La rivoluzione bio è la battaglia per salvare l’agricoltura

Gli stand del padiglione 29 del Sana oggi
Contro l’impatto del climate change, in favore dell’ambiente e della coesione sociale dei territori, contro la tentazione di produrre cibo senza agricoltura: sono molte le motivazioni che spingono Coldiretti, Cia e anche Alleanza Coop a sostenere il bio senza remore. E a Sana il Governo conferma l’impegno sul piano d’azione, sul marchio del made in Italy bio e sull’avvio di una specifica campagna di promozione

Tanti collarini giallo-Coldiretti, ma anche le bandiere verdi della Cia-Agricoltori Italiani e gli abbracci solidali dell’Alleanza delle Cooperative.

Bio main stream

C’è chi si stupisce della folta presenza al Sana di Bologna delle storiche associazioni di riferimento dell’agricoltura convenzionale, in prima fila nel corso della quinta edizione dell’evento istituzionale di Rivoluzione bio che ha tenuto a battesimo questa mattina l’avvio della 35° edizione della fiera di riferimento del biologico italiano.

Scordando però che, da quando Bruxelles ha posto l’agricoltura biologica al centro del Green deal, della Farm to fork e dell’ambizione dell’Unione europea di indicare al mondo intero la strada per risolvere i problemi climatici che stiamo vivendo, il suo sostegno è diventato, gioco forza, un’esigenza main stream.

Le polemiche sul matrimonio Coldiretti-FederBio

Rivoluzione bio è l’appuntamento politico-economico con i temi caldi del biologico organizzato da BolognaFiere con FederBio Servizi, AssoBio, Agenzia Ice e Nomisma, nel quadro del progetto Being Organic In Eu gestito da FederBio in partenariato con Naturland.

E il sito Gift, nella sua personale battaglia contro Coldiretti, ha voluto mettere in evidenza che, da quando l’assemblea della federazione di riferimento del bio si è tenuta a Palazzo Rospigliosi lo scorso luglio, si è acuita una crisi che ha portato alla defezione di alcuni storiche associazioni dal sodalizio bolognese presieduto da Maria Grazia Mammuccini.

Scordando però che, senza l’intervento della Bonomiana, non si sarebbe sbloccato l’iter, impantanato da 13 anni, che ha portato alla pubblicazione della legge del bio (L. 23 del 9 marzo 2022), non avremmo un piano d’azione nazionale (quasi) pronto ad agire e nemmeno un Piano strategico nazionale Pac con un occhio di riguardo per il bio (soprattutto per le deroghe ai vincoli di ecocondizionalità degli ecoschemi).

Le speculazioni sui dati di mercato

In molti hanno speculato, anche in questi giorni, su un presunto rischio di crisi del bio facendo leva sul dato negativo (dopo tanti anni di crescita) del calo del 3% del volume delle vendite nella grande distribuzione registrato da Nomisma tra luglio 2022 e luglio 2023 (ma il valore del mercato domestico è invece complessivamente in crescita del 7% e quello dell’export dell’8%).

Leggi i numeri del mercato interno elaborati da Nomisma

In piena tempesta inflattiva sono parecchi i comparti economici che vorrebbero perdere solo il 3%, ma non è certo il caso di minimizzare questo segnale.

La crisi è climatica

La crisi che preoccupa le associazioni di riferimento del bio è però quella che interessa ormai tutti i settori economici che producono en plain air, perché è di carattere soprattutto climatico. Gli eventi estremi come le piogge intense e ripetute che hanno colpito la penisola la scorsa primavera (con la doppia drammatica alluvione in Romagna) o la grandine a tappeto di questa estate, fanno impennare i costi di produzione, sia per i trattamenti che per le coperture assicurative, acuendo l’effetto inflazione. E alimentando l’illusione di chi preconizza una produzione alimentare slegata dall’agricoltura, con le vertical farm e le fabbriche di carne e latte sintetici.

Le tentazioni dello “scientismo”

Un’eventualità che non risolverebbe il problema del climate change: l’agricoltura legata al suolo, attraverso adeguate pratiche agronomiche rigenerative, è infatti l’unica attività economica a cui è riconosciuto un prezioso effetto di mitigazione. Slegare la produzione dai territori determinerebbe poi pesanti problemi di tenuta sociale soprattutto nelle aree interne.

È lo scenario distopico che ha spinto lo scorso luglio Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, a furoreggiare contro le sibilanti tentazioni dello scientismo, ovvero il vizio di interpretare, in maniera acritica, l’innovazione tecnologica come una nuova falsa religione. E che ha convinto Coldiretti a mettere da parte ogni remora sul bio.

Le richieste delle associazioni

«I risultati ottenuti dall’agricoltura biologica – ribadisce a Rivoluzione bio Ettore Prandini, presidente di Coldiretti - contribuiscono a fare dell’agricoltura italiana la più green d’Europa». «L’obbligo di scrivere in etichetta l’origine della materia prima e la volontà di valorizzare prodotti a km zero da parte dell’industria e dei consumatori, sta favorendo la costruzione di filiere biologiche nazionali».

«Chiediamo al Governo – afferma Cristiano Fini, presidente di Cia Agricoltori italiani - di velocizzare l’iter del Piano d’azione e degli indirizzi dettati dalla Ue così da dare una strategia chiara, unitaria e organica a tutto il comparto, con una prospettiva a 360 gradi che parli ai cittadini-consumatori, aiuta le imprese agricole e potenzi la sostenibilità».

«Il logo nazionale del biologico Made in Italy – informa Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti bio - previsto dalla legge nazionale di settore e la possibilità di realizzare importanti contratti di filiera anche per il biologico, contribuiranno ulteriormente ad uno sviluppo sempre più sostenibile delle filiere agroalimentari».

Il giusto prezzo e l'equilibrio di mercato

Maria Grazia Mammuccini e Nicoletta Maffini, le due presidenti del bio

«In uno scenario positivo per il biologico - dichiara Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio –, con una crescita degli operatori, delle superfici e delle vendite, emergono alcune criticità e sfide che il Piano d’azione per il biologico deve affrontare». «È fondamentale far crescere di pari passo le produzioni e i consumi che, oggi, stanno risentendo degli effetti dell’inflazione, del cambiamento climatico, che impatta su costi di produzione e rese, oltre che di un quadro generale di instabilità e volatilità».

«Auspichiamo che il Piano d’azione metta al centro i produttori agricoli affrontando nodi fondamentali quali il giusto prezzo, il marchio Made in Italy bio, il sostegno ai distretti bio e il supporto all’export».

Il rischio di una fine prematura del Green deal

Una linea di indirizzo politico oggi prevalente, forse spropositata (al Sana di quest’anno ci sono più convegni che stand) che rischia però di essere spezzata dalle ormai prossima fine dell’attuale legislatura europea. La campagna elettorale tra gli schieramenti conservatori e progressisti Ue dell’imminente campagna elettorale si giocherà infatti molto sui presunti eccessi dell’ambientalismo e sulla necessità, o meno, di mandare in porto gli obiettivi del Green Deal (tra cui quello del 25% di sau bio).

Ma è proprio il biologico che compie il miracolo, almeno in Italia, di unire destra e sinistra. Tanto che il sottosegretario al Ministero della Sovranità alimentare Luigi D’Eramo ha ribadito a Rivoluzione bio l’impegno a velocizzare l’avvio del piano d’azione nazionale, del marchio Made in Italy bio e di una comunicazione promozionale ad hoc per un ulteriore slancio del settore.

«Il biologico – commenta- è una realtà vitale, un settore in cui l’Italia sta puntando da anni con convinzione tanto da essere diventata leader in Europa e nel mondo». «Questa filiera ha alla base molteplici valori: sostenibilità, salute, sicurezza alimentare, identità dei territori, tutela del suolo. Stiamo lavorando per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, non solo puntiamo al 25% di superficie nazionale coltivata a biologico già nel 2027, ma a far sì che l’aumento delle produzioni si accompagni a un rilancio dei consumi interni anche tramite campagne di comunicazione ad hoc come quella presentata qui oggi dal Masaf, realizzata da Ismea». «Per mantenere la leadership italiana fondamentale sarà il Piano di azione nazionale che è ora alle battute finali».

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La rivoluzione bio è la battaglia per salvare l’agricoltura - Ultima modifica: 2023-09-07T19:17:54+02:00 da Lorenzo Tosi

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