Gentile (Crea): «Trasformare il problema Tristeza in un’occasione di rilancio per l’agrumicoltura»

Alessandra Gentile, delegato per la ricerca all'Università di Catania e componente del Consiglio d'amministrazione del Crea
La Sicilia stanzia 7 milioni di euro per fare fronte alla sindrome che sta decimando gli agrumeti dell’isola. Il Crea di Acireale mette al riparo il materiale vivaistico resistente per assicurare marze certificate per i rimpiazzi

Deperimento rapido (Quick decline); giallume dei semenzali (Seedling yellow), butteratura del fusto (Stem pitting): sono le tre principali sindromi con cui si manifesta il Citrus tristeza virus (Ctv). La temibile virosi che attacca gli agrumi sta producendo enormi danni in Sicilia. I primi focolai si sono registrati nelle provincie di Catania e Siracusa all’inizio degli anni 2000.

Infetta quasi tutta l’isola

Disseccamenti causati da Citrus tristeza virus

Oggi, in base all’ultimo monitoraggio (relativo al 2017) effettuato dal Servizio fitosanitario della Regione Sicilia tutta l’isola è ormai da considerare zona d’insediamento, a parte alcune ristrette zone indenni lungo la costa occidentale. Si stima infatti che ormai oltre la metà del patrimonio agrumicolo regionale (pari a circa 90mila ettari) sia interessato dalla sindrome. Cifre che vanno lette con attenzione, il danno è infatti direttamente correlato sia alla percentuale di infezione rilevata nei campionamenti, sia alla virulenza del ceppo presente. Nelle province di Catania e Siracusa la presenza del ceppo CTV-D052, il più pericoloso, non sta lanciando scampo. Qui gli impianti sono decimati e le piante seccate dal virus sono migliaia. L’unica soluzione per far fronte alla malattia è il rinnovo degli impianti e il rimpiazzo delle piante innestate su arancio amaro con marze innestate su Citrange, portinnesto resistente a CTV. Una soluzione costosa e difficile, anche perchè, con la diffusione del virus è diventato difficile trovare materiale vivaistico sano e certificato.

Sette milioni dal Psr

Sono a migliaia le piante di agrumi morte, soprattutto nelle provincie di Catania e Siracusa dove è presente il ceppo più virulento del virus

Il Governo ha promesso ormai quasi tre anni fa lo stanziamento di 10 milioni di euro nell’ambito del Piano agrumicolo per sostenere questo rinnovo ma i fondi tardano ad arrivare. Qualcosa si è però finalmente mosso a livello regionale. In luglio è stato infatti pubblicato il bando della misura 5.2 del PSR “per il ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e da eventi catastrofici e introduzione di adeguate misure di prevenzione”. Un intervento che riguarda soprattutto il Citrus tristeza virus (CTV) per gli agrumi, ma anche altre fitopatie quali il colpo di fuoco batterico di Erwinia amylovora su pomacee e il Plum pox virus (PPV) su drupacee.

Il contributo è pari al 100% delle spese ammissibili per importi compresi fra 10mila e 400mila euro per le avversità abiotiche e fra 6mila e 150mila euro per i progetti riguardanti le fitopatie con una dotazione di 7,5 milioni di euro di cui 7 destinati alle avversità di natura biotica e 0,5 milioni a quelle abiotiche.

Ma il Piano agrumicolo rimane un fantasma

Un bando, secondo l'assessore regionale agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea, Edy Bandiera, che vorrebbe recuperare il tempo perduto ad inizio programmazione, con il tentativo di dare priorità alle misure che rivestono urgenza per l'agricoltura siciliana come gli agrumeti danneggiati dalla Tristeza.

Secondo il presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, Federica Argentati, la misura è un segnale importante per l'agrumicoltura, anche se la lentezza con cui è stata affrontata la situazione ha determinato un ingrandimento della problematica fino a situazioni molto preoccupanti. Si auspica ad un'accessibilità alla misura, tale da poter alleviare gli oneri per gli imprenditori e che si solleciti, a livello nazionale, il Piano di Settore che potrebbe contribuire a dare una strategia complessiva al comparto italiano.

Un’opportunità di rilancio

D'accordo sulla opportunità dell’intervento, anche se tardivo e non cospicuo in termini di dotazione finanziaria, anche Alessandra Gentile, professore ordinario di arboricoltura generale e coltivazioni arboree del Dipartimento di Agricoltura, alimentazione e ambiente (Di3A) dell'Università degli Studi di Catania e Consigliere del Crea. «Chi aveva la possibilità - afferma Gentile -, ha già estirpato e reimpiantato. Questo bando rappresenta comunque un’occasione, sebbene consentirà interventi su superfici estremamente ridotte rispetto a quelle che avrebbero bisogno di investimenti di ripristino».

«È necessario – continua - inserire e programmare interventi di maggiore respiro che possano veramente trasformare un problema (quello della tristeza) in opportunità di rilancio del comparto agrumicolo, così come di fatto è avvenuto in altri Paesi agrumicoli».

Quanto costa il rimpiazzo

Infatti, considerando il costo di reimpianto di un agrumeto, che è di circa 14 – 15mila euro e, che una stima della superficie da riconvertire indica 40 – 45mila gli ettari interessati, la somma messa a disposizione servirebbe per appena 540 ha. Le piante, principalmente di arancio, affette sono ormai morte, ma il materiale sano per i nuovi impianti rimane ai vivaisti ed, allo stato attuale, bisogna fare attenzione a cosa reimpiantare. La scelta della combinazione portainnesto/nesto in relazione alla zona di coltivazione è strategica e il sistema vivaistico deve rispondere con tempestività alle richieste degli agrumicoltori in merito a produzione di nuovi materiali nei tempi dettati dall'arrivo dei finanziamenti, con grosse difficoltà nella programmazione.

L’impegno del Crea per salvaguardare il materiale base

Allevamento di portinnesti di agrumi in screenhouse (foto S. La Malfa).

«In questo senso - spiega Gentile -, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) ha effettuato il trasferimento delle fonti primarie dalle zone affette da Tristeza a quelle ancora indenni di Acireale, incrementando il numero dei cloni maggiormente richiesti, per poter rispondere all'agrumicoltura nazionale».

«L'evoluzione di questa problematica fitosanitaria - conclude Gentile-, deve servire da monito per altre emergenze. Non averla affrontata con prontezza e non avere messo in moto misure di contenimento ha determinato i danni ormai noti a tutti».

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