Crisi del latte di pecora, riesplode la protesta degli allevatori sardi

Ripresi gli sversamenti. Gli allevatori chiedono un contratto di fornitura triennale e una base per la formazione del prezzo che parta da 1,12 euro al litro. Rinnovata la fiducia nell'assessore Murgia

Sta di nuovo salendo a livelli di guardia la tensione tra gli allevatori sardi. Dopo le manifestazioni dello scorso febbraio che portarono a blocchi stradali, sversamenti di centinaia di litri di latte lungo le strade e le piazze e perfino ad azioni di vandalismo e sabotaggio nei confronti di convogli che trasportavano materia prima o prodotti lattiero-caseari a base di latte ovino, in questi giorni si sono ricominciati gli sversamenti di latte (con video postati e rilanciati sui social network). Inoltre, scritte con minacce rivolte al presidente del consorzio del Pecorino Romano Dop Salvatore Palitta sono comparse sui muri di Pattada, il paese dove ha sede la cooperativa Concordia da lui guidata. E a lanciare benzina sul fuoco è arrivato anche l'avvertimento del ministro dell'Agricoltura uscente Gian Marco Centinaio: «Con la caduta del governo il decreto latte è a rischio».

Il malumore viaggia sui social

La nuova iniziativa di protesta per il prezzo del latte è partita da un'azienda della Baronia, nella Sardegna centro-orientale. «Per farci sentire siamo costretti di nuovo a buttare il frutto del nostro lavoro per terra - spiega in un video una pastora - ma ora è arrivato il momento di cambiare atteggiamento e soprattutto cambiare le regole del gioco. È tempo di finirla di buttare il nostro oro - dice rivolgendosi ai colleghi allevatori di tutta l'isola - d'ora in poi dobbiamo concentraci per buttare giù le poltrone e chi per anni ha avuto in mano le nostre sorti e ha dimostrato di non essere in grado, e ancora oggi non si arrende all'evidenza. Anziché dimettersi, continuano a prenderci in giro dispensando pillole di saggezza».

In attesa delle riforme strutturali del settore, del varo del piano di produzione del Pecorino Romano e del saldo sul prezzo del prodotto a novembre, che potrebbe non raggiungere l'auspicato e promesso un euro, arriva dunque una nuova presa di posizione dal mondo delle campagne. «Il primo passo da fare è impedire ai signori padroni del nostro Consorzio di continuare a giocare sulla nostra pelle - attacca ancora la pastora - e che non venga approvato quel vergognoso piano di offerta che altro non è che la falsa copia di quello vecchio, che si era dimostrato fallimentare tanto da portare il valore del nostro latte a 60 centesimi». I promotori di questa nuova iniziativa di protesta invitano dunque tutti i pastori a non firmare alcuna deroga. «Dobbiamo prendere coscienza che siamo noi in prima persona a doverci preoccupare dei nostri interessi - avverte l'allevatrice - e fare in modo che tutto il latte che abbiamo buttato per terra a febbraio non sia stato solo una perdita di tempo».

crisi del latte

La frustrazione per le promesse non mantenute

In un altro video un allevatore di Siniscola (Nuoro), si definisce "stanco e frustrato" per la situazione e annuncia la ripresa della protesta. «Non è un grido di disperazione, ma una voglia di riscatto dei pastori della Sardegna. Ai politici diciamo che la situazione è diventata insostenibile - afferma Domenico Carta - a sei mesi dalla nostra protesta, sembra che siano passati 10 anni. Sono passati solo sei mesi e siamo ritornati indietro, dopo tutte le promesse dei politici che si sono presentati in Sardegna, pronti ad accontentarci, ma fino ad adesso non abbiamo avuto niente di tutto ciò. Con il prezzo del latte a 70/74 centesimi non so dove andremo, stiamo facendo la fame, e stiamo ancora aspettando delle risposte. È una frustrazione continua. Fino ad adesso abbiamo avuto solo le denunce per le proteste fatte, ma senza aver commesso nessun reato. Erano proteste sacrosante - ribadisce - vogliamo capire se la politica vuole risollevare il comparto ovicaprino della Sardegna o ci vogliono far morire lentamente. La nostra protesta non è finita e non finirà mai», conclude il pastore prima di buttare in strada il latte.

Più Sardegna: fiducia in assessora Murgia

L'associazione "Più Sardegna" ha lanciato un appello all'unità di tutti gli allevatori sardi in occasione dell'assemblea generale che si terrà domani a Tramatza (Oristano), alle 10.30 nella sala congressi dell'Hotel Anfora, che vedrà la partecipazione dell'assessore regionale dell'Agricoltura Gabriella Murgia. All'ordine del giorno la condivisione della proposta di soluzione della vertenza: «Un contratto triennale garantito dalle parti politiche che preveda, demandando alla libera contrattazione delle parti tutte le seguenti condizioni: la formazione del prezzo del litro di latte ovicaprino utilizzando come base di calcolo il valore medio del costo di produzione, determinato da Ismea in 1,12 euro/litro Iva esclusa, e indicando quale parametro fisso, nella determinazione del suo costo di produzione, il valore della prestazione giornaliera dell'operatore della filiera del latte e dei suoi collaboratori familiari, stabilendolo nella misura minima di 60 centesimi/litro. Abbiamo invitato l'assessora perché è l'unica di cui ci fidiamo e che fin dall'inizio ha dimostrato di stare dalla parte degli allevatori - affermano Valentina Manca, presidente dell'associazione e Giovanni Brodu, Massimo Piroi, Luciano Ghiani e Maria Lavra, allevatori componenti del direttivo - tutti gli operatori del comparto devono poter confidare su certezze e non su promesse, in vista dell'approssimarsi della nuova campagna. Vogliamo condividere con tutti gli allevatori le nostre proposte, che sono per tutti, e definire con atti concludenti il lavoro avviato dai gruppi spontanei, come noi senza bandiera, unendo gli sforzi per il raggiungimento dell'obiettivo comune. Per questo proponiamo la formazione di un unico direttivo regionale che rappresenti l'intera categoria in modo compatto e unitario che porti avanti con forza, nei tavoli tecnici e della programmazione, l'idea di un contratto triennale, che sia fondato sulla certezza del riconoscimento del valore della prestazione quale elemento fisso e non modificabile dalle fluttuazioni del mercato, che stia alla base del costo di produzione del latte».

 

 

 

 

Crisi del latte di pecora, riesplode la protesta degli allevatori sardi - Ultima modifica: 2019-08-30T15:42:03+02:00 da Simone Martarello

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