Sicilia, ecco i primi agrumi tracciati con la blockchain

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Dieci aziende del Distretto agrumi di Sicilia stanno sperimentando la tecnologia blockchain per tracciare le loro produzioni e avere più forza sul mercato

Tracciati dai campi alla tavola. Sono gli agrumi prodotti, trasformati e trasportati da dieci aziende siciliane che aderiscono al Distretto Agrumi di Sicilia e che hanno deciso di adottare la blockchain a tutela dei consumatori e a garanzia degli enti di certificazione. Dieci aziende pioniere, che stanno tracciando nuovi orizzonti per l’agrumicoltura isolana.
Il progetto sperimentale blockchain è del Distretto Agrumi di Sicilia che per primo nell’Isola lo ha sviluppato in partnership con la società Foodchain Spa. Quest’ultima ha messo a disposizione una piattaforma creata ad hoc e in esclusiva per le aziende socie del distretto. Piattaforma che in futuro, grazie allo staff di sviluppatori che perfezioneranno sistema e applicazioni, potrà dialogare con i gestionali delle singole aziende, ma anche – nell’ottica del web collaborativo – con altre tipologie di blockchain.

Impossibile barare

Ma in che cosa consiste la blockchain applicata al comparto agrumicolo? Questa tecnologia di nuova generazione consente alle imprese agroalimentari di documentare attraverso una piattaforma condivisa e un archivio dati immodificabile la tracciabilità e la trasparenza dei processi di filiera. Dai sistemi di coltivazione e di trasformazione degli agrumi (trattamenti sul campo, raccolta, lavorazione per confetture, succhi e bibite), fino all’arrivo sullo scaffale del supermercato. In pratica, viene sviluppata una mappa virtuale che documenta a consumatori, enti e catene di distribuzione, i vari passaggi e garantisce provenienza e trattamento dei prodotti.

 

 

Tra le informazioni destinate ai consumatori che si troveranno sulla piattaforma tecnologica, ad esempio, ci sono i metodi di coltivazione, l’uso di concimi naturali o il ricorso alla lotta biologica, il giorno di raccolta e lavorazione dei frutti destinati alle conserve (come la mondatura a mano da parte di addetti specializzati). E ancora: l’uso di acqua minerale dell’Etna o di anidride carbonica da fonti vulcaniche. Nel settore dei trasporti si documentano le condizioni di viaggio sui mezzi refrigerati, garantendo il mantenimento della catena del freddo fino ai banchi della Gdo.

Federica Argentati

Dieci aziende pioniere

Fra le aziende che stanno testando la nuova tecnologia figurano imprese riconducibili alle diverse categorie della filiera siciliana degli agrumi. Storici marchi delle bevande a base di frutta, ma anche microimprese desiderose di partecipare a questa strategica opportunità di innovazione. La maggior parte è costituita da produttori di arance (Dop, Igp, bio) e mandarino di Ciaculli, sia sotto forma individuale che associata; poi ci sono anche trasformatori e trasportatori. Per le imprese che hanno accolto l’invito del Distretto Agrumi di Sicilia, la sperimentazione sulla blockchain costituisce l’occasione di acquisire nuove abilità tecnologiche, di ammodernare i processi di comunicazione e di commercializzazione degli agrumi, di allinearsi, insomma, alle scelte operative di un mercato in continua evoluzione.

I soci del Distretto Agrumi di Sicilia che stanno sperimentando la blockchain sono imprese singole, organizzazioni e cooperative di produttori della provincia di Catania, come la Op Rossa di Sicilia (Caltagirone). La coop La Normanna (Paternò), l’azienda Giuseppe Russo (Acireale), l’azienda Vincenzo Sisinna (Paternò) e il Consorzio “Tardivo di Ciaculli” di Palermo. Hanno aderito poi la “Donne Orlando”, produttori e trasformatori di Ribera. La “Giovanni Grasso”, azienda di commercializzazione di Fiumefreddo. La “Sibat Tomarchio”, storica azienda di Acireale che dal 1920 opera nel campo della trasformazione e produce bibite analcoliche e a base di frutta, e la Geotrans, azienda di trasporti di Catania.

Argentati: «Blockchain come passaporto per il futuro»

«Per la filiera agrumicola siciliana, la blockchain è da considerare un passaporto per il futuro – osserva la presidente del Distretto Agrumi di Sicilia Federica Argentati –. Questo in previsione di quella transizione verde e digitale delle imprese che è tra l’altro prevista dalla Next Generation dell’Unione europea».

«La tecnologia blockchain in Italia comincia a muovere i primi passi nell’agroalimentare ma – aggiunge Argentati – è destinata ad entrare nei processi di acquisto, accrescendo il posizionamento e la reputazione delle aziende che per prime la adotteranno».

«Consideriamo il progetto blockchain un supporto concreto per la valorizzazione e la commercializzazione degli agrumi siciliani nel rispetto delle certificazioni Dop, Igp e bio e in piena coerenza con la certificazione “Qualità Sicura Garantita dalla Regione Siciliana” – conclude la presidente del Distretto Agrumi –. La blockchain sarà utile a tutte le produzioni che vogliono differenziarsi in un contesto dove il consumatore vorrà sempre di più e meglio conoscere la il percorso, i metodi di coltivazione, la storia dei cibi. Potrà essere utile anche a quelle imprese che vogliono dimostrare di essere rispettose dell’ambiente e socialmente responsabili, adottando, insomma, tutte quelle azioni ascrivibili alle politiche del Green Deal e del Farm to Fork».

Ottimista sulle prospettive della tecnologia Marco Vitale, presidente della Fondazione Quadrans e co-fondatore di Foodchain Spa: «In un mondo in cui il concetto di fiducia è abusato, una filiera resa trasparente dal campo alla tavola grazie a una tecnologia “pubblica” e non modificabile, può diventare un valore aggiunto capace di fare la vera differenza».

Sicilia, ecco i primi agrumi tracciati con la blockchain - Ultima modifica: 2021-03-04T15:03:44+01:00 da Simone Martarello

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