NUOVA PAC

Agricoltori a rischio dimezzamento

formazione agricoltore
Spetta agli Stati membri ampliare la lista di chi non avrà più diritto agli aiuti

Infuria la battaglia intorno alla definizione di agricoltore attivo, il solo che può percepire direttamente i contributi della nuova Pac.

L’obiettivo è tanto più importante in quanto emana un profumo intenso di soldi. Sì, la meta da conquistare è ricoperta di euro, tanto più ambiti in un periodo di magra come l’attuale dove di soldi se ne vedono pochi.

Perciò mentre al Mipaaf, presso i palazzi delle 20 regioni e presso le sedi delle organizzazioni di categoria si discute amabilmente intorno ai tanti aspetti della vicenda, il sangue scorre già a fiumi.

I protagonisti di questi confronti si scambiano grandi sorrisi, pacche sulle spalle e offerte di caffè con brioche fuori dalla porta, ma non appena messo piede nella sala di riunione, sguainano i coltelli, arma preferita a quella da sparo perché è silenziosa. Questa è la ragione del fatto che le delegazioni all’inizio sono così numerose e poi un po’ alla volta si assottigliano col progredire delle discussioni.

D’altra parte, la definizione dell’agricoltore attivo poteva essere lasciata alla sede comunitaria e il problema era risolto. Invece abbiamo voluto noi poterlo decidere in sede nazionale. Con la riserva mentale di spuntarla, conoscendo di persona l’antagonista e con la netta convinzione di sopravanzarlo in tutti i casi di spietata concorrenza.

L’acronimo: AA

Dopo la qualifica di coltivatore diretto, di imprenditore a titolo principale (Iatp) e quella di Imprenditore agricolo professionale (Iap), ecco quindi la nuova figura di Agricoltore Attivo, il cui acronimo è AA, come le pile alkaline mignon da 1,5 V.

In attesa della regolamentazione ufficiale da parte italiana dell’Agricoltore Attivo, vediamo di fissare qualche punto fermo, in gergo “paletto” al fine, se non altro, di risparmiare qualche vita umana tra i componenti delle varie delegazioni...

Prima di tutto occorre prendere atto che non possiamo astenerci dall’identificare la figura dell’AA. O, meglio, se non lo identificassimo resterebbe sempre il solo strumento della black list ovvero la lista nera dei soggetti (es. aereoporti, società sportive, campi da golf) che non hanno diritto a incassare dalla Ue gli aiuti e che lo Stato membro può solo alimentare con altre attività, non certo ridurle.

Perciò i singoli Stati sono già al lavoro per allungare la lista degli esclusi pescando innanzitutto tra le attività simili a quelle della lista dettata da Bruxelles. Al riguardo, si presenta subito un problema difficile da risolvere: identificare quei soggetti la cui attività agricola si presenta secondaria rispetto all’attività economica complessiva dell’azienda. Quale può essere il metro per misurare la dimensione economica cui fare riferimento? Il volume d’affari? Il reddito?

A complicare ancor di più la decisione è la scelta della soglia minima e massima al di sotto e al di sopra della quale non si può parlare di Agricoltore Attivo. Su questo punto lo Stato membro non può tirarsi indietro, la scelta dev’essere nazionale. Non è possibile usare la stessa discriminante, ad esempio, tra Londra che ha un’azienda media di oltre 40 ha e Atene con 4 ha o poco più.

A livello comunitario devono comunque cullarsi nel sogno di amministrare un tipo di agricoltura nordamericana o australiana, perché hanno indicato in 5.000 € il limite al di sotto del quale dovrà essere fissato l’ammontare minimo del contributo. Se in Italia ci allineassimo su una simile soluzione, gli Agricoltori Attivi si conterebbero sulla punta delle dita di una mano. Infatti oggi l’87% delle aziende agricole italiane percepisce un contributo inferiore a 5.000 €. Quando si discute questo argomento annotiamo un picco nelle morti silenziose sotto il pugnale degli avversari. Infatti, accade che l’87% delle aziende percepisca solo il 26% dei contributi, lasciando quindi al 13% delle aziende il 74% della grande torta.

Ma sembra che non vi sia via di scampo. In questo momento prevalgono su tutte due tesi: o si limita la qualificazione di Agricoltore Attivo ai soli iscritti all’Inps, Coltivatori diretti e Iap oppure si allargano i cordoni della borsa agli iscritti alla Camera di Commercio.

Due tesi a confronto

Se guardiamo ai numeri dei potenziali beneficiari (v. tabella sopra il titolo), applicando questo meccanismo, provocheremmo un vera e propria rivoluzione. Su poco più di un milione e 600mila aziende, tre quarti delle quali percepiscono la Pac, passeremmo circa alla metà scegliendo la strada degli iscritti alla Camera di commercio e alla metà della metà se adottassimo la soluzione degli iscritti all’Inps. Una carneficina.

Ma c’è di peggio. Chi ha consigliato al neo pensionato di cancellarsi dall’Inps per non pagare contributi previdenziali sempre più cari e soprattutto che in pratica non servono ad aggiornare in maniera seria la pensione liquidata? In molti casi, l’Organizzazione professionale che ha fatto sì il proprio dovere, facendo risparmiare il costo elevato dei contributi previdenziali, ma nello stesso tempo impedirebbe di percepire i contributi della Pac. Bell’affare.

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Agricoltori a rischio dimezzamento - Ultima modifica: 2013-10-25T00:00:00+02:00 da Redazione Terra e Vita
Agricoltori a rischio dimezzamento - Ultima modifica: 2013-10-25T14:49:28+02:00 da Redazione Terra e Vita

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