Canapa: «Così si favorisce l’illegalità»

Un coltivatore veneto commenta la sentenza della Cassazione

Claudio Previatello
Settore messo al muro dall’ultima sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato reato commercializzare i prodotti derivati dalla cannabis light. Il giovane agricoltore Claudio Previatello, che aveva scommesso sulla canapa per incrementare il fatturato aziendale, racconta come ha deciso di affrontare questa situazione

La sentenza della Cassazione, lo scorso 30 maggio, ha stabilito che vendere prodotti derivanti dalla cannabis light è un reato, indipendentemente dal contenuto di Thc (il principio psicoattivo). Più specificatamente, con sentenza depositata il 10 luglio 2019, le Sezioni Unite hanno affermato che è "illecita" la "cessione", la "messa in vendita", la "commercializzazione al pubblico" a "qualsiasi titolo" di "foglie, infiorescenze, olio e resina" derivati dalla coltivazione di canapa. Leggi qui approfondimento sulla sentenza

Il settore della canapa, con tutti i diversi indotti ad essa collegati, stava vivendo negli ultimi anni una importante ripresa. Nel 2018 sono nate più di mille nuove aziende attive nel settore, considerando anche le imprese della trasformazione e commercializzazione dei prodotti di canapa. Mentre gli ettari coltivati a canapa in pieno campo e in serra in Italia sono oltre 5mila (dati Confagricoltura).
Molte piccole e medie imprese, specialmente quelle guidate da giovani imprenditori agricoli, avevano dunque scommesso sulla coltivazione della canapa per ottenere un buon incremento del fatturato aziendale.

canapa
Piante di canapa dell'azienda 'Al Capiteo'

«Diversificare. È sempre stato questo il mio primo obiettivo da mettere in campo. E – racconta Claudio Previatello 33enne titolare dell’azienda agricola e florovivaistica ‘Al Capiteo’ sita in provincia di Rovigo – l’anno scorso avevo deciso di puntare sulla coltivazione di canapa per infiorescenza». Guarda la video intervista a Claudio Previatello 

Canapa, un valido incremento al reddito

Claudio spiega che i risultati, anche in termini di rientro economico, erano soddisfacenti. La produzione della canapa generava all’azienda ‘Al Capiteo’ un fatturato di diversi migliaia di euro: «Cifre che, in un’azienda medio-piccola, aiutano tantissimo e ti permettono, come nel mio caso, di rinvestire il capitale nella attività. Quattro mesi fa – spiega Claudio – per migliorare ulteriormente qualità e resa delle nostre coltivazioni avevamo deciso di ammodernare la struttura. Inoltre, avevamo lavorato per cercare la soluzione ottimale per le nostre coltivazioni in vaso circa il problema dello sgrondo delle acque all’interno dello stesso. Abbiamo investito decine di migliaia di euro per cambiare tutti i sottofondi della serra aumentando la percentuale di ghiaino nel vaso per efficientare lo sgrondo dell’acqua dal vaso. Recentemente avevamo anche iniziato i lavori sull’impianto di fertirrigazione, con l’obiettivo di rendere la qualità dell’acqua quasi simile a quella potabile al fine di ottenere standard di prodotto di elevatissima qualità».

Canapa, lo stop della Cassazione

Poi la recente sentenza della Cassazione dice stop. Fermi tutti. «E non ha lasciato spazio. Ha alzato un muro demonizzando, di fatto, la canapa. E nel fare questo – incalza Previatello – ha messo in ginocchio un intero settore che stava ripartendo, generando economia per il Paese». A essere maggiormente penalizzate, come spesso accade in queste circostanze, sono tutte quelle piccole o micro aziende che tentano di rimanere in piedi nel difficile mercato globalizzato puntando sulla coltivazione di nuove colture redditizie.

«Conosco molti agricoltori che invece di fare degli investimenti graduali come ho fatto io – specifica Previatello – hanno scelto, trascinati dal boom della canapa, di strutturasi per produrre esclusivamente questa coltura investendo qualche centinaia di migliaia di euro in tecnologie all’avanguardia. Oggi si ritrovano strozzati con banche e operai da pagare».

Un passo indietro verso illegalità ed esportazioni non certificate

Previatello ritiene che «Il mercato dei prodotti a base di canapa certificata è un mercato che non solo andava ulteriormente rivitalizzato ma anche e sopratutto tutelato dalla legge. Questa sentenza mina la legalità. Non mi meraviglierei se il settore facesse un passo indietro verso l’illegalità. Così come sono convinto che molte aziende chiuderanno e aumenteranno le esportazioni dall’estero di canapa. Portandoci a un unico risultato: aver distrutto tutta un’economia legale che stava crescendo in modo certificato e sostenibile».

Coltivazione di canapa in vaso e in serra azienda agricola 'Al Capiteo'

Canapa, le scelte aziendali per andare oltre il divieto

«Attendiamo. Arrabbiati e amareggiati sperando che qualcosa cambi. Nel frattempo continuiamo a coltivare le nostre piante regolarmente denunciate. È un’attesa attiva, andiamo avanti con la produzione, è impossibile pensare ora di buttare il nostro capitale: 500 piante l’anno per tre cicli, un indotto di 1.500 piante. Coltivate in una serra d’avanguardia di circa 600mq totalmente adibita per la coltivazione indoor».

L’azienda di Claudio, grazie al suo essere multifunzionale riesce dunque a restare in piedi perché solida e impegnata nella produzione anche di altre colture. Claudio coltiva fragole, ha un piccolo frutteto misto e un laboratorio di trasformazione dei prodotti che alleva all’interno delle serre.

Fare rete per essere più forti

«Sono convinto che dobbiamo andare avanti – conclude Previatello – noi agricoltori, nonostante tutte le difficoltà (legislative, burocratiche, produttive, climatiche) siamo abituati a non abbatterci. E noi giovani agricoltori abbiamo un’arma in più: la capacità di fare rete. Non dobbiamo guardare al nostro orticello. Ma confrontarci e fare quadrato tra noi cercando soluzioni per le nostre attività aziendali. E sottolineo l’importanza di farlo sempre nel rispetto delle leggi. A Rovigo con quattro giovani imprenditori agricoli ci riuniamo tutte le settimane per parlare di questa problematica arrivata come un fulmine a ciel sereno. Questo confronto continuo e attivo ci aiuta a farci sentire più forti e meno soli. Cosa che vorremmo facesse anche lo Stato: darci supporto e garanzie».

Canapa: «Così si favorisce l’illegalità» - Ultima modifica: 2019-07-23T10:51:38+00:00 da Laura Saggio

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