Piccoli frutti, in Sicilia serre smart anche senza internet

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Nel ragusano gli impianti di more, lamponi e mirtilli sfruttano una tecnologia radio wireless per praticare un’agricoltura di precisione e redditizia

«In questa situazione non c’è speranza per i piccoli produttori». È un commento laconico, pieno di amarezza, ma anche di pura consapevolezza, quello di Andrea Angilletti, 28 anni, agronomo. Lui, originario di Comiso, produttore di piccoli frutti nelle campagne del Ragusano, ha potuto toccare con mano come i produttori agricoli della zona siano ormai con l’acqua alla gola, costretti a svendere un prodotto di alta qualità per via di un’offerta frammentata e non organizzata.

Nelle serre del Ragusano si coltivano per lo più pomodori, zucchine, melanzane e peperoni. Nonostante le tante lamentele, i piccoli produttori continuano a subire ancora oggi le regole (anche quelle non scritte), dei mercati locali alla produzione. Il risultato è quello sotto gli occhi di tutti, e cioè la vendita del prodotto a prezzi così bassi che spesso non riescono nemmeno a coprire i costi.

 

 

Angilletti, una volta tornato in Sicilia con in tasca una laurea triennale in discipline agrarie conseguita a Bologna, ha deciso perciò di dedicarsi alle colture alternative. È rimasto nell’ambito della serricoltura per sfruttare gli effetti positivi della latitudine sulla precocità dei raccolti, ma ha deciso di puntare su specie emergenti, dalle buone prospettive di mercato e capaci di assicurare un buon reddito.

È stata l’esperienza maturata presso l’impresa agricola di un amico a guidarlo nella scelta dell’indirizzo produttivo della sua piccola azienda, segnando quindi il suo futuro di agricoltore. «Dovevo seguire gli aspetti agronomici di una serra di cinquemila metri quadrati destinata alla coltivazione di piccoli frutti – racconta il giovane agronomo – e questa responsabilità è stata per me il miglior viatico per l’autoimprenditorialità».

Dalla scrivania al campo

Da consulente ad agricoltore, il passo è breve. Il tempo di trovare la base aziendale e di rendere ufficiale l’insediamento come imprenditore agricolo. Racconta Angilletti: «Ho preso in affitto un piccolo fondo, cinquemila metri quadrati in tutto, nella frazione di Roccazzo a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, dove insisteva già una serra tremila m2 che ho risistemato e reso efficiente. Ho quindi aderito alla cooperativa trentina Sant’Orsola, una delle maggiori strutture che si occupano di piccoli frutti. La mia avventura è cominciata così».

Ma a Chiaramonte Gulfi, Andrea Angilletti non è il solo a dedicarsi alla coltivazione dei piccoli frutti. Nella Sicilia Sud orientale, un tempo eldorado delle primizie da orto e poi anche della floricoltura e del vivaismo ornamentale, sono almeno una cinquantina i produttori di more, lamponi e mirtilli.

All’interno della sua serra, nello scorso dicembre, ha sistemato 1.900 piante di rovo provenienti da un vivaio europeo, che dureranno lo spazio di un raccolto o al massimo due, e che resteranno all’interno delle fitocelle con il loro substrato originale. «More, lamponi e altri piccoli frutti che vengono prodotti in zona – spiega il giovane imprenditore – provengono da piante che non vengono trapiantate in piena terra, ma rimangono nella fitocella. I nostri terreni, caratterizzati da tessitura molto sabbiosa e poveri di sostanza organica, non sono adatti a queste specie».

Andrea Angilletti

Nuove tecnologie

Dopo aver rodato l’attività, all’inizio del 2021 è partita la fase dell’automazione, grazie alla quale l’azienda di Andrea, è diventata smart.

Non è stato necessario stravolgere la serra con nuovi impianti e fili. Non è servita una connessione internet né una rete elettrica nuova. Nella serra dove si producono le more è stato installato per la prima volta un apparato di monitoraggio e di programmazione delle diverse attività che utilizza il sistema LoRaWAN, una tecnologia radio wireless per la comunicazione dei dati su lunghe distanze e a basso consumo energetico. Sistema che può fare a meno della connessione internet e della rete elettrica.

Una parte dell’intera attività agricola è programmata e regolata a distanza da un sistema di sensori realizzati dalla Lualtek, la start-up ragusana che ha come soci i giovani fratelli Luca e Alessio Occhipinti. «Abbiamo voluto applicare il sistema LoRaWAN in agricoltura – spiega Alessio Occhipinti – convinti che questo avrebbe dato dei grandi vantaggi all’agricoltore».

All’interno della serra sono stati istallati alcuni sensori altamente innovativi assemblati e realizzati dalla Lualtek. Sono piccoli sensori che consumano poca energia e sono alimentati da una batteria che ha un’autonomia di oltre dieci anni. Ai sensori, i due “creativi” della start-up ragusana hanno aggiunto la parte applicativa, quella cioè che permette di programmare a distanza e di modificare le condizioni della serra da remoto.

«Permettiamo all’agricoltore o all’agronomo di “impostare una scena” – racconta Luca Occhipinti – di predisporre le condizioni di base della serra e di programmare una serie di attività che devono essere avviate qualora si dovessero verificare determinate condizioni. Un esempio? Non appena i sensori rilevano la temperatura preimpostata, il sistema fa aprire i portelloni e, viceversa, li fa richiudere. Insomma, l’agricoltore può monitorare la situazione a distanza e fare le scelte di volta in volta necessarie; può farlo da remoto e a qualunque ora».

Il sistema è costituito da due termoigrometri aerei (uno interno e uno esterno), un termoigrometro del substrato, una mini-stazione meteo esterna. Poi ci sono gli attuatori per l’apertura dei portelloni motorizzati, per l’accensione delle ventole e per l’accensione della pompa del pozzo.

«I sensori e gli attuatori – continua Luca Occhipinti – sono altamente innovativi e assemblati in house, non sono reperibili altrove; funzionano fino a dieci chilometri di distanza ma si può andare oltre con l’installazione di altri gateway. Sono sensori modulari e si realizzano in maniera mirata in base alle diverse esigenze, come gli alert per le malattie fungine, l’antigelo, l’antibrina o la fertirrigazione. Inoltre, grazie all’applicazione del machine learning, il software sarà in grado di suggerire o applicare modifiche ai parametri e alle soglie di attuazione e di prevedere l’andamento delle colture sulla base dei dati storici acquisiti».

L’applicativo comanda tutto: grazie ad un algoritmo che incrocia i dati di temperatura e umidità, i portelloni si aprono e le ventole si azionano al raggiungimento di determinate soglie. Inoltre, l’agricoltore riceve una notifica ogni volta che determinati valori raggiungono le soglie preimpostate e una notifica di successo o fallimento ogni volta che viene azionato un automatismo.

Il sistema, inoltre, consente all’agricoltore un notevole risparmio di tempo: nel caso dell’azienda di Angilletti, per ogni intervento irriguo Andrea doveva prendere l’auto e percorrere i 700 metri che separano il pozzo dalla serra per accendere e spegnere la pompa. Ora, potrà farlo stando anche a casa sua.

serre smartPrecocità e doppio raccolto

Quello su cui non potrà risparmiare è però la manodopera. Per la raccolta delle more ne serve molta e deve essere pure specializzata: mani non esperte rischierebbero di rovinare un frutto delicato da portare al più presto in magazzino per poi essere smistato nei mercati di destinazione.

Ogni pianta produce da un minimo di quattro a un massimo di sette kg. Normalmente, a ogni ciclo produttivo la pianta deve essere cambiata. Angilletti ha però già provato a mantenerla più a lungo per ottenere un secondo raccolto. Ecco la procedura: le piante vengono introdotte nella serra a dicembre e il primo raccolto è ad aprile. Il prodotto viene, quindi, raccolto per un mese e mezzo o al massimo due. Al termine, le piante non vengono eliminate ma lasciate in serra e regolarmente coltivate. A settembre si può dare il via al secondo raccolto, che comunque sarà molto meno abbondante del primo (adocchio e croce 1,5 kg per pianta). A dicembre, infine, si ricomincia con le piante nuove e così di seguito.

«Il lavoro dell’agricoltore viene ben ripagato», assicura Angilletti, anche se non parla di cifre per rispettare il patto di riservatezza che ha sottoscritto con la coop a cui aderisce. Aver imparato a coltivare i piccoli frutti gli ha fatto conseguire un vantaggio competitivo importante che trova nel sole di Sicilia il più grande alleato. Grazie alla serra le piante producono molto precocemente e ciò permette alla Coop Sant’Orsola di coprire una parte del calendario di commercializzazione che altrimenti resterebbe scoperto.

Piccoli frutti, in Sicilia serre smart anche senza internet - Ultima modifica: 2021-04-19T07:26:30+02:00 da K4

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