Sicilia e Tunisia insieme per le filiere agro-nutraceutiche del Mediterraneo

I protagonisti del progetto Reinvestir
Ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico tra Sicilia e Tunisia al centro del progetto Reinvestir, finanziato dal Programma Interreg Next Italia-Tunisia. L’iniziativa punta a valorizzare specie vegetali ad alto valore nutraceutico attraverso filiere sostenibili e tecnologie di agricoltura di precisione

Ricerca, innovazione e cooperazione tra Sicilia e Tunisia per rafforzare le filiere agro-nutraceutiche del Mediterraneo. È questo il cuore del progetto Reinvestir, presentato lo scorso 4 febbraio nella Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali (Saaf) dell’Università degli Studi di Palermo, durante la conferenza internazionale di lancio che ha riunito istituzioni, università, centri di ricerca e operatori del settore.

Il progetto, finanziato dal Programma Interreg Next Italia-Tunisia, nasce con un obiettivo chiaro: rafforzare le capacità di ricerca e innovazione nei territori rurali siciliani e del governatorato di Tunisi, puntando su specie vegetali ad alto valore nutraceutico e agroalimentare, oggi minacciate di estinzione.

Cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo

Reinvestir mette al centro la cooperazione transfrontaliera come leva di sviluppo. Un modello che unisce competenze scientifiche, formazione, trasferimento tecnologico e strategie di mercato, per creare filiere sostenibili, competitive e ad alto valore aggiunto.

Il progetto è realizzato da un consorzio transfrontaliero composto da sei organizzazioni (pubbliche e private), con competenze complementari su ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e strategie di mercato.

Il capofila/beneficiario è Institut National de Recherches en Génie Rural, Eaux et Forêts. Sempre tunisini sono due dei partner: Agence de Formation dans les Métiers du Tourisme e Centre de formation professionnelle agricole.

I partner italiani sono: Crea - Centro di Ricerca Difesa e Certificazione, Università degli Studi di Palermo - Dipartimento Saaf e Prism Impresa Sociale.

Sostenibilità e tecnologie digitali

Il progetto promuove pratiche agricole e di trasformazione sostenibili, l’integrazione di tecnologie digitali e soluzioni di agricoltura di precisione (con esclusione dei droni che in Tunisia non sono permessi), oltre allo sviluppo congiunto di strategie di mercato capaci di valorizzare produzioni innovative. Un approccio integrato che guarda sia alla sostenibilità ambientale sia alla crescita economica.

Le specie al centro delle attività sono: Moringa oleifera, Salvia officinalis e Ziziphus spina-christi. Colture caratterizzate da basso impatto in termini di input produttivi, ricche di composti bioattivi e con un forte potenziale di mercato nei settori agroalimentare, nutraceutico, erboristico, fito-cosmetico e degli integratori.

Moringa oleifera

Le quattro fasi operative del progetto

Reinvestir è strutturato in quattro fasi operative:

  • la prima è dedicata alla valorizzazione scientifica, con la definizione di protocolli condivisi per coltivazione, propagazione e trasformazione;
  • segue il trasferimento delle competenze verso le aziende agricole e le pmi;
  • la terza fase punta sull’innovazione, con la sperimentazione di soluzioni di agricoltura sostenibile di precisione nei contesti pilota;
  • l’ultima fase è dedicata alla crescita condivisa, con la creazione di un cluster economico-scientifico e lo sviluppo di strategie di mercato integrate.

I destinatari e l’impatto atteso

I destinatari del progetto sono aziende agricole, micro, piccole e medie imprese della trasformazione, imprese dei settori farmaceutico e cosmetico, ricercatori e stakeholder pubblici e privati. L’impatto atteso è ampio: più competenze, più trasferimento tecnologico, più competitività delle filiere sulle due sponde del Mediterraneo.

«Reinvestir rappresenta un esempio concreto di cooperazione euro-mediterranea applicata all’agricoltura. Non solo ricerca, ma sviluppo reale dei territori. Non solo sperimentazione, ma filiere. Un progetto che prova a trasformare biodiversità, innovazione e sostenibilità in opportunità economiche e occupazionali», ha sottolineato Carlo Greco del Dipartimento Saaf e responsabile scientifico del progetto.

Un modello replicabile che interpreta una nuova visione per l’agricoltura mediterranea.

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