Italian Variety Club: presentati i risultati di un quinquennio di attività

    La Rete di imprese Italian Variety Club ha presentato con una mostra pomologica i risultati di un quinquennio di attività di breeding delle uve da tavola apirene, finalizzate a liberare i viticoltori dalle royalty e accrescerne la competitività. Da sinistra: Costantino Pirolo, Vito Savino, Nicola Borracci, Alessandra Gentile, Carlo Fideghelli
    La Rete di imprese meridionali per l’innovazione varietale nelle uve apirene (IVC) ha organizzato una mostra pomologica di 45 nuove varietà tardive di uva da tavola con successivo panel test per la valutazione delle migliori

    Una mostra pomologica di 45 nuove varietà apirene tardive di uva da tavola con successivo panel test per la valutazione delle migliori selezioni confrontate anche con alcune varietà apirene diffuse in commercio.

    L’ha organizzata la Rete di imprese meridionali per l’innovazione varietale nelle uve apirene denominata Italian Variety Club (IVC) – costituita da 20 fra le più importanti imprese di produzione e commercializzazione del comparto dell’uva da tavola, operanti in Puglia, Sicilia, Basilicata, Marche e Campania – presso la Fondazione ITS Agroalimentare Puglia di Locorotondo (Ba) per presentare i risultati di un quinquennio di attività di ricerca su nuove varietà apirene di uva da tavola.

     

     

     

    Una Rete di imprese innovativa e con obiettivi ben chiari

    Selezioni di uve apirene a bacca bianca

    «La Rete di imprese Italian Variety Club – dichiara il suo presidente Nicola Borracci – rappresenta una novità nel settore agricolo e in particolare nel comparto dell’uva da tavola, un raro esempio di collaborazione non solo fra imprese concorrenti ma anche con il mondo della ricerca.

    Costituitasi nel 2015, la Rete è oggi composta da 20 aziende agricole finanziatrici che operano in cinque differenti regioni italiane e che annualmente sostengono il programma di miglioramento genetico realizzato da giovani ricercatori con il supporto di due partner scientifici: lo spin-off Sinagri dell’Università di Bari e il Centro ricerca sperimentazione e formazione “Basile Caramia” di Locorotondo (Ba).

    Gli obiettivi che perseguiamo sono due: 1. liberare i produttori di uve da tavola apirene dal peso delle royalty da pagare per i brevetti delle società di breeding internazionali; 2. accrescerne, al tempo stesso, la competitività sui mercati mediante un ambizioso programma di miglioramento genetico mirato alla costituzione di nuove varietà apirene di uva da tavola adatte alle condizioni pedoclimatiche dell’Italia meridionale, in modo da poter esprimere al meglio le proprie caratteristiche».

     

    La mostra pomologica, occasione di valutazione e confronto

    Selezioni di uve apirene a bacca rossa

     

    Lo staff tecnico della rete, composto da agronomi specializzati in gestione di campi sperimentali, coltura in vitro e diagnosi molecolare, ha allestito la mostra per far conoscere i risultati raggiunti finora dall’attività di ricerca.

    «L’appuntamento, replica di quello tenuto lo scorso agosto per le selezioni di uve apirene più precoci, è stato – afferma Costantino Pirolo, direttore e breeder della Rete, – un’importante occasione sia per consentire ai soci della Rete di attribuire a ciascuna selezione un valore qualitativo sia per confrontarsi fra gli operatori del settore e i tecnici impegnati nel breeding dell’uva da tavola. Soltanto il timore per la situazione sanitaria causata dalla diffusione della Covid-19 ha frenato lo staff organizzativo della Rete a estendere ulteriormente l’invito».

     

    I risultati spiegati dal presidente del Cts, Carlo Fideghelli

    Selezioni di uve apirene a bacca nera

     

    La giornata si è aperta con i saluti del presidente di IVC Borracci, di Vito Savino, presidente della Fondazione ITS Agroalimentare Puglia, e di Alessandra Gentile, docente dell’Università di Catania che ha stipulato una convenzione di collaborazione con l’IVC, espressioni della sinergia creatasi tra le istituzioni pubbliche e private di ricerca e gli imprenditori del comparto dell’uva da tavola.

    Poi Carlo Fideghelli, presidente del Comitato tecnico scientifico di IVC (composto da Luigi Catalano, Pierfederico La Notte, Cinzia Montemurro e Giovanna Bottalico), ha introdotto i risultati raggiunti nel quinquennio.

    «20.000 semenzali nel campo di prima valutazione derivanti da quasi 200 differenti combinazioni di incrocio, di cui circa il 50% a frutto; 100 selezioni ritenute interessanti e trasferite nel campo di seconda valutazione; 8 selezioni avviate alla registrazione (CPVO) e quindi destinate a divenire nuove varietà di uva da tavola.

    Nel 2020 sono stati ottenuti circa 30.000 ovuli dai grappoli delle combinazioni Apirene X Apirene (AXA) e circa 20.000 vinaccioli dalle combinazioni per la resistenza alle malattie; sono stati completati i campi di prima valutazione per una superficie totale di 4 ettari ed è stato realizzato il primo campo in vaso delle progenie per una valutazione rapida della resistenza alle malattie; sono stati realizzati due vigneti confronto per la registrazione delle varietà al Catalogo nazionale, costituite le fonti primarie in screen house e avviate le convenzioni per la premoltiplicazione del materiale di propagazione presso il Crsfa.

    Dal 2019 la Rete ha variato il programma destinando maggiori impegno e risorse alla costituzione di varietà con caratteri di resistenza alle crittogame (oidio, peronospora e muffa grigia), inaugurando un nuovo filone che nel 2020 è stato ulteriormente incrementato, fino ad interessare la totalità degli incroci Seme X Apirene (SXA) e una parte di quelli Apirene X Apirene (AXA)».

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    Italian Variety Club: presentati i risultati di un quinquennio di attività - Ultima modifica: 2020-10-12T19:34:43+02:00 da Giuseppe Sportelli

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