili”, dove si avvertono quei segnali dettati dai cambiamenti di cui tanto si parla. Spesso, ad esempio, piogge improvvise che causano l’innalzamento dell’umidità. Se avvengono in prossimità della raccolta, possono comportare uno sviluppo improvviso di patogeni come l’alternaria, che causano necrosi sul prodotto finito (i cosiddetti pezzi neri), con successivo deprezzamento della produzione sia in termini quantitativi che qualitativi.

«Dobbiamo lavorare con Paesi molto esigenti, come ad esempio il Giappone – dice Giorgio – e non possiamo permetterci di produrre scarsa qualità».
Per il controllo in campo di questa avversità bisogna perciò pensare a strategie che si basano sulla tradizione (uso di prodotti rameici e poltiglia bordolese in pre raccolta), ma che includano anche prodotti più specialistici che possano controllare in modo efficace ed ottimale il patogeno nei momenti più critici.

«In un contesto più ampio di strategia – puntualizza Iorio – ho avuto modo di posizionare e valutare Dagonis® che mi ha dato ampia garanzia di arrivare alla raccolta con bacche esenti da danni. Inoltre, consideriamo che Dagonis® permette di controllare anche gli attacchi di oidio, altro patogeno che sta prendendo sempre più piede negli areali produttivi del sud Italia».

Dagonis® è un prodotto innovativo di Basf a base di fluxapyroxad e difenoconazolo. Lo spettro d'azione è ampio e registrato, oltre che su pomodoro, su numerose colture orticole. Soluzione selettiva, miscibile con i diversi prodotti utilizzati sulla coltura, dotata di elevata efficacia e con una buona persistenza d’azione e un breve intervallo di sicurezza (tre giorni su pomodoro). «Personalmente – dice Giorgio – ho utilizzato il prodotto anche fino a due settimane prima della raccolta con un’ottima valutazione per quanto riguarda i residui riscontrabili nelle bacche. Che, generalmente, sono risultati sempre più che in linea con le normative cogenti».

Gli acari

Anche gli acari, negli ultimi anni, hanno reso particolarmente difficile l’attività di tecnici e agricoltori nella protezione del pomodoro da industria. «Il matrimonio consolidato instauratosi tra il ragnetto rosso e l’eriofide sta creando difficoltà sempre maggiori per difendere la quantità e la qualità dei raccolti – continua Iorio –. È importante svolgere un’attenta attività di monitoraggio e definire strategie di difesa che prevedano il corretto utilizzo dei prodotti, la loro alternanza e rotazione. Anche in questo caso, come per l’alternaria, bisogna attingere alla tradizione con l’utilizzo dello zolfo che, applicato già nelle prime fasi quando le popolazioni sono abbastanza contenute, riesce ad assicurare un buon controllo. Tuttavia, è necessario proseguire con l’utilizzo di prodotti innovativi come Nealta®, acaricida con un nuovo ed esclusivo meccanismo d’azione e che per questo trova sicuramente spazio all’interno della strategia di difesa».

La sostanza attiva del Nealta®, il cyflumetofen, non ha resistenza incrociata con gli acaricidi attualmente registrati e utilizzati sul pomodoro, ed è l’unica inserita nel gruppo 25 di riferimento dell’Irac (Insecticide Resistance Action Committee) il comitato d’azione che valuta le molecole con riferimento alle problematiche delle loro resistenze.

«Ho constatato che in situazioni di attacchi ordinari, intervenendo anche con un solo trattamento collocato a circa 30 giorni della raccolta, Nealta® dimostra di avere un forte e rapido potere abbattente e una sorprendente persistenza d’azione – conclude il tecnico –. Altra caratteristica particolarmente interessante è che la molecola è selettiva sugli insetti utili ed è molto sicura per il comportamento residuale».

Pomodoro da industria, in Campania c’è un cuore rosso da difendere - Ultima modifica: 2021-06-04T08:09:16+02:00 da Simone Martarello

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