Soia, per guadagnare servono rese al top

Per ottenere il massimo da questa coltura bisogna cercare di ridurre al minimo gli stress da diserbo e supportarla in tutta la fase di crescita. Ecco qualche consiglio.

La soia continua a fare breccia tra gli agricoltori italiani che la vedono come alternativa a seminativi storici che negli ultimi anni stanno incontrando difficoltà, come il mais. Nel 2017 la sau dedicata a questa oleaginosa ha raggiunto i 318.000 ettari (+6% rispetto al 2016), l’estensione maggiore degli ultimi vent’anni. La produzione ha sfiorato 1.180.000 tonnellate, per il terzo anno consecutivo al di sopra del milione, anche questo un record per gli ultimi due decenni. Ma le rese per ettaro sono calate da 38 a 37 quintali per ettaro, un dato non catastrofico, soprattutto tenendo conto delle condizioni climatiche difficili, però, considerato che i prezzi delle commodity tendono al ribasso, per avere una buona redditività bisognerebbe far salire le rese sopra i 40 quintali per ettaro.

Protezione e supporto

La soia è una coltura abbastanza delicata, soprattutto in partenza, quando basse temperature ed elevata umidità del suolo possono influenzare negativamente la germinazione e provocare disformità di emergenza e sviluppo che si rifletteranno in perdite produttive alla raccolta. Inoltre, la soia è molto sensibile agli erbicidi, che provocano arresti di crescita specialmente in condizioni ambientali sfavorevoli o in presenza di carenze nutrizionali. Ma il diserbo nella fase di post-emergenza è necessario per eliminare la competizione con le principali infestanti. Altro inconveniente che costringe gli imprenditori agricoli a trattare con insetticidi è la cimice asiatica, sempre più presente nelle coltivazioni di soia.
Un’altra criticità a cui può andare incontro la soia sono carenze nutrizionali o fenomeni di stress nelle fasi di fioritura e di formazione dei baccelli e dei semi, che compromettono in modo grave la produzione. Se la pianta non può impiegare al meglio le proprie risorse metaboliche in questi delicati processi, si verificano aborti floreali, mancata allegagione e scarso riempimento dei baccelli e dei semi.

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Un campo di soia allagato

Il nuovo greening premia la soia

Il Reg. 2017/2303, noto come Regolamento Omnibus, ha introdotto una modifica importante al Reg. 1307/2017: l’inserimento delle leguminose tra le colture che consentono la deroga di cui lettera a) del paragrafo 3 dell’articolo 44 del Reg. 1307/2013. Dal 1° gennaio 2018, tale deroga prevede: gli impegni della diversificazione non si applicano alle aziende i cui seminativi sono utilizzati per più del 75% per la produzione di erba o altre piante erbacee da foraggio, investiti a colture di leguminose, costituiti da terreni lasciati a riposo o sottoposti a una combinazione di tali tipi di impieghi. Questa modifica consente di considerare tutte le leguminose (da foraggio e da granella) tra le colture utilizzabili per l’esenzione dall’obbligo della diversificazione. Tale esenzione riguarda anche le Efa: infatti, già prima dal 1° gennaio 2015 le leguminose avevano la deroga per le Efa, come prevede l’art. 46, par. 4, lett. a) del Reg. 1307/2013. Quindi, un’azienda di 100 ettari che coltiva solo soia, non ha obbligo di greening, né per quanto riguarda la diversificazione, né per quanto riguarda le Efa. Perciò l’agricoltore non è vincolato dal divieto di fare trattamenti fitosanitari.

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Phylen, il concime ideale per la soia

Dall’esperienza di Biolchim nel campo dei prodotti per l’agricoltura è nato Phylen, un concime fluido a lenta cessione, adatto all’impiego a dosaggi elvati. Phylen è arricchito da glicinbetaina e contiene magnesio e zolfo. Grazie all’esclusiva formulazione che unisce componenti nutrizionali e antistress, Phylen svolge una duplice azione: favorisce la crescita vegetativa anche nelle colture più esigenti e previene gli arresti di crescita dovuti a stress ambientali.
Phylen è caratterizzato da tre diverse forme di azoto (organico, ureico e da urea formaldeide) che svolgono un’azione sinergica assicurando un assorbimento dell’azoto prolungato e consentendo la riduzione delle perdite per dilavamento.
Inoltre, Phylen contiene glicinbetaina, una molecola organica naturale che svolge una funzione bioprotettrice all’interno delle cellule: contribuisce al mantenimento del turgore cellulare e alla funzionalità delle membrane. L’azione antistress della glicinbetaina promuove le funzioni metaboliche della pianta anche in condizioni ambientali sfavorevoli permettendone il regolare sviluppo vegetativo. Il prodotto è arricchito da magnesio e zolfo, elementi fondamentali nei processi di fotosintesi e di biosintesi degli aminoacidi che supportano il metabolismo primario della pianta necessario per la crescita.
Phylen è adatto all’impiego su colture con elevato fabbisogno di zolfo e magnesio (colza, medica, crucifere, graminacee e leguminose), e su cui lo zolfo migliora le caratteristiche qualitative della produzione (proto-oleaginose, cereali, cipolla, soia, ecc…).

Le prove sulla soia

Sulla soia Phylen si applica alla dose di 5-10 litri per ettaro, in associazione al diserbo di post-emergenza. Il trattamento erbicida solitamente causa arresti di crescita che si ripercuotono negativamente sulla produzione finale. Phylen aiuta la pianta nel suo processo di sviluppo, sostenendone il ciclo vegetativo e riducendo gli stress tipici del diserbo: il risultato è un incremento della produzione alla raccolta.
Le prove eseguite con Phylen nella stagione 2017 su un campo di soia a San Bonifacio, in provincia di Verona, hanno fatto riscontrare un incremento del 10,1% della resa.

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2 Commenti

  1. Vorrei sapere come è stata realizzata la prova su soia impiegando il Phylen nell’azienda di San Bonifacio: n° di ripetizioni, analisi della varianza , superficie parcellare.

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