Fs-17, la “favolosa”. I segreti della varietà resistente alla Xyella spiegati dal suo creatore

    Giuseppe Fontanazza
    "Consiglio di realizzare in Salento impianti nuovi intensivi, superintensivi ma soprattutto razionali". Così Giuseppe Fontanazza, già direttore del Cnr di Perugia e costitutore della cultivar di olivo che può dare nuova speranza alla Puglia, in una giornata tecnica organizzata da Consorzio Oliveti d’Italia, Assoproli e Odaf Bari

    «Ho sempre creduto nella Fs-17, una varietà che a buon titolo vanta il marchio Favolosa. Lo dimostra la sua presenza in primo luogo nella mia azienda di Bitonto, 25 ha su 80 ha totali, con un impianto realizzato 10 anni fa e uno più recente. E poi nell’azienda Le Mole di Castel del Monte che gestisco in società con altri quattro olivicoltori a Ruvo di Puglia, dove occupa un primo lotto di 42 ha impiantato lo scorso maggio e a breve occuperà altri lotti».

    Nicola Ruggiero

    La testimonianza diretta di Nicola Ruggiero, olivicoltore e presidente del Consorzio Oliveti d’Italia di Andria, ha fatto da filo conduttore della giornata tecnica “Nuove tecniche di produzione, raccolta e trasformazione relative alla cultivar Fs-17” organizzata dal Consorzio Oliveti d’Italia, dall’Assoproli e dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia di Bari, con il patrocinio della Federazione degli Ordini degli agronomi e forestali di Puglia, Basilicata e Calabria.

    Nata come portinnesto clonale

    Olivicoltori e agronomi hanno potuto visitare aziende con impianti di Fs-17 caratterizzati da diverse tipologie di allevamento negli agri di Bitonto e Ruvo di Puglia e i Vivai De Nicolo di Terlizzi che allevano le talee autoradicate di Fs-17. Visite realizzate insieme a Giuseppe Fontanazza, già direttore dell’Istituto di ricerca sull’olivicoltura del Cnr di Perugia e costitutore della varietà Fs-17.

    «La Fs-17 – ha illustrato Fontanazza – nasce come portainnesto clonale di olivo (Olea europaea) ottenuto attraverso la selezione massale di semenzali della varietà Frantoio. È una varietà di bassa vigoria con portamento tendenzialmente pendulo e rametti fruttiferi piuttosto lunghi, flessibili e carichi di drupe spesso a grappolo. È idonea per la valorizzazione di impianti a media (450/500 piante/ha) e alta densità (1.000-1.100 piante/ha)».

    Fs-17 si distingue per l’elevata attitudine alla propagazione per talea, il rapido accrescimento in campo con inizio di fruttificazione già al secondo anno di piantagione e l’evoluzione rapida di incremento produttivo a regime ottimale dal quarto al sesto anno di piantagione. Dalla sua molitura si ottiene un olio extravergine di oliva caratterizzato da un fruttato medio intenso, con piccante che prevale sull’amaro e note di erba tagliata, pomodoro fresco e, leggermente, di carciofo, come hanno evidenziato Pasquale Costantino e Giovanni Martellini, capi panel riconosciuti dal Mipaaf, e Angela Sgaramella, chimica e responsabile del laboratorio analisi di Assoproli.

    Campione di resistenza

    Impianto di Fs-17 a palmetta libera di dieci anni a Bitonto (Ba).

    L’interesse per la Fs-17 è cresciuto negli ultimi tempi per la sua accertata resistenza al batterio Xylella fastidiosa subsp. pauca ceppo ST53, superiore a quella verificata per la varietà Leccino. «Tenendo conto di tale resistenza, consiglio di realizzare nel Salento impianti con tale varietà – ha suggerito Fontanazza –. Non invito a innestare la Fs-17 su altre varietà già compromesse dal batterio, ma a eliminare i vecchi olivi e a far sorgere impianti completamente nuovi».

    Con quale forma di allevamento (monocono, palmetta libera, vaso aperto, vaso libero) e con quale sistema produttivo (intensivo, superintensivo)? Per Ruggiero e Fontanazza «non esiste un modello unico. Dipende dalla località, dal terreno, dalla disponibilità economica e così via. L’importante è che il modello scelto sia razionale, sostenibile, conveniente».

    Nuovo impianto di Fs-17 a Ruvo di Puglia (Ba), realizzato a maggio 2018.

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