Filiera suinicola, solo con la collaborazione si valorizza la produzione

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Cercando di capire meglio le necessità del mercato, che sono poi quelle del consumatore. Grande partecipazione al workshop di settore organizzato oggi da Edagricole e Fieragricola a Verona.

Bisogna cercare di fare squadra. I progetti da condividere sono molti, ma occorre impegnarsi tutti assieme, al di là delle fisiologiche divisioni sul prezzo di vendita tra parte agricola e industriale. Sulla necessità di una più stretta collaborazione tra le parti nella filiera dei suini si è focalizzato il workshop organizzato oggi da Edagricole e Fieragricola a Verona. Il futuro della suinicoltura italiana parte dalla condivisione di obiettivi comuni con l’obiettivo di valorizzare il prodotto finale, sia a livello di carne fresca o di salumi, ma distribuendo il valore aggiunto lungo tutta la filiera.

«Occorre una cambio di mentalità, oggi bisogna unirsi - ha detto Lorenzo Fontanesi, presidente di Unapros e vicepresidente di Opas, due delle maggiori op del mondo suinicolo italiano - con l’obiettivo di valorizzare le produzioni a livello di filiera.  Occorre però capire meglio - ha aggiunto - quali sono le necessità del mercato, che sono poi quelle del consumatore».  Bisogna quindi puntare su più filiere, quella  del suino per la produzione della carne fresca accanto a quella delle produzioni trasformate che si fregiano delle denominazioni di origine.

Di benessere animale e di filiere antibiotic-free ha parlato invece Guglielmo Golinelli di Mirandola (Mo), titolare di un allevamento a ciclo aperto che vende 25mila lattonzoli l’anno e rappresentante di Confagricoltura presso l’Osservatorio sul mercato della carne della DG Agricoltura della Commissione europea. «All’allevatore che intraprende questo percorso  non viene riconosciuta una giusta remunerazione – ha sottolineato - spesso è pari solo a una dose di vaccino, significa 1 euro in più.  La filiera antibiotic free  comporta invece un aumento consistente dei controlli e delle spese per il benessere animale e quindi dei costi di produzione». Secondo Golinelli  sarebbe inoltre necessario condividere a livello di filiera anche il tema della genetica, fondamentale per soddisfare la domanda del mercato.

«Non bisogna legare il discorso di filiera sola alla Cun (Commissione unica nazionale) e in ogni caso oggi – ha detto Davide Calderone direttore di Assica -  la Cun è destinata a diventare l’unico riferimento di mercato nella rilevazione dei prezzi. Ci sono invece nuovi progetti da condividere, come quelli che riguardano ad esempio i contratti di filiera capaci di valorizzare sia il lavoro dei trasformatori che quello degli allevatori. Altri temi importanti sui quali la filiera può concentrare gli sforzi sono l’innovazione, ossia l’ammodernamento delle strutture di allevamento e macellazione, le strategie di rilancio dei consumi, il rilancio dell’immagine anche attraverso una più corretta informazione ai consumatori».

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