Olio, battaglia senza esclusione di colpi sull’Italico

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L'accordo fra Coldiretti, Unaprol e Federolio spacca la filiera. Contrarie le altre rappresentanze e Cno che accusa: «Svenduta per pochi euro la produzione italiana»
Coldiretti l'ha presentato come uno «storico accordo di filiera per l'olio 100% italiano». E il più grande: 10 milioni di chili e un valore del contratto di filiera di oltre 50 milioni di euro con l’obiettivo di stabilizzare le condizioni economiche della vendita. L'intesa è stata sottoscritta a Palazzo Rospigliosi a Roma da Coldiretti, Unaprol - il maggiore Consorzio Olivicolo Italiano -, Federolio - la principale associazione di categoria delle imprese - e FAI S.p.A. (Filiera Agricola Italiana )che organizza e promuove sui mercati le produzioni italiane e dalle principali aziende di confezionamento.

I protagonisti del contratto di filiera hanno aderito al progetto promosso da Coldiretti di realizzare una filiera agricola italiana per difendere la produzione, garantire un utilizzo sostenibile del territorio, valorizzare la distintività, assicurare la giusta distribuzione del valore tra tutte le parti della filiera, ricostruire un’identità del sistema Paese e riconquistare quote di mercato.

Il contratto partirà con la campagna olivicola in corso e avrà durata pluriennale proprio per garantire la stabilità e la sostenibilità economica degli imprenditori agricoli che prendono parte al contratto di filiera. E’ prevista, infatti, una soglia minima di prezzo sufficiente a coprire i costi per la produzione e la tracciabilità di filiera con delle maggiorazioni anche in base a parametri qualitativi.

«L’obiettivo prioritario  - si legge in una nota Coldiretti - è riunire le imprese italiane per dare un futuro al settore e difenderlo dai violenti attacchi delle multinazionali che acquisiscono marchi tricolori per sfruttarne l’immagine sui mercati nazionali e internazionali e dare una parvenza di italianità alla produzioni straniere con l’inganno, anche attraverso irrilevanti e fumosi accordi».

Agrinsieme: «Si evoca un'origine che non c'è»

Ma le voci contrarie non mancano. «Dopo tante battaglie contro l’italian sounding e in difesa del made in Italy sorprende la volontà da parte delle organizzazioni firmatarie di “evocare” un’origine che non c’è», sottolinea Agrinsieme, il coordinamento fra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative agroalimentari. Che attacca anche sull'uso del nome “italico”: «fa leva su una caratteristica di provenienza che il prodotto non possiede, se non in parte».

«Il settore olivicolo italiano, spesso sotto accusa - aggiunge Agrinsieme - necessita di proposte che siano il più possibile chiare e trasparenti agli occhi dei consumatori. Questa trasparenza è fondamentale se vogliamo tutelare al meglio il prodotto realmente italiano. Dal punto di vista della definizione della categoria di olio - ferma restando la necessità di verificare, alla luce della normativa, se la denominazione “italico” è inammissibile in quanto può indurre in errore il consumatore - il prodotto frutto dell’accordo rimane un blend di oli comunitari e come tale va indicato in etichetta, commercializzato e promosso. I consumatori meritano indicazioni veritiere e non ingannevoli».

Cno: «Svenduto il prodotto italiano»

Ancora più duro il commento del Cno - Consorzio Nazionale degli Olivicoltori.
«I profitti di alcuni commercianti- dichiara il presidente del Cno Gennaro Sicolo - sono più importanti degli interessi degli olivicoltori italiani, svendendo - aggiunge - a 4 euro l'extravergine dei produttori e sdoganando le miscele con oli comunitari ed extracomunitari Coldiretti dà il via libera ai saldi dell'extravergine». Nella nota Sicolo incalza dicendo inoltre che «non è arrivato alcun passo indietro dai protagonisti di questo sciacallaggio commerciale, ma in queste ore sono arrivate addirittura solo parole di sostegno all'Italico, la miscela sottocosto che punta a confondere i consumatori». «Speravo - aggiunge- fosse solo una boutade invece è ormai chiaro l'intento di Coldiretti di distruggere l'olivicoltura italiana». «Chiediamo al Governo - conclude -, che in queste prime settimane ha mostrato grande attenzione alla difesa dei prodotti dei nostri agricoltori, controlli più capillari sugli scaffali e punizioni severe per chi attenta al nostro patrimonio».

La controreplica di Unaprol: «Si è creato un nuovo modello»

Pronta la controreplica del presidente Unaprol David Granieri firmatario dell'accordo di filiera. «L'accordo di filiera mira a valorizzare - spiega - la distintività, assicurare la giusta distribuzione del valore tra le parti, garantire la stabilità del mercato e ricostruire un'identità del sistema Paese. Di fronte - aggiunge - abbiamo la Spagna che dichiara 2 milioni di tonnellate da vendere sul mercato, l'olio tunisino a dazio zero pronto a invadere l'Italia a prezzi bassissimi e multinazionali che espropriano di ricchezza il nostro Paese fingendo di mantenere una parvenza di italianità, presente ormai solo nel marchio. In una situazione del genere, con un settore in grande difficoltà e la perdita di quote di mercato, sia necessario provare a costruire un nuovo modello scommettendo sulla filiera»

II numeri dell'olivo italiano

L’ulivo in Italia è presente su oltre 1 milione di ettari di terreno coltivato con il maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp). L’Italia è il secondo produttore mondiale di olio di oliva con un patrimonio di 250 milioni di ulivi ed è l’unico Paese con 533 varietà di olive. L’olio italiano è anche il più sicuro al mondo grazie a 9 livelli diversi di indagine sulla qualità e l’origine del prodotto e mediamente 20.000 controlli all’anno da parte del Ministero della Salute.

 

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