L’erba del diavolo infesta i campi di spinacio e fagiolino

Pianta di stramonio
Il recente caso di una partita di spinaci inquinata dalla presenza di stramonio accende i riflettori sulle dannose evoluzioni degli inerbimenti determinate dal climate change e dalla difficoltà di diserbare senza principi attivi registrati

Lo stramonio (Datura stramonium), comunemente noto come erba del diavolo o noce spinosa, appartiene all’ampia famiglia delle Solanacee.

Oltre che per la sua dannosità agronomica, risulta particolarmente importante per il suo aspetto tossicologico, in particolare nelle colture orticolo-industriali come spinacio e fagiolino.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

Abbonati e accedi all’edicola digitale

Alcaloidi tossici

I recenti fatti di cronaca, relativi ad alcuni ortaggi contaminati dai residui della pianta, impongono di non sottovalutare questa specie e i suoi effetti sull’uomo e sugli animali. Gli alcaloidi contenuti nello stramonio (atropina e scopolamina principalmente) possono causare una sindrome anticolinergica o atropinica, che si manifesta prima con disturbi periferici (disturbi della dilatazione e dell’accomodazione della pupilla, tachicardia, vasodilatazione ecc.), poi con disturbi centrali (agitazione, confusione, allucinazioni ecc.).

Quantità molto piccole sono sufficienti per innescare l’avvelenamento. Anche se le tossine sono contenute maggiormente nei semi, tutta la pianta è da considerarsi pericolosa. La presenza di semi di stramonio, come impurità, è stata riscontrata in partite di semi di lino, soia, sorgo, miglio, girasole, grano saraceno e nei prodotti derivati. Negli ortaggi trasformati, spinacio e fagiolino in particolare, atropina e scopolamina non vengono degradati dai processi industriali di lavorazione (lavaggio, sterilizzazione ecc.). La direttiva europea 2022/32/Ce regolamenta a 1 g/kg la quantità massima di semi di Datura stramonium nelle produzioni destinate all’alimentazione animale. Il Reg. Ue 2021/1408 estende anche agli alimenti trasformati a base di cereali e altri alimenti destinati ai lattanti e ai bambini contenenti miglio, sorgo, grano saraceno, granturco o loro prodotti derivati, i limiti di 1 µg/kg per l’atropina e 1 µg/kg per la scopolamina.

Articolo pubblicato sulla rubrica L’occhio del Fitopatologo di Terra e Vita

Abbonati e accedi all’edicola digitale

Combinare i metodi di lotta

La gestione agronomica delle coltivazioni permette di ridurre notevolmente l’accumulo di semi dell’infestante nel terreno (lavorazioni, rotazioni, pulizia degli attrezzi agricoli, pulizia dei bordi dei campi, setacciatura dei semi ecc.). I prodotti diserbanti registrati sulle diverse colture danno i migliori risultati su plantule o nei primissimi stadi di sviluppo della malerba. È sempre preferibile intervenire precocemente per evitare l’effetto “copertura” delle coltivazioni che vanificherebbe l’efficacia dei trattamenti. Quando possibile conviene agire su colture a “basso rischio” di residualità diretta (es. cerali anziché ortaggi). Allo studio anche sistemi esperti, montati su droni, capaci di individuare in campo l’infestante. Secondo uno studio francese il contatto di piante di stramonio con piante di fagiolino può contaminare il prodotto finale con gli alcaloidi atropina e scopolamina. Il rischio sanitario verrebbe ridotto solo con una soglia massima di 1 pianta di stramonio per 1.000 m2 di fagiolino. Nella gestione dell’infestante è necessario una responsabilità collettiva di agricoltori e industria di trasformazione.


Aspetti bio-ecologici

È stato introdotto in Europa nel XVI secolo per scopi ornamentali, diventando, in poco tempo, cosmopolita.

Ogni pianta produce 500-10.000 semi, che mantengono la germinabilità nel terreno per oltre 30 anni. È una specie nitrofila e ruderale, a sviluppo estivo, che predilige terreni limosi, acidi e leggeri. Può ospitare il batterio della maculatura batterica del pomodoro, il virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro (TSWV) e del mosaico della lattuga (LMV); è in grado anche di diffondere la dorifora della patata. É un indicatore di suoli inquinati (Ducerf).

L’erba del diavolo infesta i campi di spinacio e fagiolino - Ultima modifica: 2023-01-17T01:23:15+01:00 da K4

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento
Per favore inserisci il tuo nome