La pandemia porterà la tecnologia 4.0 nei campi?

Droni per l'evoluzione della precision farming in vigneto (foto istituto Ciuffelli di Todi)
«All'agricoltura non servono braccia rubate ma cervelli che pensano». Il dibattito lanciato da Gilberto Santucci su queste pagine approda sui quotidiani e sui TG RAI. La carenza di manodopera mostra l'insostenibilità della gestione del lavoro temporaneo in agricoltura e rende improcrastinabile l'evoluzione della digital farming. E alcune aziende si stanno già attrezzando

«All'agricoltura non servono braccia rubate ma cervelli che pensano».

Il sasso, anzi il macigno, lanciato da Terra e Vita nello stagno del dibattito sulla  cattiva gestione della manodopera agricola raccoglie i frutti sperati.

L'articolo con cui Gilberto Santucci, dirigente dell'Istituto agrario Ciuffelli di Todi, è entrato a gamba tesa in un confronto che stava assumendo confronti ideologici poco utili al settore primario ha acceso infatti una vasta eco su stampa e Tv.

 

 


Leggi tutte le tappe del nostro dibattito

All’agricoltura non servono braccia “rubate” ma cervelli che pensano

Il Covid 19 e la sfida della “sostenibilità digitale” (con l'intervento di Stefano Epifani)

«Covid 19 porta alla luce i nervi scoperti della nostra agricoltura» (intervista a Enrico Bonari)


Una contraddizione insostenbile

Una diffusione a cui ha contribuito l'agenzia Ansa che, nel suo canale di approfondimento "Terra e Gusto" ha messo in luce la contraddizione individuata da Santucci:

«Da una parte si parla di agricoltura 4.0, precision farming e digital agricolture, con tutto un carico necessario di innovazione e specializzazione, dall'altra si pensa ad un'occupazione nei campi come ad una sorta di attività punitiva, se non addirittura di rieducazione al lavoro (vedi le proposte di utilizzo dei beneficiari del reddito di cittadinanza)».

Coinvolgere il sistema della scuola e della formazione

«Occorre che ci si renda conto che l'agricoltura non ha bisogno soltanto di generica manodopera - continua Santucci sule pagine dell'Ansa- ma di personale qualificato, preparato e specializzato, con competenze tecniche, agronomiche, di comunicazione».

Da qui la proposta di coinvolgere periti agrari, agrotecnici e laureati in agraria, visto il successo di questo indirizzi in questi ultimi anni, che a loro volta, hanno bisogno di confrontarsi fattivamente con le realtà imprenditoriali. «Si tratta di mettere a frutto questa reciproca esigenza - conclude Santucci - sfatando anche quel pregiudizio culturale che il lavoro dei campi tutti lo possono fare».

L'agricoltura 4.0 sul TG3

Un messaggio rilanciato dal TG3 della Regione Umbria che attraverso un'intervista a Gilberto Santucci ha testimoniato come la pandemia possa diventare l'occasione per cambiare il modo di lavorare nei campi, con più manodopera tecnica e maggiore ricorso alle tecnologie.

Un'utopia forse, ma se non si può continuare a parlare di sostenibilità e di opportunità di coniugarla con redditività ed equità se ancora rimangono sacche sottovalutate di illegalità nella gestione del lavoro agricolo. Un problema che può essere superato solo assecondando l'evoluzione 4.0 della digital farming, un passo che impone un nuovo paradigma nella considerazione delle competenze del lavoro agricolo

La pandemia porterà la tecnologia 4.0 nei campi? - Ultima modifica: 2020-04-29T01:15:45+02:00 da Lorenzo Tosi

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